Uno nessuno centomila


All’interno del libro “Uno, nessuno e centomila”, il protagonista Vitangelo Moscarda, detto Gengé, ci viene presentato inizialmente come un uomo normale, di buona famiglia e senza alcun tipo di angoscia. Tuttavia un giorno questa tranquillità viene fortemente turbata: l’elemento disturbatore è un commento pronunciato dalla moglie di Vitangelo riguardo al suo naso pendente un po’ verso destra. Da questo momento la vita del protagonista cambia completamente, in quanto Gengé si accorge di apparire molto diverso da come egli si è sempre percepito e si rende conto che “non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere”.
Il libro è, infatti, l’insieme delle sue profonde riflessioni e fatti più salienti riguardo al suo “io”, o meglio ai suoi molteplici essere. Addentrandosi sempre di più in sé stesso, Vitangelo si accorge che ognuno di noi viene visto e descritto in modo disuguale da ogni persona, in quanto ciascuna di queste ci dà connotazioni differenti fisiche, morali e caratteriali. Come cita Pirandello nell’opera: “mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m'avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda”. Quindi il nostro essere umani è formato non da un unico io, ma bensì da centomila personalità.
A questo proposito Gengè ricerca il proprio, vero ed unico “io”, distruggendo le molteplici sfumature dell’essere che ci attribuiscono le persone a noi attorno. Facendo ciò, tuttavia, il protagonista da centomila personalità si ridusse non a uno, bensì a nessuno: un individuo diventa nessuno quando s’immerge nella solitudine pura ed assoluta in cui non vi alcun’anima in quanto tutti i nostri “io” sono andati distrutti, come descrive lo stesso autore “La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l'estraneo siete voi”.
Si arriva alla conclusione per cui se noi vogliamo realmente conoscere noi stessi in tutta la nostra essenza, bisogna guardare, interrogare e cercare gli altri, in quanto è proprio l’essere altrui che contiene le centomila sfumature del nostro “io”. Le persone attorno a noi possono quindi aiutarci a trovare noi stessi, poiché “Notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri”. Bisogna evitare di eliminare i nostri molteplici essere in quanto si arriva a distruggere il nostro carattere, i nostri pregi e difetti, i nostri ricordi e la nostra storia riducendo noi stessi a nessuno, portandoci all’intero del “non essere”.
Hai bisogno di aiuto in Luigi Pirandello?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email