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Uno, nessuno, centomila

In quest’opera è presente il relativismo gnoseologico in senso verticale. Il disagio dell’uomo non deriva esclusivamente dall’urto con la società ma anche dal suo rapporto con se stesso, poiché l’uomo è «uno» perché è colui che di volta in volta egli crede di essere; è «nessuno» perché, dato il continuo mutare, è incapace di fissarsi in una forma ben definita; è «centomila» perché non si riconosce né in quello che è né in quello che gli altri dicono che sia: si giunge così alla disgregazione della persona umana, tema di fondo di questo romanzo.
Il protagonista dell’opera è Vitangelo Moscarda. Un giorno, sua moglie osserva che il suo naso è storto e pende verso destra. Da questa riflessione casuale ha origine la sua meditazione sulla vita: il protagonista si chiede se sia «uno», cioè come crede di essere, o «centomila», cioè come le altre persone lo vedono, domanda che determina lo sfaldamento della personalità, poiché per trent’anni il protagonista non è stato, per gli altri, chi credeva di essere. Nella parte conclusiva dell’opera, il protagonista giunge alla conclusione che bisogna vivere la vita attimo per attimo, rinascendo continuamente in modo diverso: egli rifiuta dunque le centomila forme che gli altri arbitrariamente gli impongono e preferisce piuttosto vivere come una pietra, annullandosi per non essere tormentato dal tarlo roditore del pensiero.
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