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I quaderni di Serafino Gubbio operatore


Questo romanzo fu inizialmente pubblicato con il titolo “Si gira” e solo in seguito venne ristampato con il titolo attuale. Tramite questo romanzo, Pirandello si propone di mettere in evidenza il senso di alienazione che avviluppa l’uomo moderno a servizio della macchina. Il narratore adopera la tecnica dell’analessi, che consiste nel presentare un episodio tramite ricordi frammentati di eventi passati.Serafino Gubbio è un cineoperatore che ha il compito di girare la cinepresa per registrare le scene. Egli si sente totalmente alienato dal suo lavoro al punto da affermare: “finii d’esser Gubbio e diventai una mano”. Un giorno Serafino viene incaricato di riprendere con la sua cinepresa la scena dell’uccisione di una tigre da parte di un cacciatore. All’interno della gabbia si trova l’attore che veste i panni del cacciatore, la tigre e un’attrice. L’attore che dovrebbe uccidere l’animale rivolge l’arma contro l’attrice, togliendole la vita per questioni di gelosia, e la tigre, terrorizzata, si avventa sull’uomo e lo sbrana. Serafino, che sta filmando la scena, rinuncia a ogni forma di sentimento e di comunicazione: egli continua meccanicamente a girare la manovella della cinepresa, indifferente al dramma che si sta consumando davanti ai suoi occhi. Da ciò il titolo originario dell’opera: “Si gira”. Serafino diviene muto per lo choc e si rifugia nell’alienazione. Il mutismo di Serafino può avere una doppia interpretazione: potrebbe essere il frutto dell’orrore e del trauma che il protagonista affronta, ma potrebbe anche alludere al mutismo degli intellettuali nei confronti della società durante gli anni della Grande Guerra, periodo in cui fu scritto il romanzo. In riferimento all’atteggiamento che gli intellettuali assunsero durante l’età prefascista si parla di “reificazione”, termine che indica l’uomo muto, diventato una cosa, ridotto a un oggetto alla stregua delle macchine.In questo romanzo, Pirandello rende evidente l’alienazione dell’uomo diventato quasi un’appendice delle macchine che adopera. Questo tema venne riproposto vent’anni dopo la stesura del romanzo, nel 1936, da Charlie Chaplin nel film “Tempi Moderni”, in cui si parla proprio dell’uomo robotizzato.
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