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Luigi Pirandello

E’ il più grande esponente della letteratura italiana, ha vinto anche il Nobel per la letteratura, cura anche l’esposizione cinematografica delle sue opere. Inizia a scrivere per il teatro solo dopo che lo ricoverano in manicomio la moglie. Scrive le Novelle per un anno che sono più di 360. "Maschere nude" è la raccolta di sue opere editate di Mondadori. Ebbe un funerale insolito, chiese di essere avvolto in un lenzuolo nudo e di essere riposto di notte nella nuda terra, quasi a voler sparire dal mondo senza lasciare traccia.
Pirandelliano, è una figura grottesca, paradossale, a metà tra il comico, non sai se ridere o piangere, le sue cose sono tutte tragicomiche.
Il tema centrale è la pazzia o lucida consapevolezza. Per lui dentro di noi abbiamo un mondo che non riuscivamo a far capire agli altri, perché attribuiamo alle parole un senso diverso. Non riusciamo a far capire quello che vogliamo dire. Anche quando si litiga usiamo le stesse parole, ma in maniera diversa.

Il suo pensiero è incentrato sul tema della Forma o della maschera, per lui ognuno è un’entità a sé, è un individuo che si trasforma continuamente, cambia, lui lo paragona alla lava che fuori dal vulcano cambia e si modifica. Gli altri tendono a mettere a ognuno di noi una maschera solida o noi stessi per necessità o convivenza la mettiamo. La maschera è rigida, statica, da qui derivano i conflitti dei personaggi di Pirandello.
Conflitto con il nostro Io, ogni giorno cambiamo la maschera che ci mettono o mettiamo. (esempio: Uno nessuno o centomila). Non siamo nessuno, perché c’è il conflitto tra l’Io e la maschera, ogni persona vede una maschera diversa e ancHe l’Io si modifica, ogni cosa, notizia o scoperta ci fa cambiare. Qualsiasi forma o maschera non corrisponde alla realtà.
La maggior parte delle persone si limita a vivere, capita solo ad alcuni di capire cosa accade. Relativismo conoscitivo, non esiste una realtà assoluta valida per tutti, la realtà è relativa. Anche conoscendo gli altri, la nostra realtà rimane relativa. Lui non termina le sue opere, perché ognuno in questa maniera può lasciare la sua interpretazione.
I suoi personaggi parlano tantissimo, per cui Pirandello è accusato di farli parlare troppo, lo fa per farli capire dagli altri, ma più parli e meno si capisce.
Ogni persona ha bisogno di un attimo di pazzia o cosciente follia. Questo avviene con il distacco dell’Io, se decide tornare comunque ogni tanto avrà bisogno di un attimo di follia. Se invece non torna e quindi la maschera ordinaria non viene rimessa, questa è vista come pazzia, perché le persone vedono realmente il tuo Io, ma per loro tu sei la maschera e quindi ti credono impazzito.
Vivere significa vivere la vita. Vedersi vivere significa vedersi dall’esterno, come uno sdoppiamento, vedere dall’esterno la nostra vita, come uno specchio. Vedersi vivere è una morte, perché si capisce come si è veramente, e si capisce che non si è vissuti, dopo questa scoperta nulla può tornare come prima. Comicità è una risata spontanea, quanto assistiamo ad una cosa che dovrebbe essere al contrario (donna vestita da giovinetta), poi magari capiamo o veniamo a sapere che si veste così perché il marito è più giovane, allora il sorriso diventa triste.
Umorismo, è il sorriso amaro, il sentimento del contrario, quando capiamo il motivo di quel gesto il sorriso si affievolisce. La novità del teatro pirandelliano è in crisi il teatro del 1800. Lo scrittore effettua uno sfondamento della quarta parete immaginaria tra il pubblico e gli attori (meta teatro), ossia la discussione fatta sul teatro dal teatro, parlando delle condizioni del teatro di quel tempo, infatti, nascono gli attori che interagiscono con il pubblico, e la tendenza dei personaggi a parlare molto per chiarirsi, porta al relativismo conoscitivo (per esemmpio Così è se vi pare).

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