Video appunto: Pirandello, Luigi - Costruzione della nuova identità
Nella costruzione della nuova identità e la sua crisi, tratto da Il fu Mattia Pascal, Adriano Meis, inizialmente, si sente finalmente libero, si è liberato della trappola; difatti Mattia Pascal era vincolato dall’anagrafe, da un nome, che lo poneva in una precisa casella, dal luogo dove era nato.
Poco dopo però il protagonista prende consapevolezza di non essere anch’egli libero; ha invece creato una gabbia peggiore della precedente: non può infatti sposarsi, non può comprare un cane, non può denunciare un furto avvenuto in casa sua.

Decide così di inscenare nuovamente la propria morta per riprendersi la sua vecchia vita. Nella parte conclusiva del romando, Mattia Pascal Pascal con l’amico don Egidio cerca di individuare il frutto di ciò che ha fatto: il prete propone l’interpretazione più ovvia, ossia che fuori dalla legge, non siamo più noi e quindi non è più possibile vivere. Non è quindi possibile rinunciare alla nostra identità socialmente determinata. Taluni crebbero che fosse questo il senso del romanzo, ma è l’opposto: lo scrittore nacque in una contrada di Agrigento, chiamata Cavusu, il cui nome rimanda al chaos, concetto fondamentale nella letteratura pirandelliana, dal momento che vi è l’idea del continuo movimento della realtà, la quale è perciò multiforme e non fissa e stabile come riteneva Dante. Il primo a comprenderlo fu Petrarca che ha trasferito il contrasto tra bene e male, all’interno dell’animo dell’uomo. L’uomo del ‘900 è quindi un uomo frammentato, che ha perso la propria identità ed è da questo concetto che nacque Uno, nessuno, centomila. In una società di questo tipo prevale l’esistenzialismo, l’individualismo, lo scavo interiore, viene però meno il desiderio di appartenere a una comunità.