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Vita di Luigi Pirandello

Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 ad Agrigento da una famiglia benestante. Dopo gli studi all’Istituto tecnico, preferì l’ambito umanistico. La sua scelta fu sostenuta dalla madre, ma disapprovata dal padre, con il quale Pirandello ebbe un rapporto instabile. Dopo vari soggiorni a Palermo, decise di iscri-versi all’università alla facoltà di Lettere alla Sapienza di Roma, per poi proseguire i suoi studi a Bonn, in Germania. Successivamente a questo soggiorno all’estero, utile per conoscere meglio la cultura europea e imparare la lingua, nel 1891 Pirandello si laureò e tornò a Roma.
In città incontrò Capuana, che lo convinse a tentare di scrivere qualcosa di narrativa. Dopo il matrimonio con Maria Antonietta Portulano, avvenuto nel 1894, Pirandello pubblicò a puntate un suo romanzo (L’esclusa), di scarso successo. La fama internazionale arrivò con Il fu Mattia Pascal del 1904, scritto a lu-me di candela mentre la moglie era paralizzata a letto per crisi nervose. La famiglia di Pirandello affrontava problemi economici e così lo scrittore scrisse diversi saggi e articoli per racimolare qualcosa. Con il figlio Stefano sul fronte e la moglie in condizioni gravi, Pirandello stava sempre in casa e ne approfittava per scri-vere novelle e romanzi. Si dedicò dal 1915 anche al teatro, componendo il suo capolavoro Così è se vi pare, seguito da Il giuoco delle parti e Maschere nude.

Nel 1921 si fece conoscere a livello internazionale con Sei personaggi in cerca d’autore. Il dramma teatrale venne rappresentato per la prima volta al Teatro Valle di Roma il 10 maggio del ’21, suscitando scandalo e indignazione. La commedia non era stata accolta perché troppo rivoluzionaria e poco comprensibile ad un pubblico abituato all’intrattenimento. Pirandello ripropose il suo lavoro a Milano, dove la platea fu entusia-sta dell’opera. Da qui in poi, Pirandello restò affascinato dall’attrice Marta Abba, che considerava la sua Musa ispiratrice.
Sono anni in cui Pirandello era intento a scrivere e decise di pubblicare una raccolta di tutte le sue novelle, intitolata Novelle per un anno. Nel 1926 uscì un altro capolavoro: Uno, nessuno e centomila.
Pirandello incrinò i suoi rapporti con il regime fascista e se ne distaccò, enfatizzando il tono anti-dannunziano delle sue considerazioni. Si avviò una nuova stagione teatrale, piena di insuccessi e di opere incompiute. Nel 1934, Pirandello ricevette il Premio Nobel per la letteratura e viaggiò moltissimo in Eu-ropa, senza mai interrompere la corrispondenza con Marta Abba. Il 10 dicembre 1936 lo scrittore morì a causa della polmonite. Il suo corpo avrebbe dovuto, per sua volontà, essere bruciato e disperso, ma in segui-to le sue ceneri sono state conservate ad Agrigento nel luogo dove era nato.

Il pensiero e la poetica

Pirandello è considerato uno degli scrittori europei più importanti del primo Novecento. Emblema della sua scrittura innovativa è sicuramente Il fu Mattia Pascal, che segna un’aperta rottura con la cultura italiana e le tradizioni letterarie del tempo. La nuova proposta del relativismo (sostenuto anche dalla scienza) e l’attitudine a scomporre le realtà resero Pirandello uno degli autori più celebri del periodo.
Pirandello indagò sul senso di un’esistenza confinata in una società piena di convenzioni e di imposizioni. Per mostrare le sfaccettature della contemporaneità, lo scrittore ricorse a varie sperimentazioni linguisti-che, spesso deformando in chiave grottesca le figure. Influenzato dall’Espressionismo tedesco, dal Sur-realismo di Parigi e dal cinema americano, Pirandello fu in continua evoluzione in tutti i campi dell’arte.
Cresciuto in un ambiente siciliano tipico dell’Ottocento, Pirandello rimase attaccato alla tradizione verista, criticando D’Annunzio per aver composto opere piene di suoni e simboli ma povere di contenuti o inse-gnamenti. Legato a Verga, lo scrittore cambiò rotta dopo gli studi filologici, le esperienze all’estero e la formazione universitaria, che gli fa conoscere la filosofia di Schopenhauer e Nietzsche, nonché la psicana-lisi di Freud e altri esponenti del settore. Pirandello inizia ad investigare sul doppio, sul contrasto fra real-tà e apparenza, sulle verità soggettive e sulla caduta di molte certezze. La scienza aveva da poco cambia-to la visione del mondo e Pirandello esprime questa trasformazione nella letteratura, portavoce della crisi tra arte e scienza. La cultura del Positivismo in Pirandello viene accantonata per dare libero sfogo ad una critica della modernità. L’autore parlava di una realtà non più uniforme per cui il ruolo dell’arte, in un mondo di macchine e cambiamenti quotidiani, è quello di svelare le contraddizioni, le infinite possibilità, il caos e l’assurdità dell’esistenza.

Spesso lo scrittore si serve dell’umorismo, alleggerendo le sue opere che altrimenti sarebbero saggi o tratta-ti. Per tutta la vita non smise di interrogarsi sul ruolo dell’arte e col passare del tempo si radicò in lui l’opinione che l’epoca moderna avrebbe distrutto alcuni valori fondamentali.

La crisi di identità dell’uomo moderno

Pirandello sente che l’uomo attraversa una crisi d’identità che lo porta a mettere in crisi i fondamenti della realtà. In principio l’autore voleva mostrare come l’assurdità dell’esistenza umana fosse una condizione im-plicita e necessaria della vita stessa, ma poi non esitò a riconoscere le cause storiche e culturali che hanno portato a tale crisi esistenziale.
Umoristicamente, Pirandello individua nella rivoluzione copernicana la prima causa del relativismo mo-derno. Copernico mise in crisi il mito della supremazia dell’uomo. La vicenda è riportata in chiave allegori-ca, come metafora della crisi delle certezze, che ha raggiunto il culmine alle porte del XX secolo.

Pirandello sottolinea come l’autenticità della vita sia messa a rischio dai meccanismi sociali, dalla rete di convenzioni e limiti che imbrigliano l’uomo e gli impongono di indossare una maschera, un’identità che spesso avverte come estranea. È necessario fare anche una distinzione fra vita e forma.

Vita è lo scorrere del tempo e dunque l’esistenza stessa. Forma è l’insieme delle limitazioni e delle falsità imposte dalla società e i suoi rigidi schemi. Questo rapporto di contrasto è il rapporto dialettico tra il Caos e l’assurdità della vita uniti alla necessità del vivere in comunità, poiché per Pirandello la società è un male, tuttavia non vi è un modo per restarne fuori. C’è la possibilità di indossare la maschera del folle, in modo da essere allontanati, ma anche in tal caso si vivrebbe una condizione di sofferenza perché non sarebbe una vita “positiva”. In questo ambito è evidente l’influenza del filosofo Henri Bergson e di Freud.
Svelati gli inganni e le verità della modernità, Pirandello afferma che compito dello scrittore è quello di ro-vesciare la prospettiva, di mostrare una vita “dal di fuori”. I personaggi pirandelliano sono tutti tipici per una visione interiore, ripresa dall’Espressionismo. La scomposizione delle figure dei romanzi di Pirandello può essere, in certi versi, accomunata al Cubismo.

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