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Petrarca stimolò in Boccaccio la formazione di una rigorosa coscienza filologica: sull’esempio dell’amico, Boccaccio approdò a uno studio più critico dei classici, amati fin dalla giovinezza. A differenza del suo predecessore, Boccaccio non sente l’esigenza di confrontare il culto degli antichi con il Cristianesimo, ma nutre per essi un interesse laico. Egli inoltre aprì i propri interessi anche alla letteratura greca. Fu proprio Boccaccio a impegnarsi perché fosse introdotto nello Studio fiorentino l’insegnamento del greco che venne affidato al monaco Leonzio Pilato. Si trattò di un’iniziativa di decisiva importanza che permise di diffondere per la prima volta la cultura greca e la letterature del grande poema epico Omero. L’autor stesso, con l’aiuto di Leonzio Pilato, giunse ad avere una discreta conoscenza della lingua greca. L’interesse per i classici non è che uno degli aspetti per i quali Boccaccio viene considerato un anticipatore della cultura umanistica. Il preumanesimo di Boccaccio differisce sotto vari aspetti rispetto a quello di Petrarca. In Petrarca il rinnovato interesse per l’uomo si manifesta soprattutto come ricerca dei valori interiori e dell’io. In Boccaccio, al contrario, prevale l’interesse per la varietà umana. Inoltre mentre in Petrarca i nuovi interessi terreni e laici entrano in conflitto con istanze morali e religiose, in Boccaccio essi si manifestano liberamente senza alcuna limitazione. In questo periodo Boccaccio scrive 4 opere: “Ninfale d’Ameto”, “Ninfale fiesolano”, “Amorosa visione” e l’”Elegia di Madonna Fiammetta”. Ninfale prende radice da ninfe le quali sono creature, divinità che gli antichi pensavano popolassero i boschi. Il fatto che Boccaccio parli di queste divinità boschive ci mette in evidenza la volontà di Boccaccio di riprendere il locus amoenus. Nel primo che è un romanzo allegorico dottrinale troviamo la figura di Aneto, pastore rozzo e grezzo che vede 7 ninfe farsi un bagno, da notare il 7 il quale è un numero legato a Dante indicativo delle arti del trivio e del quadrivio ecc.. Nella storia si cela un significato allegorico. Il secondo è una favola eziologica cioè che spiega le cause, le radici del nome, si spiega come nascono i noi di 2 fiumi toscani: L’Affrico e Mensola. Mensola è raffigurata in una ninfa, Africo è invece un pastore. I due si innamorano ed è da loro che nascono i nomi dei 2 fiumi. L’amorosa visione è un poema allegorico nel quale Boccaccio dice di aver avuto una visione (allegoria in senso Dantesco). Lui si vede camminare attraverso le stanze di un castello, arrivando fino in giardino. Nel castello vede delle immagini che allegoricamente rappresentano le virtù: fede, studio, amore e alla fine, in giardino incontra fiammetta. Lui dice di aver tentato di abbracciarla ma non ci riesce perché lei è inconsistente.

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