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Guittone - Guinizzelli – Cavalcanti: confronto

Morto Federico II di Svevia, la scuola siciliana si scioglie ed il centro dell’ attività culturale-letteraria si sposta dalla Sicilia in Toscana. Pure lì l’ amore era descritto con espressioni astruse ed artifici retorici ed era espressione di appagamento. La donna non veniva descritta direttamente, ma attraverso similitudini. Oltre all’ argomento amoroso si trattavano anche argomenti storici, politici, morali, religiosi. Questa nuova scuola di pensiero, chiamata guittoniana, prende appunto il nome da Guittone d’ Arezzo. Vissuto tra il 1230 e il 1292, Guittone partecipò attivamente alla vita politica del periodo sostenendo i guelfi. Nella poesia “Dolente, triste e pien di smarrimento”il tema centrale è l’amore non corrisposto, ed è descritto così bene da far pensare ad un’esperienza realmente vissuta. La poesia “Ahi lasso! Or è stagion di doler tanto” è rivolta ai fiorentini dopo la sconfitta di Montaperti ed è la prima poesia a sfondo politico, ravvivata dal patriottismo che caratterizza Guittone. Successivamente il sentimento dell’amore viene approfondito e viene considerato un dono di Dio e come un mezzo per arrivare a Lui.

La donna, simbolo di ogni virtù, ispira l’uomo alla bontà, alla purezza, all’umiltà ed inoltre suscita il sentimento dell’ amore platonico. Questa donna-angelo, essendo una creatura soprannaturale, è sempre eterea, trasparente e colpisce l’uomo attraverso la bellezza, il saluto, lo sguardo, il portamento. Tutto ciò sta alla base di una nuova scuola di pensiero, la scuola stilnovista. Precursore del dolce stil novo è Guido Guinizzelli, vissuto tra il 1235 e il 1276, fu giudice di parte ghibellina.
Nella poesia “ Al cor gentile rempaira sempre amore” egli racchiude i pensieri che caratterizzano la scuola stilnovista. Questa poesia viene, infatti, considerata il manifesto del dolce stil novo. Non sempre, però, la vista della donna dona dolcezza: il suo saluto, a volte, può spezzare il cuore, facendo smarrire i sensi dell’uomo e provocando angoscia. Questi sentimenti sono espressi nella poesia di Guido Cavalcanti, vissuto tra il 1258 e il 1300, intitolata “ Voi che per gli occhi mi passaste ‘l core”. L’amore non è più fonte di gioia, dolcezza, salvezza, ma di tormento, angoscia e turbamento. È un sonetto che rivoluziona il modo di concepire l’amore, poiché di esso ne vengono sottolineati solo gli aspetti negativi.

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