Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Breve presentazione dell’autore
  2. Natura d’amore
  3. Parafrasi
  4. Commento

Breve presentazione dell’autore

Jacopo Mostacci, come Guido delle Colonne, era originario di Messina e in questa città egli possedeva molti beni immobili. Fu molto caro sia a Federico II di Svevia che a Manfredi. Infatti, Federico II, nel 1240, lo incaricò di far provvista di falchi, utili per la caccia e per questo lo invio nell’isola di Malta, col titolo di falconiere reale Invece Manfredi, nel 1262, gli chiese di accompagnare la figlia – Costanza II, in Spagna che andava in sposa a Pietro d’Aragona.
In base ai codici che ci sono pervenuti, i critici gli attribuiscono dieci liriche, tra cui il sonetto Natura d’amore, composto intorno al 1241.
In esso, egli esamina la natura dell’amore e la sua origine. Gli risposero Pier della Vigna e Giacomo da Lentini: si ebbe, pertanto, una sorta di “tenzone” (= duello poetico), come era in voga in quei tempi.

Natura d’amore


Testo
Solicitando un poco meo savere
e con lui mi vogliendo diletare,
un dubio che mi misi ad avere
a voi lo mando per determinare.
On’omo dice c’amor à potere
e gli coraggi distringe ad amare,
ma eo no
  • lo voglio consentire,
    però c’amore no parse ni pare.
    Ben trova l’om una amorositate
    la quale par che nasca di piacere,
    e zo vol dire om che sia amore.
    Eo no li saccio altra qualitate,
    ma zo che è, da voi [lo] voglio audire,
    però ven faccio sentenz[ï]atore.


  • Parafrasi

    Spronando la mia ragione
    per più sapere e per trarre diletto,
    condivido con voi un dubbio che mi venne allo spirito
    affinché me lo risolviate
    [Il sonetto è mandato ai poeti dai quali egli attende una risposta in grado di risolvere i suoi dubbi]
    Ognuno afferma che l’amore ha il potere
    di costringere i cuori ad amare,
    ma io non voglio permettere ciò,
    anche se l’amore è invisibile.
    Di solito l’uomo trova un’affettuosa simpatia
    che sembra nascere dal piacere:
    e ciò non implica l’esistenza di un qualcosa che si chiama Amore.
    Ma io non riconosco all’amore nessun’altra qualità
    e vorrei sapere da voi di che cosa si tratti:
    per questo motivo vi chiedo di fare da giudici e di esprimere, quindi, la vostra sentenza.

    Commento

    In sintesi: il poeta parte dal concetto generalmente accettato che l’Amore è potente e costringe gli uomini ad amare. Si tratta di una teoria che egli non condivide poiché l’Amore concretamente non è visibile. Riconosce soltanto che l’Amore forse ha origine dal piacere, ma niente di più. Su questo dubbio, egli chiede il parere agli altri poeti. Filosoficamente parlando, il poeta è attanagliato dal dubbio seguente: l’amore è un “accidente”, oppure una “sostanza”?. Da notare anche l’uso di termini prettamente filosofici che ci rimandano ad Aristotele: dubio, per determinare, sentenzatori, qualitate, consentire
    Al sonetto, risposero Pier della Vigna e Jacopo da Lentini
    Nel sonetto, tutte le parole usate hanno un loro peso perchè Jacopo Mostacci, ma anche gli altri due scrittori coinvolti nella tenzone, erano notai di professione, cioè uomini di legge molto esperti nell’ars dictandi. Pertanto, in dei conti, la tenzone è un giudizio che conclude un processo istruito da Jacopo Mostacci con lo scopo di divertire il proprio intelletto. La questione giuridica che costituisce il nucleo del problema è questa: “Che cos’è l’amore? E ha un vero potere sugli uomini?”

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