Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Testo
  2. Parafrasi
  3. Interpretazione

Testo

Amor è un[o] desio che ven da core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima genera[n] l’amore
e lo core li dà nutricamento.

Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi à nas[ci]mento.

Che li occhi rapresenta[n] a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio,
com’è formata natural[e]mente;

e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.


Parafrasi

L’amore è un desiderio che proviene dal cuore
quando la bellezza è tanta;
e in primo luogo gli occhi danno origine all’amore
mentre è il cuore che lo alimenta.

Può succedere che a volte un uomo si innamori
senza vedere quale sia l’oggetto del suo sentimento
ma quest’amore che egli stringe con tanta forza
ha la sua origine dalla vista degli occhi:

perché gli occhi trasmettono al cuore
ogni cosa buona e cattiva che vedono
nello stato in cui essa si forma per natura

e il cuore, che concepisce tutto questo,
quel desiderio gli piace:
e questo è l’amore che regna fra le persone.

Interpretazione

In risposta alla tenzone avviata da Jacopo Mostacci sulla natura dell’amore, Jacopo da Lentini afferma che l’amore nasce dagli occhi della donna amata e che quindi esso si configura non tanto come “sostanza” (in senso aristotelico), ma come “accidentale” perché è provocato dalla vista casuale della bellezza della donna. Inoltre, sempre su questa linea, il poeta respinge l’idea che l’uomo si possa innamorare di una donna senza averla mai vista prima. L’idea secondo la quale l’amore passa attraverso gli occhi sarà ripreso e sviluppato dallo Stilnovo.
Il punto di partenza della tesi di Jacopo da Lentini è un’evidenza: la Natura, che esiste di per sé, forma ogni cosa, assegnando ad ognuna di essa il bene o il male. Il cuore percepisce attraverso gli occhi i quali assumono il ruolo di canale comunicativo; la loro funzione è totalmente obiettiva perché non alterano ciò che vedono o percepiscono. Invece, è il cuore che provvede ad elaborare la visione delle cose e a darne un aspetto soggettivo. Si arriva così ad una fusione fra quanto si immagina e quanto si percepisce e quindi si arriva all’amore.
Poiché l’amore è un elemento naturale e quindi “sostanza” secondo il pensiero di Aristotile, possiamo capire quali ne sono le cause e quindi il processo che porta all’amore può essere schematizzato come se si trattasse di un fenomeno scientifico. Le cause, sempre riferendoci al pensatore greco, possono essere distinte in: causa materiale (= il cuore), causa efficiente (gli occhi), causa formale (il fatto che esiste in natura), causa finale (Amore che trova origine negli occhi e nel cuore). Ne deriva pertanto che secondo Jacopo da Lentini l’amore è un’esperienze interna all’animo umano che trae la sua origine da un’esperienza sensibile.
Importanti sono i versi 5 e 6 in cui è accennata la possibilità che l’amore abbia origine senza ricorso alla vista, una teoria già presente nella letteratura cortese; il fatto è dato come possibile, senza che però si possa arrivare ad una vera e propria sensazione amorosa.
Si può notare che il componimento non dipinge una situazione personale del poeta, fonte di ispirazione: esso canta l’amore in generale, ponendosi così sulla traccia della poesia provenzale da cui nacque la scuola siciliana.
Alla tenzone partecipò anche Pier della Vigna per il quale, l’amore, pur essendo invisibile, costituisce una “sostanza” della vita umana e non un “accidente”.

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