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Jacopo da Lentini - Lo viso mi fa andare alegramente


Lo viso mi fa andare alegramente,
lo bello viso mi fa risvegliare,
lo viso mi conforta ispessamente,
l’adorno viso che mi fa penare.

Lo chiaro viso de la più avenente,
l’adorno viso riso mi fa fare.
Di quello viso parlane la gente,
ché nullo viso [a viso] li pò stare.

Chi vide mai così begli occhi in viso,
né sì amorosi fare li semblanti,
né boca con cotanto dolce riso?

Quand’eo li parlo moroli davanti,
e paremi ch’eo vada in paradiso,
e tegnomi sovrano d’ogn’amanti.


Parafrasi


Il viso (della mia donna) mi fa vivere felicemente
il bel viso mi risveglia alla gioia
spesso il suo viso mi dà conforto
il viso leggiadro mi crea sofferenza.

Il luminoso viso della donna più bella
il viso leggiadro mi fa sorridere
Di quel viso la gente parla
perché nessun viso può competere con esso

Chi mai vide dei cosi begli occhi in un viso
né fare movimenti tali da suscitare amore
né una bocca con un sorriso così (sublime)?

Quando le parlo mi sembra di morire davanti a lei
mi pare di salire in paradiso
e, così, mi considero superiore ad ogni uomo innamorato

Domande


1. Quali termini usati dal poeta sono sinonimi dell’aggettivo bello? adorno, avenente,
2. In quali espressioni si manifesta, l’effetto di dolore o perfino di uno struggimento simile alla morte causato dall’amore?
L’adorno viso che mi fa penare, Quand’eo li parlo moroli davanti Tali espressioni si pongono in contrasto con il senso di gioia che pervade il componimento,
3. Quali parole del testo richiamano, per il loro suono, la parola chiave viso?
Dolce riso, paradiso
4. Quante volte la parola chiave viso è ripetuta nella lirica e quale effetto vuole raggiungere il poeta con tale ripetizione?
La parola viso è presente dieci volte. Con tale insistenza, il poeta vuole creare l’effetto della bellezza sublime ed estrema della donna
5. ,Quale concetto vuole esprimere la metafora presente nella parte conclusiva della lirica?
“Quando le parlo mi sembra di morire davanti a lei” Davanti alla donna amata il poeta e come si sentisse morire dalla felicità (contrasto fra morte e amore) a tal punto che gli sembra di accedere alla gioia del paradiso.
6. Quali elementi metrici presenti in questo sonetto saranno utilizzati inalterati fino in epoca moderna?
La struttura, cioè due quartine e due terzine. Le quartine con rime incrociate – ABBA - o alternate -ABAB - mentre le due terzine possono presentare varie rime. Nel caso del sonetto di J.da Lentini CDC e DCD. J. Da Lentini è considerato l’inventore del sonetto.
7. Individuare nell’ultima terzina del sonetto un’allitterazione, cioè tre parole iniziano con la stessa sillaba.
Si tratta di tre parole che iniziano con la sillaba pa-: parlo, pare, paradiso che sono legate all’immagine al poeta a cui pare salire in paradiso, mentre che parlando alla sua donna

Commento


Sonetto e rime con la struttura: ABAB – ABAB - CDC – DCD. Per raggiungere l’obiettivo che si è posto, il poeta utilizza le ripetizioni, all’inizio, alla fine e nel mezzo del verso ed alcune allitterazioni. Significativo è anche l’accostamento dei due termini viso/riso, entrambe due parole chiave segno di beatitudine.
Il tema del sonetto è l’effetto che suscita nel poeta la bellezza della donna amata: lo rende felice, suscita gioia, lo conforta nei momenti difficili, ma lo fa anche soffrire e morire d’amore. Il contrasto fra gioia e dolore risale alla lirica provenzale a cui molti rimatori siciliani si sono ispirati. L’immagine della bellezza viene rafforzato con l’uso di molti aggettivi con lo stesso significato: bello, adorno, amoroso, dolce. Il sentimento che il poeta prova nei confronti della donna è talmente intenso da causare, metaforicamente, la morte. La visione di una tanta bellezza è paragonata, infine, alla visione di Dio e anche in questo caso abbiamo una metafora. Il contenuto del sonetto è così articolato:
1.a quartina: effetto della bellezza del viso sul poeta
2.a quartina: il bel viso causa felicità ed è superiore a tutti gli altri
1.a terzina: dalla lode del viso, si passa alla lode degli occhi e del riso
2.a terzina: la visione della bellezza è assimilata alla visione di Dio
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