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Concetti Chiave

  • Jacopone invoca su di sé tutte le malattie fisiche in un atto di umiltà e sottomissione a Dio.
  • La poesia è suddivisa in tre parti: invocazione dei mali, richiesta di una morte dolorosa e riflessione sull'abiezione post-mortem.
  • Il desiderio di morire in modo doloroso è visto come un mezzo per purificarsi e avvicinarsi a Dio.
  • La drammaticità del componimento evidenzia il senso di piccolezza e impotenza dell'autore di fronte alla divinità.
  • La conclusione chiarisce il motivo delle sofferenze, giustificando la richiesta di punizione e redenzione.

O Signor per cortesia

manname la malsanìa!

A mme la freve quartana,

la contina e la terzana,

la doppla cotidiana

co la granne ydropesia.

A mme venga mal de dente,

mal de capo e mal de ventre;

a lo stomaco dolur' pognenti

e 'n canna la squinanzia.

Mal dell'occhi e doglia de flanco

e la postema al canto manco;

tiseco me ionga enn alto

e d'onne tempo fernosìa.

Aia 'l fecato rescaldato,

la melza grossa e 'l ventr'enflato

e llo polmone sia 'mplagato

cun gran tòssa e parlasia.

A mme venga le fistelle

con migliaia de carvuncilli,

e li granci se sian quelli

che tutto replen ne sia.

A mme venga la podraga

(mal de cóglia sì me agrava),

la bisinteria sia plaga

e le morroite a mme sse dìa.

A mme venga 'l mal de l'asmo,

iongasecce quel del pasmo;

como a can me venga el rasmo,

entro 'n vocca la grancia.

A mme lo morbo caduco

de cadere enn acqua e 'n foco

e ià mai non trovi loco,

che eo afflitto non ce sia.

A mme venga cechetate,

mutezza e sordetate,

la miseria e povertate

e d'onne tempo entrapparìa.

Tanto sia 'l fetor fetente

che non sia null'om vivente,

che non fuga da me dolente,

posto en tanta enfermaria.

En terrebele fossato,

che Riguerci è nomenato,

loco sia abandonato

da onne bona compagnia.

Gelo, grando e tempestate,

fulgure, troni e oscuritate;

e non sia nulla aversitate,

che me non aia en sua bailìa.

Le demonia enfernali

sì mme sian dati a menestrali,

che m'essèrcino en li mali,

ch'e' ho guadagnati a mea follia.

Enfin del mondo a la finita

sì mme duri questa vita

e poi, a la scivirita,

dura morte me sse dìa.

Allegom'en sseppultura

un ventr'i lupo en voratura

e l'arliquie en cacatura

en espineta e rogarìa.

Li miracul' po' la morte,

chi cce vene aia le scorte

e le deversazioni forte

con terrebel fantasia.

Onn'om che m'ode mentovare

sì sse deia stupefare

e co la croce sé segnare,

che reo escuntro no i sia en via.

Signor meo, non n'è vendetta

tutta la pena ch'e' aio ditta,

ché me creasti en tua diletta

et eo t'ho morto a villania.

* In questa poesia si esprime pienamente la drammaticità di jacopone e il suo considerarsi essere piccolissimo davanti a dio in questo componimento egli invoca su di se tutte le malattie possibili non per puro autolesionismo ma perché vuole morire di una morte dolorosa per poter diventare uno spirito vicino a dio.

Struttura e temi del componimento

* Il componimento comprende 74 versi nella prima parte jacopone invoca a se tutti i mali fisici; nella seconda parte jacopone prega dio affinché gli conceda di morire di una morte dolorosa; nella terza tratta l’argomento dell’abiezione post-mortem. Infine nella conclusione cioè nell’ultima strofa spiega perché l’uomo ha meritato queste sofferenze.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale della poesia di Jacopone?
  2. Il tema centrale è l'invocazione di tutte le malattie e sofferenze, non per autolesionismo, ma per desiderare una morte dolorosa che avvicini l'autore a Dio.

  3. Come è strutturato il componimento?
  4. Il componimento è diviso in tre parti: la prima invoca mali fisici, la seconda prega per una morte dolorosa, e la terza affronta l'abiezione post-mortem, concludendo con una spiegazione delle sofferenze meritate.

  5. Qual è l'intento di Jacopone nel chiedere di soffrire?
  6. Jacopone chiede di soffrire per poter morire in modo doloroso e diventare uno spirito vicino a Dio, evidenziando la sua umiltà e la sua piccolezza di fronte al divino.

  7. Qual è il tono della poesia e come si riflette nel messaggio finale?
  8. Il tono è drammatico e disperato, riflettendo la profonda sofferenza dell'autore e la sua consapevolezza di aver meritato tali pene, culminando in una richiesta di redenzione attraverso la sofferenza.

Domande e risposte

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