Video appunto: Guinizzelli, Guido - Al cor gentile rempaira sempre amore (3)
Al cor gentile rempaira sempre amore” è una canzone considerata primo vero e proprio manifesto del dolce stil novo, scritta da Guido Guinizzelli, noto giudice bolognese vissuto nella prima metà del XIII secolo, citato da Dante come suo “maestro” nel Canto XXVI del Purgatorio.

Problema centrale della canzone è quello riguardante la cosiddetta “gentilezza”, ovvero, la nobiltà d’animo, questione ampiamente affrontata, seppur in maniera differente, dalla cultura cortese: Guinizzelli, infatti, afferma che per essere “gentili” non è sufficiente il sangue nobile, ma occorre anche il valore personale dell’animo, qualità propria solo di una ristretta cerchia(tra cui lui in persona) di individui dell’epoca, provando in tal modo a procurarsi una legge che considerava gli stilnovisti la classe più importante, al fine di aumentare la propria importanza politica e sociale.

Guinizzelli sostiene, dunque, che saper amare sta a significare anche poetare d’amore utilizzando un linguaggio frutto della mescolanza tra quello cortese e quello della nuova cultura universitaria, stabilendo come tema centrale dell’opera un particolare rapporto tra uomo e Dio, simile a quello tra angeli e Dio, dove la donna quasi si sostituisce alla divinità per eccellenza, creando forti contrasti con la chiesa dell’epoca, ma giustificandosi negli ultimi versi dicendo che il suo amore religioso non sia sbagliato per il fatto che la donna sembri un angelo del regno dei cieli, quindi sostanza divina, perciò vicina a Dio.
Per quel che riguarda gli aspetti formali, il manifesto si compone di sei strofe caratterizzate da dieci versi endecasillabi o settenari completi di rime baciate, alternate o incatenate, alle quali si aggiungono raramente figure retoriche(enjambements), francesismi e provenzalismi.