Dante nasce nel 1265, mentre Petrarca nel 1304. Dante proveniva da una famiglia di piccola nobiltà, ridotta quasi alla povertà; Dante viene esiliato. Petrarca non ha problemi economici, il padre è notaio; Petrarca diviene chierico e ottiene rendite e benefici, poi viene ospitato da molti signori.
Dante apparteneva al mondo comunale e viveva da protagonista le passioni politiche del suo tempo; Petrarca vive nella grande corte della curia papale di Avignone e protetto da veri signori.
Dante chiude un'epoca, mentre Petrarca vive e testimonia la fase del trapasso dal Medioevo a una nuova era, quella umanistica.

La Divina Commedia di Dante era l'ultima delle summa o sintesi enciclopediche in cui il Medioevo aveva riversato tutto il proprio sapere.
Petrarca tende a rifiutare la sintesi unitaria. Invece che alla grande summa, egli guarda alla raccolta di biografie sparse, lettere sparse e rime sparse.
Dante interessava la vita nella sua totalità, in ogni suo aspetto; egli rinunciava all'analisi psicologica dell'uomo in quanto essere individuale.
Petrarca non da importanza né alle scienze né alla teologia, gli preme quasi soltanto riflettere sull'uomo in sé stesso, sull'umanità.
Dante era l'uomo di certezze; il suo percorso umano si consegna il profitto di un intellettuale sicuro di sé, che ha maturato una salda visione della realtà e ha un messaggio chiaro da proporre al mondo.
Petrarca è uomo di oscillazioni, pentimenti, dubbi coltivati in modo ossessivo. Ogni problema diviene per lui oggetto di analisi critica e di ricerca. Si interroga senza sosta sulla ragione di qualsiasi sosta o soluzione.
La fede di Dante era salda e collettiva, tipica della civiltà medievale. La fede di Petrarca era sincera, ma la coltivava come un fatto personale da vivere nell'intimo.
Beatrice appariva come un angelo di Dio. L'amore di Dante era fonte di beatitudine ed era una via per raggiungere Dio.
Laura appare come una creatura terrena, fragile, soggetta alle insidie del tempo che passa e non lo conduce a Dio, anzi è un ostacolo e una tentazione.
Dante aveva ben presenti gli autori classici e l'importanza della loro testimonianza letteraria, ma sempre all'interno di un'interpretazione medievale del mondo antico e non cristiano.
Petrarca non guarda gli autori classici come uomini perfetti solo a metà, per lui sono uomini perfetti e basta. Il fatto che non fossero cristiani diviene secondario. Per lui i classici sono come fratelli maggiori.

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