Sapiens Sapiens 15311 punti

Bernart de Ventadorn: Canzone di primavera (Rime)


Testo


Quando erba nuova e nuova foglia nasce
e sbocciano i fiori sul ramo,
e l’usignolo acuta e limpida
leva la voce e dà principio al canto,
gioia ho di lui, ed ho gioia nei fiori,
e gioia di me, e più gran gioia di madonna:
da ogni parte son circondato e stretto di gioia,
ma quella e gioia che tutte l’altre avanza.

Tanto amo madonna e l’ho cara,
e tanta reverenza e soggezione ho per lei,
che di me non ardii parlare mai
e nulla chiedo da lei, nulla pretendo.
Ma ella conosce il mio male e il mio duolo
e quando le piace mi benefica e onora,
e quando le piace io sopporto la mancanza dei suoi favori,
perché a lei non ne venga biasimo.

Mi meraviglio come posso resistere
che non le manifesti il mio talento:
quand’io veggo madonna e la miro,

i suoi begli occhi le stanno cosi bene!
A stento mi tengo dal correre a lei.
Così farei, se non fosse per timore,
chè mai vidi corpo meglio modellato e colorito
agli uffici d’amore così tardo e lento.

Sola vorrei trovarla
che dormisse o fingesse di dormire,
per involarle un dolce bacio,
poiché non ho tanto ardire da chiederglielo.
Per Dio, donna, poco profittiamo d’amore:
fugge il tempo, e noi ne perdiamo la miglior parte.
Intenderci dovremmo a segni copertamente ,
e poiché ardir non ci vale, ci valga scaltrezza.

S’io sapessi gettar l’incantesimo,
i miei amici diventerebber bamboli,
si che niuno saprebbe immaginare
né dire cosa che ci tornasse a danno.
Allora so che potrei rimirare la più gentile
ed i suoi occhi belli e il fresco viso,
e baciarle le labbra per davvero
si che per un mese ve ne parrebbe il segno.

Ahimè, come muoio dal fantastichare!
Spesso vanisco tanto in fantasie,
che briganti potrebbero rapirmi
e non m’accorgerei di che facessero.
Per Dio, Amore, ben facile ti fu soppraffar me
scarso d’amici e senza protettore!
Perché una volta madonna così non diristringi
prima ch’io sia distrutto dal desìo.

Commento

1.a strofa

Prendendo lo spunto dal rinnovamento della natura che comporta la primavera, in questa strofa è da notare che il termine gioia è ripetuto sei volte, in un crescend, ed è collegato prima a sensazioni visive, poi uditive per arrivare alle conseguenze psicologiche nell’animo del poeta create dalla visione della donna amata : quest’ultima gioia che deriva dall’esperienza amorosa è superiore a tutte le altre

2.a strofa

I due termini, reverenza e soggezione, mettono bene in risalto il rapporto di vassallaggio, di stampo medievale esistente fra il poeta e la donna amata. Nello strofa si può ritrovare il canone tipico dell’amor cortese del ben celare: l’innamorato non lascia trasparire il suo comportamento ed il dolore che prova derivato dal fatto che la donna amata non gli ha reso i favori che attendeva. Se lasciasse intravedere i suoi sentimenti e quindi se rendesse noto il suo rapporto amoroso, la donna ne potrebbe essere danneggiata. Da ricordare che spesso nella lirica provenzale, la donna amata era sposata

3.a strofa

In questa strofa prevalgono l’attenzione all’aspetto fisico della donna amata e la concezione della necessità che l’amore debba essere ricambiato. Ritroviamo tale obbligo in Dante con il celebre verso “Amor qu’a nullo amato amor perdona” (v.103, canto V dell’ Inferno)

4.a strofa

Il poeta e la donna amata devono rispettare le convenzioni sociali che impongono un amore celato. Per questo la loro relazione amorosa, se da un lato si costruisce sulla fantasia, dall’altro ricorre a sotterfugi in modo tale che l’onore della donna non ne sia compromesso. Nella strofa esiste anche una certa forma di rimpianto per il tempo che passa troppo in fretta di cui i due amanti non sanno approfittare, e soprattutto per la loro parte migliore che se ne va, cioè la giovinezza. Questo ci fa pensare al concetto del “carpe diem” di Orazio e si ritroverà molti secoli più tardi in Lorenzo il Magnifico.

5.a strofa

Il poeta, che nella strofa precedente si collegava alla realtà, ora, invece, si trasferisce di nuovo nelle sue fantasie e liberarsi innanzitutto da coloro che lo costringono a rispettare le rigide convenzioni sociali. La forza dell’amore diventa quasi violenta perché il poeta immagina di baciare la donna amata con tale forza da lasciarle il segno per molto tempo.

6.a strofa

In questa strofa, il poeta torna di nuovo alla realtà prendendo coscienza delle sue fantasticherie. Si rivolge all’ Amore, personificato, accusandolo di aver approfittato della sua debolezza e chiedendogli di esercitare il suo potere sulla donna amata come sta facendo su di lui.

Conclusione


In sintesi si può dire che, all’inizio, si ha l’esaltazione della nuova stagione, secondo un luogo comune caro alla lirica provenzale in cui viene stabilito un rapporto fra natura ed esperienza amorosa. L’amore per la donna amata è visto come dipendenza, ma con una sfumatura religiosa (cfr. termine riverenza). Nelle strofe successiva esiste un’alternanza fra fantasticheria amorosa e realtà a cui, ogni tanto si inserisce una consapevolezza venata di malinconia. Questo non esclude una componente sensuale: corpo ben modellato, un dolce bacio, bacio sulla bocca.
Le parole chiave sono tutte quelle che ci rimandano alla lirica cortese tradizionale: amore cortese, amore nascosto, desiderio, primavera collegata al sentimento amoroso, vassallaggio, maldicenza
Hai bisogno di aiuto in Autori e opere?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email