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Compiuta Donzella - Alla stagion che il mondo foglia e fiora


Testo


Alla stagion che il mondo foglia e fiora,
accresce gioia a tutti i fini amanti:
vanno insïeme alli giardini allora
che gli augelletti fanno nuovi canti.
La franca gente tutta s’innamora,
ed in servir ciascuna traggesi innanti,
ed ogni damigella in gioi’ dimora,
a me n’abbondan marrimenti e pianti.

Che lo mio padre m’ha messa in errore
e tienemi sovente in forte doglia:
donar mi vole, a mia forza, signore.
Ed io di ciò non ho disio né voglia,
e in gran tormento vivo a tutte l’ore:
però non mi rallegra fior né fogliza.

Parafrasi


Nella stagione in cui tutto si riveste di foglie e di fiori (cioè la primavera),
la gioia cresce in tutti gli innamorati gentili e nobili d’animo:
(questi ultimi) si recano insieme nei giardini allorché
gli uccellini emettono nuovi canti:
(in cui) tutti coloro che hanno un animo nobile si innamorano,
ed ognuno fa a gara a servire la propria donna
ed ogni damigella è presa da tanta gioia,
invece in me ci sono tanta tristezza e da pianti.
Questo perché mio padre mi ha messo in affanno
e quasi continuamente mi fa molto soffrire:
contro la mia volontà, mi vuole dare marito.
Ma io non né desiderio, né volontà di maritarmi
e in qualsiasi momento provo una grande sofferenza:
per questo motivo i fiori e le foglie primaverili non mi rallegrano.

Commento


Di questa poetessa non abbiamo notizie. Sappiamo soltanto che Guittone d’Arezzo le diresse una della sue lettere e a lei dedicò un sonetto il rimatore e fisico fiorentino Maestro Torrigiano. Per tradizione si dice che essa fosse fiorentina; in tutto è autrice di tre sonetti.
Il sonetto inizia con un’immagine primaverile molto viva, in cui predomina il rinverdire della natura. Subito essa ci introduce nell’ambiente stilnovista quando adopera il termine “fini amanti”, nel senso di nobile e gentile animo, concetto ripreso anche al verso 5 “la franca gente”. Il verso 6, con il verbo “servire” richiama la concezione feudale che i poeti provenzali e quelli della scuola siciliana ebbero dell’amore; tuttavia, il sonetto, nel suo insieme, è senz’altro più vicino allo stil novo che alle scuole che l’hanno preceduto.
La poetessa vive in un contrasto fra l’amore a cui il padre la vorrebbe sacrificare e il vagheggiamento di un amore di stampo cortese o gentile su cui è improntato tutto il componimento. Per questo motivo il ritorno della primavera, stagione legata all’amor cortese, non le riporta la gioia che invece nasce in tutti i giovani.
Da notare che il sonetto ha una struttura architettonica molto salda: inizia con la natura che si copre di fiori e di foglie e si chiude con un tono malinconico a cui l’immagine delle foglie e dei fiori non può porre alcun rimedio.
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