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S’i’ fosse fuoco, arderei ‘l mondo

Cecco Angiolieri nacque a Siena da una nobile famiglia guelfa intorno al 1260 e morto tra il 1311 e il 1313. Tramite documenti sappiamo che nel 1281, fu costretto a pagare una multa per essersi allontanato dal campo di battaglia durante l’assedio a Maremma; un anno dopo fu condannato perché sorpreso ad aggirarsi per la città dopo il coprifuoco. In seguito fu bandito da Siena 2 volte: nel 1300 e nel 1303. Inoltre nel 1313 un documento ci descrive la rinuncia da parte dei figli di Cecco all’eredità paterna, in quanto gravata da consistenti debiti. La vita turbolenta e irrequieta quindi sembra coincidere perfettamente con l’immagine che egli offre di sé attraverso la sua produzione poetica. Il canzoniere di Cecco Angiolieri, denominato genericamente con il titolo di Rime, comprende settantasei sonetti. Accanto al tema dell’amore, egli sviluppa altri motivi tipici della letteratura comico-realistica: il desiderio di denaro, l’odio per i genitori che glielo negano e l’atteggiamento di irrisione nei confronti della tradizione letteraria “cortese”. Un altro tema tipico della produzione di Angiolieri è quello della malinconia, che letteralmente significa “umore nero”. Cecco in questo sonetto si personifica in tutto ciò che è devastante per distruggere tutto e non risparmiare nessuno. Il sonetto offre un tipico esempio di poesia comico-realistica, in quanto in esso cono presenti tutti i temi tipici di questo filone letterario: la ricerca dei beni materiali, la protesta, il desiderio dello scandalo ecc… Tutto il sonetto si fonda sul desiderio di ottenere cose impossibili: divenire fuoco, acqua, Dio, papa ecc… Emerge inoltre un altro elemento tematico: l’immaginarsi come un Dio capovolto, che invece di creare, distrugge le forze vitali. Il sonetto è caratterizzato da: un’identica struttura nei primi 10 versi; l’articolazione delle frasi mediante la tecnica dell’adynaton, figura retorica per la quale si esprime il desiderio di ottenere un qualcosa di impossibile e infine l’andamento martellante, riscontrato nell’anafora : “S’i fosse”, presente 4 volte nella prima quartina, 2 nella seconda quartina e nella prima terzina e una nella 2 terzina.

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