Ominide 1148 punti

Dante Alighieri - Vita e opere

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 ,da una famiglia benestante
(Alighiero degli Alighieri e la Bella degli Abati).Perde la madre a soli 6 anni e trascorre la sua adolescenza in Toscana studiando latino, grammatica e filosofia,ma all’età di 17 anni perde anche il padre e dove occuparsi da solo degli affari di famiglia. Pian piano egli inizia sempre più a interessarsi alla poesia e confrontandosi con i maggiori poeti del tempo, Dante scrive alcuni versi per Beatrice, la donna da lui amata a cui dedicherà la “Vita nuova”, ma essa è già sposata con Simone de’Bardi e muore molto giovane nel 1290. È durante questo periodo che Dante partecipa al movimento stilnovista prendendo come esempio Guido Cavalcanti. Successivamente egli sposa Gemma Donati dalla quale ha 3 figli ( forse anche un quarto) : Pietro, Iacopo e Antonia e si trasferisce a Bologna ( 1286-1287). Dopo la morte di Beatrice, Dante continua a poetare facendo emergere un linguaggio diverso rispetto alla “Vita nova” come accade nelle “ rime petrose”. Nel 1289 egli prende parte alla battaglia di Campaldino contro i ghibellini d’Arezzo e dopo aver vinto questa battaglia si dedica alla vita politica di Firenze. In questo periodo inoltre con la classe borghese in ascesa gli Ordinamenti di giustizia di Giano della Bella impediscono ai nobili di assumere cariche pubbliche , ma poi questi ordinamenti sono eliminati dando la possibilità anche agli aristocratici di assumere incarichi pubblici a patto che si iscrivano a una delle Arti cittadine. Per questo motivo Dante si iscrive alla corporazione dei medici e speziali ( farmacisti) pur non avendo nessuna competenza in quell’ambito. A Firenze in questo periodo ci sono una serie di lotte tra i Guelfi bianchi (sostenuti dalla famiglia dei Cerchi) che vogliono l’indipendenza della città e tra i Guelfi neri (la famiglia dei Donati) che vogliono l’appoggio del papa per ottenerne il controllo totale. In seguito ad una serie di incarichi svolti, Dante diventa anche priore ( la più importante magistratura cittadina) tra il 15 giugno e il 15 agosto del 1300, ma è qui che egli, comportandosi in maniera del tutto imparziale, è costretto a mandare in esilio il suo amico Guido Cavalcanti che si ammala di malaria e muore poco dopo il suo ritorno a Firenze. Nel 1301, per via delle ingerenze di papa Bonifacio VIII nella politica di Firenze, Dante si schiera dalla parte dei guelfi bianchi abbandonando la sua posizione neutrale e egli viene anche inviato a Roma per cercare di evitare l’arrivo di Carlo di Valois ( fratello del re francese) che avrebbe messo in pericolo Firenze. Il papa dovrebbe mettere pace tra le due fazioni ma in realtà vuole la vittoria dei guelfi neri in modo da assumere il controllo della Toscana. Così Carlo scende a Firenze assegnando il governo del comune ai guelfi neri. Successivamente, forse a Siena, Dante viene a sapere di essere condannato il 27 gennaio del 1302 all’esilio per 2 anni essendo accusato di baratteria, ma Dante non presentandosi per discolparsi viene condannato a morte. Da questo momento in poi egli trova rifugio nelle varie corti dell’Italia settentrionale. Nel 1304 poi rompe definitivamente i contatti con i guelfi bianchi e nel 1310 l’arrivo dell’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo ripone in Dante la speranza di tornare a Firenze, ma la sua morte improvvisa spegne ogni illusione. Dante si rifugia così a Verona, e poi a Ravenna dove muore di malaria tra il 13 e il 14 settembre 1321.

I temi

Amore e amicizia

Dante inizia a poetare da guittoniano ma poi, per via dell’influenza di Guido Guinizzelli e Cavalcanti, si orienta verso la poetica stilnovistica. Questo passaggio rappresenta per Dante un momento importante di apprendimento poetico e di esperienza umana. Qui frequenta Cavalcanti, Lapo Gianni e il musico Casella. I temi che Dante sviluppa in questa fase sono soprattutto l’amore e l’amicizia. L’amore per lui è un’esperienza di conoscenza e di perfezionamento interiore e anche l’amicizia assume un ruolo molto importante, in quanto è per lui il senso di una comunanza spirituale e una possibilità di arricchimento umano e culturale. Dante poi ricorderà la sua partecipazione allo stilnovo quando scriverà la Divina Commedia.

La formazione filosofica

Dante tra circa il 1291 e il 1295 inizia i suoi studi filosofici, ma del carattere di questi studi, dei maestri che segue e dei testi che legge non fornisce nessuna notizia. Gli studiosi però, hanno fatto delle ipotesi attenendosi a ciò che si conosce sui maggiori centri d’insegnamento filosofico e teologico dell’epoca a Firenze e dei maggiori maestri. È riconosciuta per esempio l’influenza di Brunetto Latini per un’opera, il “Tresor”, considerata precedente al “Convivio”.
D’altra parte è stato lo stesso Dante a fornire alcune notizie sugli autori sui quali si è formato, ovvero Aristotele, da cui Dante ha preso esempio grazie a dei commenti redatti in epoca medievale, e poi Cicerone, Seneca e Boezio ma anche Virgilio, Lucano e Stazio. Molto importante è anche Averroè ( il fondatore dell’averroismo) , ma anche alcuni autori cristiani come Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino.

L’esperienza dell’esilio

L’esilio per Dante è stato importante non solo per la sua biografia, ma ha condizionato anche il suo pensiero e la sua poesia. Infatti inizialmente, lui, lotta insieme ai guelfi bianchi e cerca di rientrare a Firenze, ma verso il 304, si allontana rifiutando ulteriori contatti con quel gruppo. Da questo momento si reca nelle varie corti dei principi, sperando per anni di essere richiamato in patria, per questo cerca di discolparsi con lettere dall’accusa di essere ghibellino e cerca anche di aumentare la propria fama di dotto, creando opere più impegnative rispetto alle giovanili rime d’amore. Dante, si può dire che diventa come un uomo di corte accorrendo dove si trovano signori in fama di liberalità oppure di indole piacevole, i quali possono risultare utili per gli affari o per il divertimento nella vita quotidiana. Vive a contatto con i tipi umani più disparati, con gusti e scopi diversissimi, dagli esperti di politica ai giullari, spesso i più graditi. Dante qui si trova a suo agio, però ha sempre vivo il desiderio della patria e di ciò che vi ha lasciato. Inoltre la parabola biografica di Dante può essere considerata come un esempio del mutamento della condizione degli intellettuali che si svilupperà nel 300 e nei secoli successivi.

Dante a processo

Mentre Dante è a Roma, a Firenze rientrano Corso Donati e gli altri guelfi neri, precedentemente banditi. Qui per alcuni giorni, i guelfi neri saccheggiano, incendiano e uccidono e anche la casa di Dante viene devastata. Dante alla notizia del trionfo dei guelfi neri non rientra a Firenze, ma il 17 gennaio 1302 Dante viene citato a comparire davanti al podestà per difendersi contro le accuse a suo carico, tra cui la baratteria (frode). Il 27 gennaio, ritenuto colpevole, Dante viene condannato ad una multa di 5000 fiorini da pagare entro 3 giorni, ma la sentenza non è supportata da nessuna prova certa, ma solo da notizia giunte all’orecchio del podestà. Dante però non essendosi presentato neanche questa volta, viene condannato all’esilio perpetuo, con minaccia di morte se viene trovato nel territorio del Comune. Successivamente quando l’imperatore Arrigo VII attacca Firenze, Dante non prende le armi contro la patria, ma dopo la morte di Arrigo ogni speranza è troncata e Dante si reca a Verona ospite di Cangrande. Nel 1315, poi scrive una lettera, “all’amico fiorentino”, dove amici e parenti lo esortano a tornare a Firenze, ma lui rifiuta riaffermando la propria innocenza. Sempre nello stesso anno, il 6 novembre Dante viene condannato a morte, insieme ai figli, che hanno superato i 14 anni di età, anche se queste condanne non sono mai state eseguite.

La questione della lingua

Dante è da sempre considerato da sempre come il padre della lingua italiana, soprattutto grazie alla Divina Commedia, che ha dato agli scrittori successivi un lessico veramente ampio, infatti il 90% del lessico italiano in uso, è presente nella sua opera, ma non solo, egli ha creato anche dei termini specifici per esempio sulla filosofia, sull’astronomia etc., dando via ad un lessico intellettuale. Dante è considerato il padre dell’italiano, anche perché determina il futuro dell’italiano, perché la sua opera è talmente superiore a quelle fino a quel momento scritte, da imporre come lingua letteraria di tutti gli italiani il fiorentino. Dal trecento ad oggi poi, il suo influsso sulla lingua è stato importantissimo insieme a quello di Petrarca ( considerato anch’egli un altro fondatore della lingua), però mentre Dante è considerato l’inventore della realistica e della plurilinguistica (l’usare in un testo diversi registri linguistici), Petrarca allo stesso modo della antirealistica, della monolinguistica e della retorica. Inoltre fu lo stesso Dante a domandarsi sulla lingua volgare, come si può notare nel Convivio e nel De vulgari eloquentia , dove da inizio alla “questione della lingua”,ovvero un dibattito su quale lingua utilizzare nella produzione letteraria, che ci sarà fino al XX secolo. Dante riguardo a ciò sostiene la necessità (per la poesia) di una lingua illustre e uguale per tutti, ma sostiene anche che essa non è presente in nessun posto, perché è diversa dalla lingua parlata, e si può creare solo con lo studio dei poeti a lui antecedenti. Per questo, essendo consapevole di questo, decide di esaminare i vari dialetti, ipotizzando che saranno di vari esperti in cultura a creare tra essi ( i dialetti) il cosiddetto volgare illustre.
Hai bisogno di aiuto in Autori e opere?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email