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I generi letterari della produzione latina

Per la produzione latina dei secoli del Medio Evo non esiste una precisa codificazione dei generi, quali si fisserà successivamente in altre epoche come il Rinascimento. Comunque vi è una differenziazione notevole di forme letterarie. Data la visione religiosa che permea tutta la spiritualità medievale, gran parte di queste forme sono collegate con le esigenze del culto, dell’apostolato, dell’edificazione. Il genere più tipico è forse l’agiografia, cioè il racconto delle vite dei santi (dal greco àghios, santo, e gràpho, scrivo), in cui ha larga parte il sovrannaturale miracolistico, che spesso sfuma in un clima fiabesco e leggendario, attingendo al patrimonio dell’immaginario popolare.
Tipico è anche l’exemplum, un racconto di vicende esemplari che ha finalità morali ed edificanti. Questi esempi venivano raccolti in repertorio, da cui attingevano soprattutto i predicatori, per rendere più concrete ed efficaci prediche e per colpire la fantasia dei loro ascoltatori. Gli exempla furono una delle componenti principali che contribuirono a formare il genere della novella profana, destinata a svilupparsi più tardi in volgare (tracce di exempla si trovano ancora nelle novelle di Boccaccio, ad esempio in quella di “Nastagio degli Onesti”). Vi erano poi “visioni”, cioè descrizioni dei regni dell’oltretomba delle pene infernali e delle gioie del paradiso ( a questo genere si collegherà ancora la Commedia), inni liturgici, opere teologiche, come il De contemptu mundi (il disprezzo del mondo) di Lotario di Segni, un’apocalittica condanna della vanità del mondo e dei beni terreni.

Anche le opere di argomento profano erano però permeate dello stesso spirito religioso. Ad esempio i bestiari, i lapidari, gli erbari (sorta di enciclopedie dove si descrivono i significati simbolici e morali degli animali, spesso del tutto fantastici, delle pietre, delle piante) sono tutti fondati su una visione simbolica del mondo, in cui ogni aspetto della realtà significa altro nel piano di corrispondenza voluto da Dio. La visione religiosa è alla base anche della storiografia, che vede lo svolgersi dei fatti umani come rispondente ad un piano provvidenziale e spesso introduce nel racconto la dimensione del sovrannaturale. Di ispirazione religiosa sono anche le grandi costruzioni filosofiche del tempo, le Summae di Alberto Magno e di Tommaso d’Aquino caratterizzate da un’estrema sottigliezza di ragionamento e da un’impalcatura concettuale che per la sua grandiosa complessità è stata paragonata alle cattedrali gotiche; mentre le opere della corrente mistica, come quelle di Bonaventura da Bagnoregio, sono scritte in uno stile pieno di slancio e fervore.
Non bisogna dimenticare, nella letteratura mediolatina, la poesia goliardica che è invece di carattere profano, spesso in violenta contrapposizione polemica e parodia con la letteratura religiosa, e canta le gioie fisiche, il vino, l’amore sessuale, la vita sregolata e gaudente.

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