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Edonismo e sublimazione del desiderio


La produzione dei poeti della “brigata laurenziana” è incentrata sul tema amoroso. Rispetto alla tradizione stilnovistica e petrarchesca, l’amore viene qui sottoposto a un processo di idealizzazione secondo le linee tipiche del programma neoplatonico diffuso dall’Accademia di Marsilio Ficino : l’idea suprema di bellezza prende forma nella perfezione della donna e l’amore diventa lo strumento per conseguire questo ideale. Nell’ambiente raffinato ed elitario della corte medicea si assiste dunque a un processo di sublimazione del desiderio erotico che nasce dalla fusione di spinte culturali diverse: la concezione neoplatonica del bello consente di nobilitare sul piano filosofico la rivalutazione umanistica del piacere e del corpo di matrice epicurea e di derivazione classica (basti pensare alla riscoperta della lirica di Catullo e alla ripresa di motivi come il carpe diem oraziano). Nello stesso tempo la spinta edonistica a vivere la vita nel godimento si interseca con motivi tipicamente cristiani quali la labilità delle cose terrene e la fugacità del tempo umano. Molte delle liriche che ruotano su questi temi sono state composte ed eseguite in occasione di feste e riti laici con cui la corte medicea celebrava se stessa e i suoi fasti: i tornei, il carnevale, le feste folkloristiche che salutavano il ritorno della primavera. Le forme metriche adottate (prevalentemente la ballata) privilegiavano i ritmi cantabili, caratterizzati da una marcata musicalità, quasi a rendere attraverso la velocità delle cadenze il tema della fuga degli attimi. Dietro l’atmosfera festosa, dunque, la celebrazione edonistica della vita si tinge di toni sfumati e malinconici che ritroveremo nei testi di Lorenzo de’ Medici e Poliziano , o si stempera nei toni dell’idillio pastorale, il genere in cui la celebrazione di una natura edenica, pura e incontaminata, diviene occasione per vagheggiare uno stato di innocenza, vero e proprio antidoto contro il mondo artificioso e non spontaneo della corte. Questi temi troveranno espressione anche nell’Arcadia di Jacopo Sannazaro per poi riecheggiare nel Cinquecento nella poesia di Ariosto e Tasso.
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