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Il dolce stil novo

La definizione di “dolce stil novo” venne coniata da Dante nel secondo decennio del Trecento, come si evince dai versi contenuti nel XXIV canto del Purgatorio, dove il grande poeta della Divina Commedia incontra Bonagiunta Orbicciani e gli espone la propria poetica. Il dolce stil novo nato nel centro culturale fiorentino, non è una scuola, ma un insieme di esperienze diverse. Oltre al bolognese Guido Guinizzelli, considerato il “padre” del dolce stil novo, i fiorentini Guido Cavalcanti, Dante Alighieri e altri a formarlo. La produzione poetica di questi autori non consente di fissare i tratti distintivi di una vera e propria scuola, ma presenta alcune tendenze comuni: in primo luogo, il distacco dall’artificiosità del linguaggio e l’utilizzo di uno stile più fluido e semplice definito col termine tecnico “dolce”.La dolcezza inoltre è dovuta alla musicalità del testo. È tutta una forma musicale dolce, eufonica. Sul piano dei contenuti, nel dolce stil novo, vi è presente una novità di temi: la gentilezza, la donna e il saluto. La novità essenziale della lirica stilnovistica è il rapporto che essa instaura tra gentilezza e amore. L’amore è un sentimento capace di nobilitare l’uomo impedendogli ogni gretto pensiero. Questa gentilezza non si identifica come nel caso dell’amore cortese cantato nella lirica provenzale, ma caratterizza l’uomo nella sua pura semplice nobiltà d’animo.

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