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La ballata

La ballata, o canzone a ballo, destinata in origine ad essere cantata o ballata, fece la sua comparsa in Italia intorno alla metà del Duecento e incontrò una grande fortuna uno al Quattrocento; successivamente fu a lungo trascurata, per poi essere ripresa da Carducci e da altri poeti nella seconda metà dell’Ottocento.
La sua principale caratteristica è quella di presentare in apertura un ritornello definito ripresa che può essere formato da due versi (ballata minore), tre versi (ballata mezzana) o quattro versi (ballata maggiore). Al ritornello segue un numero variabile di stanze di solito di endecasillabi e/o di settenari; nella sua forma classica ogni stanza è formata da due mutazioni (o piedi ) che presentano la stessa struttura metrica e da una volta che riproduce lo schema della ripresa.
Un esempio di ballata può essere un tratto dalle Rime di Poliziano.


Nello schema descritto non rientrano alcuni componimenti del Duecento, fra i quali la celebre ballata di Guido Cavalcanti Perch’io no spero di tornar giammai, che presenta una ripresa di 6 versi (1 endecasillabo e 5 settenari).

Non bisogna confondere la ballata di cui stiamo parlando con la ballata romantica che fu introdotta in Italia da Giovanni Berchet (1783-1851) e che presenta caratteristiche profondamente diverse.

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