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Generi letterari del Rinascimento

I generi letterari del Rinascimento sono sostanzialmente due: il poema e il trattato.
Il poema nasce a Ferrara e si dice cavalleresco perché tratta di cavalieri, armi ed eroi. Si registra un ritorno al classico, un'idealizzazione nella forma e si parla pertanto di classicità idealizzata. I maggiori esponenti del genere letterario del poema sono Ariosto e Tasso. Ariosto nell'apparente ritorno alla forma si farà portavoce di una letteratura innovatrice basata su tematiche esistenziali. Tasso invece elaborerà e promuoverà il concetto di meraviglioso cristiano, unione di fede e letteratura.
Il trattato invece nasce a Firenze e si prefigura come un'analisi oggettiva della complessa situazione politica. I classici sono intesi come una fonte da cui attingere per risolvere i problemi contemporanei.
Si avvale di espedienti pronti da altri generi: aneddoti, esempi, novelle, discussioni teorico-dottrinali, schema teatrale. Il concetto alla base del trattato è la scientificità e questo genere letterario può essere monologico o dialogico. Il maggior esponente dal punto di vista della lingua è Pietro Bembo, della politica è Machiavelli e per quanto riguarda il Galateo invece è Giovanni della Casa.
L'anti-trattato nasce a Firenze in contrapposizione al trattato come ribellione. Il più grande esponente è sicuramente Francesco Guicciardini che promuove un'elaborazione irrazionale della scientificità del trattato di Machiavelli e degenera in una forma di casualità e fatalismo.
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