Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Testo
  2. Parafrasi
  3. Commento
  4. L’umiltà
  5. Lo stile
  6. L’immagine del crocifisso
  7. Il petrarchismo

Testo

Giunto è già ’l corso della vita mia,
con tempestoso mar, per fragil barca,
al comun porto, ov’a render si varca
conto e ragion d’ogni opra trista e pia.

Onde l’affettüosa fantasia
che l’arte mi fece idol e monarca
conosco or ben com’era d’error carca
e quel c’a mal suo grado ogn’uom desia.

Gli amorosi pensier, già vani e lieti,
che fien or, s’a duo morte m’avvicino?
D’una so ’l certo, e l’altra mi minaccia.

Né pinger né scolpir fie più che quieti
l’anima, volta a quell’amor divino
c’aperse, a prender noi, ’n croce le braccia


Parafrasi

Ormai il corso della mia vita è arrivato,
attraverso la tempesta della vita, su di una fragile imbarcazione,
al porto finale che aspetta tutti, lì dove
si possa render conto di ogni nostra azione, malvagia o meritevole.

Per cui adesso conosco bene come l’appassionata fantasia,
che rese per me l’arte idolo e unica ragione di vita,
fosse piena di errori
e [come fosse erroneo] quell’amore terreno che, per quanto li danneggi, tutti desiderano.

I pensieri d’amore di un tempo, così vani e lieti, (I pensieri d’amore rendevano il poeta felice, ma erano anche inutili e senza scopo, visti nell’ottica della fine della vita)
che cosa diventeranno adesso, che mi sto avvicinando a due morti?
della prima [quella del corpo] sono certo, e l’altra [quella dell’anima peccatrice] la sento come una minaccia.

Né la pittura, né scultura ormai potranno più dar pace
all’anima, rivolta verso quell’amore divino
che, per accoglierci, aprì le braccia sulla croce.

Commento

Tema: l’avvicinarsi della morte della morte del corpo e il timore della morte spirituale e la speranza della misericordia di Dio
Sintesi: Di fronte alla morte che si avvicina, al poeta la vita trascorso sembra un susseguirsi di errori, noin perché ci fosse qualcosa di sbagliato, ma perché di averci investito troppo tempo e troppe forze e quindi di averne fatto un “idolo”. Adesso gli resta soltanto la speranza nella misericordia divina per cui, in tale ottica, Gesù Cristo in croce si trasforma in un abbraccio di accoglienza.

L’umiltà

Da documenti dell’epoca, risulta che Michelangelo avesse un carattere irascibile, puntiglioso e pieno di orgoglio per la sua attività artistica. Invece dal sonetto, si ricava l’immagine di una persona umile; arrivati alla fine della vita, la carriera dell’artista famoso non conta più; conta il bene e il male che abbiamo fatto /= ogni opera trista e pia). Il distacco dalla propria arte è causato da questo umile rientrare nella comune umanità di fronte al giudizio di Dio, quando i successi e le passioni che hanno animato la vita dell’artista non hanno più alcun valore.

Lo stile

Dal punto di visto stilistico, il testo è pieno binomi: conto/ragion, trista e pia, idol e monarca, vani e lieti, Né pinger, né scolpir. Questo suggerisce l’essere in bilico fra la vita e la morte, tra il bene e il male, tra la condanna e la salvezza. Questa duplicità è accentuata dalle numerose allitterazioni, a volte più dure. (“ogni opra triste e pia”, ora più morbide (“affettuosa fantasia”)
Dal punto di vista metrico, il sonetto ha il seguente schema: ABBA, ABBA, CDE, CDE.

L’immagine del crocifisso

A Roma, Michelangelo frequentava il circolo spirituale che faceva capo a Vittoria Colonna. Questa cerchia auspicava una riforma morale della Chiesa cattolica e dibatteva il tema cruciale del rapporto fra la salvezza attraverso le opere e la salvezza attraverso la Grazia e per puro e gratuito intervento divino (posizione coincidente con la Riforma protestante. Pur rimanendo all’interno dell’ortodossia cattolica, Michelangelo, soprattutto in vecchiaia, era convinto che il peccatore non aveva la capacità di salvarsi da sé per cui era necessario un potente e diretto intervento di Dio. Nel sonetto, il Cristo che allarga le braccia, in segno di accoglienza allude a questo concetto. Del resto, è utile ricordare che anche Petrarca pensava che l’anima fosse schiacciata dalla sua incapacità autonoma di salvarsi ed implorava l’intervento diretto di Dio, ossia della Grazia, per ottenere la salvezza.

Il petrarchismo

La prima quartina è ripresa dal Petrarca (sonetto CLXXXIX, Passa la nave mia colma d’oblio e dalla sestina LXXX, Chi è fermato di menar sua vita).
Anche le immagini della nave e del porto ci rimandano al Petrarca. Questa metafora rappresenta la fragile condizione umana, la caducità del corpo e la debolezza dell’anima. Tuttavia, il duplice enjambement dell’ultima terzina e soprattutto quello che mette in rilievo la parola «anima») il cui scopo è di rappresentare il rifiuto dell’attività artistica, vanno aldilà della poetica petrarchesca del XVI secolo perché mancano di fluidità e possono apparire troppo aspri.

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