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Altre “voci” del petrarchismo



Un fenomeno interessante legato alla diffusione del petrarchismo è quello della lirica femminile. Numerose poetesse, infatti, si affermano sulla scena letteraria ed editoriale,producendo interi canzonieri. Le implicazioni socio-antropologiche di questo fenomeno sono notevoli, poiché nella produzione poetica delle donne la lirica d’amore viene spesso a rappresentare un luogo di espressione di libertà intellettuale e di affermazione sociale.
Fra i nomi più importanti, si ricordano quelli della bresciana Veronica Gàmbara, della ferrarese Tullia d’Aragona, ma soprattutto di Vittoria Colonna e Gaspara Stampa.
Vittoria Colonna (1490-1547), romana, amica di Michelangelo Buonarroti, è autrice sia di liriche amorose sia di Rime spirituali (edite nel 1546). Ella svolge un ruolo importante nella diffusione di questa tipologia lirica, a cui si accosta a causa della sua vicinanza ai circoli dell’evangelismo italiano (un movimento di riforma spirituale). La produzione lirica di Gaspara Stampa (1523-54), padovana ma attiva a Venezia, è invece pubblicata postuma (1554): essa è prevalentemente dedicata all’uomo amato ed è caratterizzata dal
tratto “borghese” della narrazione di eventi quotidiani.

Giovanni Della Casa (1503-56), noto soprattutto per la sua opera maggiore, il Galateo, è autore anche di una produzione lirica di grande valore, nella quale si riscontra una notevole originalità rispetto alle tematiche e ai canoni stilistici indicati dal petrarchismo bembiano. Sul piano tematico, Della Casa ridimensiona il motivo amoroso, per porre al centro della sua poesia una visione introspettiva del soggetto; tratta inoltre temi alternativi, come quello della gloria mondana e del potere. Sul piano formale, egli pratica la rottura della coincidenza tra verso e frase, servendosi in modo innovativo della figura stilistica dell’enjambement. La sua poesia è inoltre formalmente ispirata a un ideale di gravitas che si rispecchia nello stile severo e solenne.
Alla scrittura si dedica anche Michelangelo Buonarroti (1475-1564), artista tra i maggiori del Rinascimento, che considera la poesia come un esercizio privato e frammentario. La pubblicazione delle sue rime avviene, per questo motivo, solo dopo la morte (nel 1623). I suoi componimenti, talvolta incompiuti, sono illuminazioni improvvise, quasi frammenti di pensiero. Si tratta di una produzione lirica dotata di una sua autonoma e originalissima qualità, inconfondibile nel vasto panorama della lirica amorosa e filosofico-spirituale . Il linguaggio, spesso arduo e concentrato, porta già fuori dell’ambito del petrarchismo, quasi anticipando un manierismo stilistico che avrà in Torquato Tasso, nella seconda metà del secolo, il maggiore rappresentante.
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