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Anticlassicismo



Il petrarchismo, traducendo in un codice stabile e formalizzato il Canzoniere di Petrarca, è una delle forme letterarie in cui si manifesta il classicismo rinascimentale. Già nel cuore dell’Umanesimo affiorano però alcune linee divergenti, “irregolari”, e di contestazione dell’ossequio ai modelli. Abbiamo già colto il manifestarsi di tendenze simili nel cuore dell’Umanesimo, persino nella produzione di autori noti per incarnarne i valori più razionali e “ortodossi”.
Nel primo Cinquecento si delinea in modo ancor più netto una linea anticlassicistica che, seppur in forme spesso isolate e difformi tra loro, e soprattutto senza costituire una corrente definita e teorizzata, contesta il vincolo dell’imitazione dei modelli in nome di un’ispirazione più libera e, almeno in apparenza, meno regolata. Le forme “alte” vengono sottoposte a un sistematico rovesciamento condotto attraverso i modi della parodia, della deformazione caricaturale, del grottesco, del “basso”. Avviene così che all’estetica dell’equilibrio, dell’armonia, dell’ordine razionale viene opposta l’estetica del disordine, dell’eccentrico e del caos: l’idealizzazione del bello e la sua sublimazione si rovesciano nell’esaltazione parodistica del brutto, del deforme e dell’irregolare. Dal Momus di Leon Battista Alberti alle Facetiae di Poggio Bracciolini, dalle rime del Burchiello alle provocazioni di Pietro Aretino si viene definendo una mappa di posizioni divergenti e “irregolari” che, pur senza sovvertire la cultura ufficiale, danno voce a una ricerca alternativa a quella rassicurante dei modelli umanistici.
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