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I ricordi di Leopardi


Questa poesia venne scritta da Leopardi durante la sua permanenza a Recanati, nel 1889, ma venne pubblicata due anni più tardi, nel 1831.
In questa poesia Leopardi descrive l’elemento fondante della poesia stessa: il ricordo; per lui, qualsiasi cosa deve suscitare un ricordo, altrimenti non può essere poeticizzata.
Il ricordo ha uno stretto collegamento con l’indefinito, poichè i ricordi sembrano lontani e se ne ha un’immagine sfocata e confusa, resa più sentimentale grazie alla fantasia della mente umana.

Leopardi descrive il suo ritorno nella casa paterna a Recanati, confrontandolo con la vita passata dell’infanzia, percepita come un dolce periodo pieno di sogni e illusioni. Quello era il periodo di vita dove ancora non sapeva cosa gli sarebbe spettato in futuro, con un mondo tutto nuovo da scoprire.

Leopardi ricorda un un forte senso di nostalgia gli anni da bambino, durante i quali giocava e si divertiva liberamente, si abbandonava nel parlare con la natura e passava le notti a contemplare il cielo.
In questa poesia, il sentimento del passato, oggetto del ricordo, viene proiettato dal sentimento del presente e alla fine del testo, come in “A Silvia”, è presente una figura femminile, Nerina, che muore in età prematura, destinata ad una morte crudele.
L’aspetto uditivo assume un ruolo centrale, i suoni sono i protagonisti della poesia, nell’ “Infinito” I suoni riportano al passare delle stagioni, mentre in questo testo tutti i suoni hanno un collegamento con il tempo. Con “Le ricordanze” Leopardi sperimenta un nuovo formato di poesia, la canzone libera, che è caratterizzata da una maggiore libertà metrica e ritmica.



Analisi delle figure retoriche


Per Leopardi l’unica speranza per poter cessare il dolore è la morte. Quando sarà prossimo alla morte il ricordo delle illusioni potrà liberarlo dal dolore. Leopardi, quando fu malato, era desideroso della vita, il desiderio della morte è allo stesso tempo accompagnato dal desiderio di vivere. Leopardi considera il tempo della giovinezza il periodo di vita migliore, il ricordo di questa giovinezza lo porta allo struggimento. Questo dolore viene ampliato alla fine della poesia quando subentra una figura femminile; Leopardi è stupito poiché non ritrova nei suoi luoghi d’infanzia Nerina, sua coetanea; di lei non resta nulla se non i luoghi che le fecero da cornice, per questo motivo il poeta rimpiange nostalgicamente il tempo in cui poteva vivere circondato dal suo affetto. Nerina non può più divertirsi e godersi la sua tenera età, è quindi l’emblema della giovinezza perduta.

per approfondimenti, vedi qua:
Lo Zibaldone di Giacomo Leopardi
Il pensiero letterario di Giacomo Leopardi
La poetica di Giacomo Leopardi

A cura di Gabriele, con correzione testuale di Giorgia.
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