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Le ricordanze, Giacomo Leopardi

Comprensione complessiva

In questa poesia, incentrata sul tema del ricordo, Leopardi evoca la memoria del periodo della sua giovinezza, trascorso a Recanati nella casa paterna. E' il tempo delle dolci illusioni e del caro immaginar, ispirato alla contemplazione della natura in cui si immergeva, osservandone ogni elemento, come il cielo e le stelle, e ascoltandone ogni rumore. Dal momento che la giovinezza è l'unica stagione della vita a cui è concessa un po' di felicità, in quegli anni era ancora ignaro del suo destino d'infelicità. Ora, invece, con addosso la consapevolezza del presente e dunque della sua sorte, non riesce a consolarsi, a provare felicità attraverso gli inganni e le illusioni come un tempo, poiché è indelebile nella sua mente il pensiero della morte. Infine, richiama alla memoria Nerina, di cui ricorda il suono della voce, alcuni gesti e alcune abitudini, sottolineando il fatto che è morta e dunque che di questa sua donna amata non rimane che il ricordo. Il poeta termina concentrando l'attenzione nell'ultimo verso sulla «rimembranza acerba» che è tutto ciò che gli rimane di un dolce tempo di illusioni, amore e inganni che non torneranno più.

Analisi

A. Nell'incipit della poesia, il poeta si rivolge alla natura, alle stelle in particolarem che era solito ammirare dal giardino della casa paterna nel periodo della sua giovinezza, alla fine del quake terminarono le sue gioie in quanto è «dell'arida vita unico fiore». Rievoca la natura attraverso numerose immagini come «verde zolla», «viali odorati», «i cipressi là nella selva», «lontano mar», «monti azzurri», con la quale era solito stare a stretto contatto. Questa, infatti, gli permetteva, attraverso suoni e immagini vaghi e indefiniti, com'è richiamato dall'aggettivo «vaghe» al primo verso, di staccarsi dalla realtà e di lasciar correre l'immaginazione verso l'infinito che s'illudeva così di raggiungere; a questi dolci inganni del «caro tempo giovanil» contrappone «il pensier del presente», ovvero la consapevolezza che quell'infinito appartiene in realtà ad un altro mondo e ch quindi non potrà mai soddisfare la sua sete d'infinito.

B. Con l'espressione caro immaginare vado immaginar, Leopardi definisce le caratteristiche fondamentali dell'immaginazione: è caro in quanto le immagini evocate dal pensiero erano dolci e piacevoli e gli permettevano di accedere a un piacere infinito che nella realtà, piena di piaceri finiti e deludenti, non avrebbe potuto trovare. Inoltre, è vago poiché l'atto di immaginare è stimolato da immagini della natura vaghe e indefinite, che non si possono cogliere pienamente; ciò che il poeta immagina è piacevole proprio perchè presenta dei caratteri indefiniti, tendenti all'infinito, di cui non si potrebbero individuare limiti netti.

C. Nell'ultima parte della poesia, il poeta adotta delle scelte retoriche-stilistiche di particolare rilevanza. In primo luogo, invoca numerose volte il nome della donna amata (v. 136, v. 157, v. 160, v. 164) marcando la sua assenza e la sua morte. Un elemento che ancor più sottolinea la presenza della donna solo nel passato è l'utilizzo del tempo imperfetto e in alcuni casi anche del passato remoto, come «passasti», ripetuto molteplici volte per sottolineare la morte che colse la giovane fanciulla, la quale non potrà più vivere se non nel ricordo. Leopardi ripete più volte anche il verbo «dico» all'inizio di alcuni versi, come se quella che segue fosse un'affermazione secca, una sentenza, con cui egli afferma che certamente Nerina non vivrà più, non sarà più felice.

Interpretazione

Nella poesia “Le ricordanze” sono presenti numerosi richiami a tematiche o moduli presenti in altri canti leopardiani.
L'idea che l'uomo aspiri a un piacere infinito, impossibile da trovare nella realtà, ma raggiungibile attraverso l'immaginazione, dono della natura benigna, è tipica della stagione giovanile di Leopardi. Infatti, la si può ritrovare nella poesia “L'infinito” in cui il poeta, seduto di fronte a una siepe, immagina spazi infiniti e in seguito pensa all'infinito temporale, alle epoche passate e a quella presente, e questo pensiero è dolce e piacevole per lui. Nella poesia “Le ricordanze” sottolinea però che col tempo ha scoperto che quell'infinito, che si era illuso di aver raggiunto, appartiene a un atro mondo o comunque non al tempo presente («che di qua scopro […] arcani mondi»). Questa tematica era il fulcro della canzone “Alla sua donna” con la quale Leopardi disse addio alla poesia per un lasso di tempo dopo essersi reso conto che la bellezza, la perfezione, la totalità, non erano raggiungibili. Inoltre, il verso 49, «o dell'ardida vita unico fiore» esprime l'idea, già presente ne “Il sabato del villaggio”, che nella vita infelice dell'uomo è concessa un'unica stagione felice, ovvero la giovinezza, durante la quale le dolci illusioni e le speranze consentono uno spiraglio di gioia, nonostante il destino di infelicità che spetta a ogni vita umana.

L'ultima parte della poesia richiama sia per tematiche sia per alcune espressioni, il canto “A Silvia”. Silvia, così come Nerina, era morta in gioventù, strappata alla stagione più felice dalla vita. Leopardi utilizza per Nerina espressioni analoghe a quelle per Silvia, come «splendea» (v. 154) riferito agli occhi in entrambi i casi. Di entrambe ricorda non solo gli occhi, ma anche la voce e i gesti e sottolinea con amarezza che non potranno più vivere. Silvia rappresentava la speranza, Nerina invece «i tristi e cari moti del cor» (v. 172), ma di entrambe le cose Leopardi afferma che non rimarrà che il ricordo, tematica centrale dell'intera poesia.

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