Indice
- Giacomo Leopardi
- Lo studio della filologia
- L’incontro con Pietro Giordani, 1817
- Concezione materialistica
- A Roma
- Nuovo lavoro
- Tornato a Recanati
- La formazione di Leopardi
- Illuminismo o Romanticismo? Questo è il dilemma
- Leopardi come filosofo?
- L’infelicità umana
- La crisi del sistema della natura e delle illusioni
- La teoria del piacere
- Il rapporto tra la poesia e i sensi
- Contrapposizione filosofia-poesia
- Lo Zibaldone dei pensieri
- Le operette morali
- I Canti
- Metrica e stile
- I Canti e la lirica moderna
- Il soggetto di Petrarca e Leopardi: il confronto
- Temi e situazioni dei Canti
- Il confronto tra antichi e moderni
- Il tema cardine della memoria
- Il tema dell’amore
- Il paesaggio dei Canti
- Metrica, forme, lingua e stile
- La riflessione sulla lingua
- La sera del dì di festa
- Alla luna
- A Silvia
- Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
- La quiete dopo la tempesta
- Il passero solitario
- Il sabato del villaggio
- Gli idilli
- Il linguaggio, la metrica e lo stile degli idilli
- I temi principali delle operette morali
- I temi delle operette
- La varietà stilistica
- Il confronto tra Manzoni e Leopardi
- La terza fase della poesia leopardiana
- Come cambia la poetica nella terza fase?
- La Ginestra, o il fiore del deserto
- Il paesaggio desolato del Vesuvio
- Una volta presa consapevolezza del senso della vita, cosa si deve fare?
Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 1798, un ambiente chiuso e abbastanza conservatore, portatore degli ideali romantici ma soprattutto illuministi. Egli è il primo dei figli del conte Monaldo e della bigotta ( intrascendente e antica) Adelaide. La condizione economica del padre manda in rovina la famiglia e questo implicò la rigida posizione di controllo della madre Adelaide sui figli: la loro istruzione fu propriamente gestita dagli ecclesiastici di quei tempi: i sacerdoti prelati.Il carattere di Leopardi fu schivo e riservato fin dalla nascita, ma era molto studioso…infatti egli già all’età di 10 anni sapeva tradurre il latino di Orazio, Virgilio e tanti altri autori passati. Tutto ciò fu reso grazie all’immensa biblioteca contenente 15.000 libri lasciata dal padre.
Lo studio della filologia
1806-1816 furono gli anni “di studio matto e disperato” come egli stesso diceva. Fu in questi anni che scrisse le prime prove poetiche, e si interessa molto allo studio della filologia.Non solo fu la filologia un elemento chiave delle sue passioni, lo fu pure la sua “conversione letteraria” predisposta all’arte e alla scoperta di luoghi più aperti rispetto al suo piccolo paese natale.
L’incontro con Pietro Giordani, 1817
Quando Pietro Giordani visita Recanati, Leopardi rimase completamente affascinato dalla bellezza delle tematiche presenti nelle sue opere. Nello stesso anno in cui incontra Giordani, Leopardi si innamora della cugina Gertrude Lazzari.Attraverso l ‘amore per l’arte e il desiderio di scoperta, Giacomo decise di evadere da Recanati senza dire niente alla sua famiglia, ma quando il padre lo sorprese alla vigilia della sua partenza, il suo desiderio si spense.
Concezione materialistica
Un’altra conversione avvenne per Leopardi, cioè quella materialistica e atea. Va così contro i desideri e gli ideali dei genitori, i quali volevano indirizzarlo verso il mondo ecclesiastico.A Roma
Nel 1822 Leopardi visita Roma, ma ne rimane profondamente deluso dall’intero paesaggio, dalle opere, dalle sculture. L’abitudine antiquata e chiusa avevano ormai fatto di lui un uomo conservatore. Nel maggio del 1823 fa così ritorno a Recanati, incontrando nuovamente le sue opinioni pessimiste che aveva lasciato indietro. Nel 1824 inizia a scrivere le Operette Morali, tratti filosofici che descrivono il suo punto di vista riguardante la condizione umana.Nuovo lavoro
Nel 1825 l’editore Stella permette a Leopardi di ricevere un contratto di lavoro, che gli consente di viaggiare e visitare Milano. Qui avrà anche la possibilità di commentare il Canzoniere di Petrarca. Ogni tentativo di lavoro fu respinto sia dalle opposizioni politiche che dalle proprie (spesso rifiutò incarichi in università straniere)Nel 1826 si trasferisce a Firenze frequentando il salotto di Carlo Viesseux, per poi ritornare a Recanati.
Nel 1827 Leopardi si trasferisce a Pisa perchè alla ricerca di un clima sempre più mite dopo quello di Milano e Bologna. Proprio qui inizia a scrivere il Risorgimento e a Silvia. Conosce l’autore napoletano Antonio Ranieri e si innamora dell’affascinante Fanny Tozzetti, iniziando così a scrivere dei componimenti per lei conosciuti come Il ciclo dell’Aspasia (il suo soprannome). A novembre, ritornerà nuovamente a Recanati dopo che il suo contratto era finito.
Tornato a Recanati
A Recanati Leopardi passa sedici mesi sia in depressione che in creatività, scrivendo una parte dei Canti che verrà poi pubblicata dal suo amico Antonio Ranieri, autore napoletano. Una prima parte dei canti sarà dedicata ai suoi amici toscani, che gli permisero di vivere un anno a Firenze dopo che la sua condizione economica era andata a rotoli.Nel 1833 si trasferisce a Napoli con Antonio Ranieri e qui scriverà un’altra opera: i pensieri.
1836-1837 vive con i fratelli Paolina, Carlo e Pierfrancesco ai piedi del Vesuvio, per fuggire dall’epidemia del colera che intanto stava invadendo l’Italia. Morirà il 14 giugno 1837 a Napoli, dopo che le sue condizioni di salute si aggravarono.
La formazione di Leopardi
Attraverso la sterminata biblioteca lasciata dal padre Monaldo, il Leopardi bambino e adolescente ebbe la possibilità di tuffarsi nell’ immenso mare di cultura, la quale è diversa dall’erudizione in quanto:L’erudizione è la conoscenza fino a sé stessa;
La cultura è la conoscenza che implica un cambiamento.
L’erudizione per Leopardi fu un grande cambiamento per Leopardi: ciò venne causato in primo luogo dalla socialità, che Leopardi ha sempre portato avanti nella sua vita. Un cambiamento che risulta evidente nel momento in cui vede il suo posto nativo per quello che è veramente: un luogo chiuso, conservatore, proprio come la sua famiglia. Ed è proprio per questo che l’unica libertà che Giacomo Leopardi riesce a trovare e lo studio. Egli sceglie di impegnarsi nel presente e di intervenire, dando a sé stesso una dimensione filosofica e civile.
Illuminismo o Romanticismo? Questo è il dilemma
Leopardi, come sappiamo, porta avanti sia i temi dell’Illuminismo, portando avanti la fiducia nella scienza, nella ragione, nel progresso, in un ambito cattolico paterno pur rifiutandolo. Colui è anche Romantico, in quanto scrive poesie con la giusta immaginazione, ricordi, illusioni, e soprattutto scrive la Poesia Lirica, cioè Soggettiva.L’adesione al classicismo si configura come un tentativo di rilanciare nel corrotto presente le virtù degli antichi, servendosi innanzitutto dei loro modelli di stile.
La padronanza della conoscenza da lui assimilata negli anni gli consente di leggere, scrivere e parlare perfettamente il latino e il greco, oltre che il Sanscrito: l’indiano degli indigeni. Oltretutto, la conoscenza delle lingue potrà entrare nelle Scuole Filologiche le quali consideravano il tedesco, e non l’indoeuropeo, come origine delle lingue greco-latine. Ma egli, essendo acculturato, possiede la sicurezza di negare ciò che si sosteneva.
Leopardi come filosofo?
Nel 900 i critici sostenevano che Leopardi non era un filosofo ma costui si era creato un sistema suo di idee che gli aveva permesso di trovare un senso alla vita, non solo alla sua ma anche a quella degli altri…partendo da ideologie particolari.Inoltre, Leopardi considerava cruda la speculazione filosofica, in quanto considerava essa come una sbagliata forma di divulgazione della conoscenza: essa deve limitarsi a quel bisogno esistenziale e sociale , e così alle necessità dell’individuo.
Il “vero” di Leopardi si basa innanzitutto sull’io umano, sull’esperienza di vita vissuta e sulla condivisione: non c’è niente che riguarda l’individualismo. Deve, cioè, avere valore sia oggettivo che soggettivo.
L’infelicità umana
Leopardi affronta diversi punti di vista tra cui l’infelicità umana, la quale non dipende dalla natura. Infatti, coste è definita come un’entità positiva e benefica. È la civiltà umana che ha distrutto la bellezza intorno a sé, ovvero le illusioni che rendevano la vita sopportabile. La natura ha creato gli uomini felici. Il progresso ha tolto al mondo questa felicità. Gli antichi non vivevano nel progresso, perciò potevano vivere nelle illusioni e quindi erano più felici. Questo viene definito come pessimismo storico. Era così compito dei moderni ripristinare gli ideali antichi, attraverso l’azione e l’eroismo.La crisi del sistema della natura e delle illusioni
Nel 1819 e 1823 entra in atto ciò che viene definita “La crisi del sistema della natura e delle illusioni”. Nel 1819 viene meno l’adesione di Leopardi al cattolicesimo, abbracciando definitivamente il sensismo illuministico. Oltre a ciò, si unisce anche l’aspetto materialistico E’ respinta ogni ipotesi sull’esistenza di elementi spirituali. “Il corpo è l’uomo. Il corpo pensa. E’ materia pensante.” La causa dell’infelicità è indicata nel rapporto tra il bisogno dell’individuo di essere felice e le possibilità di soddisfacimento oggettivo.La teoria del piacere
“L’uomo, cosa cerca nella vita?” Si chiede Leopardi. “Realizzarsi, avere felicità.” Si risponde. Ma delle volte il piacere che si cerca nella natura è ben diverso dal piacere che la realtà riesce ad offrirgli. Perché questo?Perché alla natura interessa dell’uomo non la sofferenza o la felicità, ma la procreazione. Alla natura perciò non interessa se un individuo rimane insoddisfatto della propria vita. Perciò la natura viene considerata maligna e matrigna, passando così dal pessimismo storico al pessimismo cosmico.
Pessimismo cosmico: infatti è la vita stessa, nella sua organizzazione universale, a essere orientata solamente alla sopravvivenza dell’esistenza, senza che il desiderio di piacere degli individui venga tenuto in alcuna considerazione. Da una parte la civiltà è l’arma attraverso la quale l’uomo ha smascherato la verità della propria condizione, recuperando così almeno la propria coscienza attraverso il progresso e la civiltà. Dall’altra però la civiltà, sottraendo l’uomo al dominio delle forze naturali e delle illusioni, lo ha reso più egoista e più fragile, segnando ogni momento della vita con il marchio dell’artificialità e inautenticità.
Ma la soluzione è un suicidio? No! Si può agire attraverso il “titanismo” Il poeta può così dimostrare con la poesia ciò che è vero, distinguendosi dagli altri autori perché mette a confronto l’io con il mondo, e l’io con la realtà. Quindi si deve reagire attraverso la socialità, con il Titanismo: ecco perché Leopardi è considerato come il primo dei moderni.
Il rapporto tra la poesia e i sensi
I romantici, come denuncia Leopardi, vogliono portare la poesia “dal visibile all’invisibile e dalle cose alle idee”. I romantici eliminano cioè quel legame tra poesia e natura, che è invece l’unica ragione di vita. Ciononostante rinnegano il fondamento e la funzione della poesia.Leopardi propone invece una poesia capace di servirsi innanzitutto dei sensi per provocare sul lettore un effetto forte. Per Leopardi il compito del poeta è quello di esporre la realtà così da prendere consapevolezza e quindi agire per mezzo del titanismo. La realtà, infatti, è cruda per lui. La poesia ha inoltre il compito di ristabilire quel rapporto primitivo e diretto con la natura, che la ragione e l’intelletto vanno distruggendo.
Inoltre, Leopardi cerca appositamente termini con significati plurimi per ampliare l’espressività della poesia, la quale è indeterminata. Deve essere inoltre in grado di dare voce alla tensione verso il piacere, costituendo vitalità e provocando sensazioni gagliarde e appassionate.
Contrapposizione filosofia-poesia
A partire dal 1823, la crisi del sistema della natura e delle illusioni inizia a determinare una nuova crisi: la poesia non riesce più a scaturire fiducia negli occhi di Leopardi, e la caratterizzazione negativa di essa implicano il venir meno della sua importanza. Ne consegue il rifiuto, almeno provvisorio, della poesia, e un’adesione alla letteratura volta alla distruzione delle illusioni.A partire poi dal 1828, la ricerca del vago e dell’indefinito non cessa di costituire una specificità della scrittura poetica leopardiana. Viene però meno la contrapposizione tra poesia e filosofia, e la concretezza dell’esperienza è coinvolta anche nelle sue esigenze ragionative e nel suo bisogno di significato. Infine, muta il compito sociale della poesia: essa non deve più restaurare la forza delle illusioni, ma stabilire il vero e comunicarlo agli uomini.
Lo Zibaldone dei pensieri
Derivante dalla probabile parola “zabaione”, contiene circa 9000 pensieri. Nel 1899 Cantucci pubblica la produzione inedita, strappandogli la proprietà all’autore Ranieri che per anni l’aveva custodita. Ormai l’opera era di possessione pubblica, cioè dello Stato. L’opera contiene pensieri parecchio disorganizzati, pur essendo uno scritto non finito ma con contenuti abbastanza chiari nel loro genere. Tale scritto non era destinato alla pubblicazione: dentro c’erano appunti relativi alla sua famiglia, esperienze personali, ideali su tutto. E’ molto importante perciò perché c’è il sui pensiero e parere personale su ogni cosa. Lo Zibaldone perciò rappresenta un vero e proprio laboratorio intellettuale, cui corrispondono anche modi e atteggiamenti diversi dalla scrittura. E’ come se si assistesse al procedere verso forme di scrittura via via più prossime all’intento di comunicazione pubblica.Esiste inoltre una distinzione tra le macro e le micro scritture. Le micro rappresentano i continui segnali di abbreviazione (ec. In genere). Le macrostrutture, per la disposizione disorganica e mescolata degli appunti oltre che per la loro disomogeneità.
Le operette morali
Le operette morali furono 24, scritte nel 1824, e contengono riferimenti collegati a situazioni ideali.Inoltre viene descritta la storia del genere umano. Gli uomini hanno tutto, perciò colpiti dalla NOIA (all’inizio).
Gli Dei, successivamente, inculcano agli uomini il desiderio di piacere, fino a quando non consegnano agli stessi la fatica, le virtù e il dolore: invia cioè la verità, affiancate all’Amore (Il fulcro di tutto) Per questo motivo si arriva alla noia e al suicidio. Infatti Leopardi dice –“La felicità è sempre nel futuro” cioè nell’attesa, e mai nel presente.
I Canti
La produzione in versi di Leopardi è perlopiù raccolta nei Canti, i quali, nel 1845 vennero pubblicati da Antonio Ranieri. Essi erano 41 testi e ognuno affrontava tematiche ben differenti in anni differenti. L’anno più antico dei Canti risulta essere il 1816.I Canti, come si potrebbe pensare, non sono un insieme di temi organizzati e unitari: al contrario, la loro disorganizzazione è esterna, ma non interna dal punto di vista argomentativo: essi presentano gli idilli, il ciclo di Aspasia, nove canzoni e cinque grandi libere canzoni del 1830.
Molto importante nei Canti è lo sviluppo del soggetto e la sua posizione filosofico esistenziale nell’opera. L’eroismo, il titanismo, la natura e la morte vengono affrontati con un io diverso dal normale.
Metrica e stile
Leopardi dal punto di vista metrico sceglie di utilizzare i normali versi endecasillabi e o settenari accompagnati con le forme di canzone del testo sciolto, insieme agli argomenti disorganizzati che affronta passo dopo passo nell’opera.Un soggetto lirico concreto
L’espressione dell’utilizzo di un “io” come soggetto lirico unitario e senza dubbio originale. E’ dunque parliamo di poesia-pensiero, originalmente sospesa tra il dato esistenziale e quello filosofico.
I Canti e la lirica moderna
Secondo Leopardi, esiste un vero e proprio divario tra l’antichità dei poeti classici e la modernità degli autori novelli. Gli antichi erano colmi di una poesia primitiva, immaginaria, colma di illusioni e di indefinitezza. La modernità invece è il regno della ragione e del vero. Ai moderni resta soltanto la poesia sentimentale, cioè una poesia mediata dalla ragione e nella quale l’immaginazione è ridotta quasi a zero.Se in un primo momento Leopardi cerca in tutti i modi di rendere viva l’illusione e l’immaginazione degli antichi, in un secondo momento invece egli scommette sulla sua falsità e distruzione. Il motivo non è chiaro: probabilmente sulla sua sfiducia nella immaginazione, oppure su un suo rimpianto per non averla riportata in vita.
Il soggetto di Petrarca e Leopardi: il confronto
Se da una parte abbiamo un soggetto petrarchesco quale istituzione e quindi costruzione letteraria., il soggetto di Leopardi diviene invece un “io” concreto e biografico. Le sue affermazioni in prima persona si fondano sull’esperienza concreta. Questa soggettivizzazione della lirica segna la modernità, e Leopardi senza dubbio uno dei fondatori di essa.Se da una parte l’io petrarchesco è un soggetto dimezzato, istituzionale e cioè privo di libertà di pensiero,
l’io leopardiano è invece pronto a pensare, vivere, sentire, argomentare qualunque cosa.
La lirica di Leopardi si fonda dunque sul modello di poesia e sul soggetto concreto e il pensiero oggettivo, questo modello ormai moderno e abbandona definitivamente i canoni tradizionali del petrarchismo.
Temi e situazioni dei Canti
Uno dei grandi temi di quest’opera è senza dubbio quello civile. Inoltre, egli senza fare molti giri di parole va subito ad evidenziare la parte pratica delle cose, ovvero l’evidenza, e non l’apparenza, in cui la virtù è solo ormai una parola vana priva di significato.Inoltre, un altro tema è il problema della società: tema che Leopardi affronta con un tono satirico-polemico. Ciò in cui egli va contro è soprattutto l’inadeguata proposta di rinnovamento prodotta dai liberali, portatori di un’ideologia altrettanto idealistica benché laica, in particolare centrata sul mito del progresso.
La centralità del momento civile è associata anche dalla presenza della socialità, quindi la perpetua alleanza fratella deve essere una costante.
Il confronto tra antichi e moderni
Come agli antichi appartenevano le illusioni, le virtù, l’eroismo.ai moderni invece appartiene la cognizione del vero e di conseguenza i vizi, la viltà e l’egoismo. Da ciò deriva anche che la poesia, caratteristica del modo antico di sentire e di esprimersi, è divenuta impossibile o difficile per i moderni.Il tema cardine della memoria
Secondo Leopardi il poeta moderno per essere tale deve tuffarsi nel proprio passato, e quindi nella sua fanciullezza, per rivivere tutti quei momenti che rendono la sua mente colma di immaginazione, per quanta ce ne possa essere, in modo da scrivere i poemi migliori. Al tema della memoria è collegato dunque quello delle illusioni: le illusioni sono anzi profondamente segnate dalla dimensione temporale: caratterizzano l’antico, l’infanzia, il passato, mentre si dileguano e rovinano nel moderno, nella maturità, nel presente. Grazie a ciò, per non cadere nella disperazione, che gli uomini devono allearsi.Il tema dell’amore
Un altro tema cardine dell’opera è l’amore, visto da Leopardi come sfida estrema del soggetto. Anche il cerchio dell’amore, come quello della memoria e delle illusioni, rischia di chiudersi su una nota negativa e distruttiva. Nella ginestra è rappresentato un nuovo “amor”: quello che abbraccia tutti in maniera solidale Infine, se il carattere distintivo delle società moderne è l’egoismo, questa proposta tratteggia la possibilità radicalmente alternativa, facendo anche dell’amore un territorio da rinnovare e rifondare.Il paesaggio dei Canti
Il paesaggio dei Canti non è fatto più a misura del soggetto, come avviene in Petrarca, in cui il protagonista è infelice e colmo di pensieri, ma con il paesaggio si rallegra e si rincuora. In Leopardi invece si configura una tensione tra soggetto e paesaggio. Quest’ultimo può dunque avere un ruolo doppio, e la sua bellezza è ambigua. Esiste inoltre una mancanza nei Canti della dimensione del paesaggio-stato d’animo: tutti gli elementi descritti nell’opera, tra cui l’infinito, non sono volti a narrare direttamente la bellezza del paesaggio, ma bensì a comunicare qualcos’altro (il limite della siepe è l’illimitato della propria costruzione mentale). Elementi al di fuori: limite di essi.Perciò il rapporto tra soggetto e paesaggio genera un tipo di tensione e non appartenenza. SI ricerca inoltre una definizione nella natura (e dei suoi elementi). Quindi il soggetto non si limita più ad ammirare la bellezza, ma bensì a domandarsi cosa essa sia.
Questo genera tuttavia una estraneità dell’uomo dall’antropocentrismo, cioè la persona al centro del cosmo. L’universo non è più sentito come una cornice della condizione umana, così che i segni del paesaggio sono subordinati alla sua centralità. La critica all’antropocentrismo è uno dei temi centrali della Ginestra in cui è presente un ambiente desolato, testimone dell’indifferenza della natura e alle sorti dell’uomo.
Leopardi così si allontana dai canoni del Romanticismo, i cui Romantici vedevano la natura come mezzo di comunicazione per i propri sentimenti.
Metrica, forme, lingua e stile
La metrica riguarda la modificazione graduale, e commisurata ai propri puntuali bisogni espressivi, di forme metriche tradizionali. Quindi è presente l’endecasillabo e il settenario, i versi portanti della tradizione lirica italiana.La scelta della canzone, al meno a partire da Dante e Petrarca, corrisponde infatti al livello più alto e illustre impegnato nel discorso lirico. Inoltre, Leopardi utilizza la canzone libera o leopardiana in cui troviamo numerosi endecasillabi e settenari sciolti, disposizione diversa delle rime, e anche il numero di ciascuna strofa risulta vario.
L’endecasillabo e il settenario sciolto, insieme alla componente prosastica, si accompagna a uno stile elevato e non riguarda la lingua in senso stretto: è una lingua dalla quale deve sprigionarsi il senso di diversità nei confronti del presente.
La riflessione sulla lingua
C’è una relazione teorica riguardante la lingua, e anche sulla distinzione tra termini e parole. I termini presentano la nuda e circoscritta idea delle cose. Le parole, variano tra termini che rappresentano la vaghezza a parole rare e mai usate, proprio per simulare i piaceri dell’immaginazione per i suoi lettori. Sono le più efficaci a uso poetico.La sera del dì di festa
Quest’opera fa parte dei “Canti” di Giacomo Leopardi, in cui il tema portante è la solitudine.In quest’opera abbiamo la descrizione di un paesaggio rischiarato dalla luna che, grazie alla sua luce, illumina tutte le cose in una sera di un giorno festivo a Recanati.
Il rapporto con l’io lirico in natura, ovviamente, non descrive l’animo del poeta…bensì è OGGETTIVO. Lo stato d’animo interiore di Leopardi non combacia con la bellezza della natura descritta.
L’opera si apre di getto con una donna, la donna di Leopardi, che dopo la festa a Recanati dormiva serena e tranquilla, ignara del poeta triste perché ella era rimasta in compagnia con altri uomini. Proprio per questo l’io lirico non riesce a dormire…e riflettendo sul tempo trascorso afferma che “il tempo distrugge tutto”. Un esempio è gli antichi romani i quali avevano compiuto ardue imprese ma poi vennero spazzati via e dimenticati con il tempo.
Facendo una differenza con l’infinito si ha:
la descrizione degli elementi in natura (siepe) come esistenza del limite, e dei contorni vari e indefiniti.
Nella sera del dì di festa, si ha una vera e propria riflessione sia sul io lirico che sul tema del vago, ovvero il passato distrutto dal tempo.
Si ha anche un altro esempio con l’immagine di un conte e di un artigiano solitario, la cui voce angoscia il poeta. Ma perché questo?
Perché ogni volta che una festa finisce, essa porta con sé la felicità e la spensieratezza…portando con sé la tensione per il domani: “il giorno volgare”
Un ultimo esempio è questo: la giovinezza e l’infanzia rappresentano il dì di festa, mentre l’adolescenza è il giorno volgare. Esiste perciò una riflessione varia, ovvero pensante.
Alla luna
Alla luna è un altro idillio scritto nei “Canti” da Giacomo Leopardi. Esso descrive il paesaggio lunare, la luna diletta e graziosa. In questa opera, a differenza di tutte le altre, l’io lirico è petrarchesco, cioè il paesaggio corrisponde all’animo del poeta. La natura descritta qui è ridente, serena: per il poeta essa rappresenta il ricordo, la memoria…tema cardine dei Canti e della sua poetica.Secondo Leopardi, infatti, ammirando la luna ricorda la sua infanzia infelice ed è molto sereno di ciò. Ma perché essere sereni e felici di una fanciullezza tormentata? “Perché chi è infante ha vissuto poco e ricorda pochi eventi di una vita breve…ma ha comunque la speranza di un futuro che sia migliore”
Il tema cardine di “Alla luna” è il ricordo, la rimembranza, e la natura ha un ruolo consolatorio.
A Silvia
Silvia è Teresa Fattorini, il quale nome venne sostituito con quello della ninfa Silvia nell’Aminta di Torquato Tasso.A Silvia è una canzone libera con endecasillabi sciolti. A paragone con Silvia abbiamo il tema delle illusioni infantili e perciò le disillusioni: la natura viene così considerata malevola.
Esistono due piani poetici in questo componimento. Il futuro sconvolgente e angoscioso; e il presente. Le illusioni di Giacomo e Silvia sono narrate attraverso l’imperfetto indicativo.
La prima e la seconda strofa sono dedicate a Silvia; la terza e quarta strofa per Giacomo e l’ultima per Silvia, in cui si parla della morte spirituale: Silvia era infatti morta di tisi, giovane per la sua età.
Perciò in questo componimento ritorna la speme, il ricordo che il poeta ha tra passato speranzoso e futuro deluso; con il ricordo si prende consapevolezza dell’arido vero.
Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
In questo componimento i temi cardini sono molteplici, tra cui il senso della vita. La luna, in questo caso, è la sineddoche della natura e il pastore errante dell’Asia è Giacomo Leopardi che cerca il senso della vita. Questa è la metafora applicata a sé stesso.Esiste un rapporto tra la luna e il gregge:
La luna è alta, imponente in altezza e in dimensione, perciò è alta dei cieli
Il gregge, invece, è di dimensione umile e l’unica cosa che chiede e il riposo e la tranquillità
I parametri da applicare sono: “Non bisogna né cercare la Luna oltre i suoi confini perché costei è imponente. L’obbiettivo fondamentale è quello di andare a trovare la vita anche se la ricerca di essa è un male.”
L’io lirico risulta essere il pastore errante, che girovaga e/o che erra. Infine, la luna è superiore alle passioni dell’uomo.
La quiete dopo la tempesta
La quiete dopo la tempesta si apre con un’immagine del borgo di Recanati che si risveglia dopo la tempesta, e tutti per questo sorridono.Esiste un’antifrasi: La natura, la quale è considerata sempre malevola e maligna. E ora che la natura invia un temporale e subito dopo arriva la quiete…tutti sono felici, spensierati e contenti per la presenza del sole? Dopo la tempesta troviamo il ristoro del piacere con il sole? Queste sono tutte domande retoriche che Leopardi si pone, anche se sa benissimo che la risposta è no.
Il passero solitario
Il tema del Passero Solitario è quello del rimpianto. Esiste una descrizione di un uccellino che cinguetta e saltella spensierato, mentre trascorre il suo tempo in allegria. Qui c’è un paragone con il poeta:Entrambi passano la “primavera della loro vita” (ovvero la giovinezza), solitari ma:
Se l’uccello nella sua vita cercherà la compagnia di tutti gli altri compagni, e morirà comunque spensierato a causa delle scelte compiute e volute dalla natura.
Leopardi non cerca la compagnia e tende a isolarsi, morendo con la consapevolezza dei rimpianti.
Nella prima parte di quest’opera ci sono i verbi dinamici seguiti da contini segni di interpunzione. Nella seconda parte troviamo i verbi statici, con una composizione e argomentazione molto più lunga e dettagliata
Il sabato del villaggio
Questo componimento è una canzone libera, scritta nel 1829 a Recanati da Giacomo Leopardi. Tale canzone presenta sia settenari che endecasillabi, e narra delle disillusioni e disinganni adolescenziali. Lo schema strutturale è identico a quello presente nella Quiete Dopo La Tempesta, in cui si ha quindi la descrizione del borgo. E, nella prima strofa, la strofa di apertura, rappresenta la differenza della vita tra una donzella e una vecchietta.Gli idilli
Gli idilli, un insieme di piccoli testi scritti tra il 1819 1821, sono cinque testi in cui vengono descritte situazioni, affezioni, avventure storiche dell’animo dell’autore, come lui stesso descrive, sottolineando il carattere soggettivo ed esistenziale dei testi.Gli idilli presentano un punto di vista lirico, cioè soggettivo, e un bisogno di interrogazione e riflessione speculativa.
Il linguaggio, la metrica e lo stile degli idilli
Un altro punto importante è sicuramente la scelta della lingua semplice , priva di arcaismi e di figure retoriche complesse che oscurano la comprensione durante la lettura. Anche lo stile si avvicina a quello di un colloquio intimo. Ciò che viene usato prevalentemente è l’enjanmbements.I temi principali delle operette morali
Le operette morali furono scritte in un periodo in cui Leopardi cambia il suo punto di vista, ovvero cambia il modo in cui vede le cose. Il nucleo della sua riflessione filosofica è il pessimismo, il materialismo.Apparentemente, l’opera sembra avere origini alquanto asistematiche apertamente, considerata anche unitaria e organica. Infatti, ciascuna delle operette presenta un argomento ben specifico. L’obiettivo è senza dubbio la denuncia del vero. Proprio per questo Leopardi cerca di indicare dei costumi morali, per poter affrontare meglio la condizione della realtà della vita. Quindi, la sistematicità esiste eccome. Un altro obbiettivo saliente delle operette è quello di scoprire il vero, ridere delle illusioni e trovare dei modi di vivere adeguati alla scoperta del vero.
Per fare ciò Leopardi si avvale di una figura retorica abbastanza conosciuta: l’ironia. Quest’ultima serve all’autore per potersi concentrare su vari argomenti, per indicarne altrettanti in maniera buffa ma con un significato dietro: la cruda realtà. Tale figura retorica è ben conosciuta non solo dall’autore Luciano a cui egli si ispira, ma anche all’autore Giuseppe Parini. Anche davanti a temi filosofici dolorosi e terribili, il tema ironico prevale.
I temi delle operette
Ovviamente uno dei temi portanti è quello della natura e quello della civiltà., oltre alla concezione materialistica. Altri miti sono l’illusione antropocentrica (che pone l’uomo al centro di tutto) derisa per la piccola dimensione che l’uomo ha nei confronti dell’universo, il mito del progresso e la prospettiva religiosa, respinta quale illusione riparatoria rispetto all’infelicità umana.La varietà stilistica
Leopardi utilizza uno stile elevato medio e basso adeguato alla materia trattata. Anche qui l’obiettivo sarà quello di dare degli insegnamenti attraverso il modo di agire e pensare in questa realtà.Il confronto tra Manzoni e Leopardi
Se Manzoni si rivolgeva ad un ceto umile (come nei Promessi Sposi), con onestà, positività, e con possibilità di un futuro migliore. “La vita è costellata da difficoltà. Bisogna saperle affrontare avendo sempre fiducia in Dio.”Leopardi invece pensa che il pubblico a cui si rivolge è parecchio progressista (pensa sia gente complice di un potere che rappresenta il “non bene”: il cattolicesimo liberale ne è un esempio), che lui rinnega perché materialista e nichilista. Nella complessità stilistica di Leopardi un confronto tra uno stile persuasivo e uno distruttivo, volto a colpire, attraverso gli oggetti interni della satira, i propri stessi lettori.
Perciò, Leopardi sostiene principalmente tre punti ( o momenti):
1. Smascherare la realtà.
2. Smascherare le illusioni perché egli, tentando di vivere bene nella zona equatoriale per le illusioni ha sperimentato sulla sua pelle che ciò non era vero.
3. Prendere consapevolezza della realtà delle cose.
Infine, per Leopardi è molto importante che il pubblico (e così la socialità) rida. Perché il riso è l’unico modo per l’uomo di confortarsi in una vita che non presenta felicità vere, e per dunque smascherare tutte le illusioni possibili, più si ha un atteggiamento volto al riso meglio è, per accrescere così la propria vitalità.
La terza fase della poesia leopardiana
Molteplici furono le conseguenze che portarono Leopardi a mirare verso una nuova poetica: il definitivo abbandono di Recanati, nuove esperienze amorose, esperienze culturali, viaggi e nuove prospettive della vita. La nuova proposta Leopardiana consiste soprattutto in un radicale e innovativo cambiamento poetico, sia dal punto di vista formale che dal punto di vista metrico e stilistico.Sul piano del tematico si parlerà ormai di tre direzioni fondamentali: Il ciclo di Aspasia narrante vicende amorose, la riflessione filosofica nella Ginestra e l’intervento nei confronti dei miti del progresso: la situazione politica lo delude, la sua poetica sarà varia, e si avrà una maggiore chiarezza sulla sua posizione contraria agli spiritualisti che avevano eliminato la consapevolezza della realtà in dei falsi miti illusori.
Sul piano formale si avrà la novità centrale della canzone libera come mezzo utile per diffondere argomenti liberamente e apertamente. Si avrà inoltre una nuova concentrazione espressiva (da periodi brevissimi formati da una sola frase a periodi lunghi e altamente espressivi). Questo perché cambia la vitalità di Leopardi, oltre che la su creatività poetica. Anche il lessico si apre a nuove terminologie: la realtà e tutte le cose che la compongono verranno ormai nominate con il loro nome specifico.
Come cambia la poetica nella terza fase?
Leopardi nella terza fase, dal punto di vista poetico, vuole rappresentare il vero. Il modo in cui cambia è molto notevole: egli parlerà del vero e per fare ciò tende a parlare di persone e situazioni umili, quindi va’ nel concreto, mentre prima la narrazione avveniva in maniera vaga.Egli inoltre da’ un suggerimento agli uomini per quanto riguarda il senso della vita: combattere contro l’oppressore ovvero la Natura, e il complice dell’oppressore sono i lettori, ovvero gli uomini Romantici.
La Ginestra, o il fiore del deserto
La Ginestra rappresenta un grande componimento che caratterizza la nuova poetica di Leopardi. Esso rappresenta il testamento ideale dell’autore, e vanta 317 versi divisi in 7 strofe. La Ginestra può essere paragonata ai Sepolcri di Ugo Foscolo e anche alla poetica Dantesca, seppur lontanamente. Nella Ginestra ci viene narrata una sequenza di problematiche che la sola socialità può risolvere: dal senso della vita alla ricognizione della condizione umana.Il tono della Ginestra rappresenta un’epigrafe del vangelo di Giovanni, e una tematica caratteristica è la polemica contro chi ha preferito l’ignoranza al posto della luce.
Quest’opera venne scritta a Torre Del Greco, e si ha una netta rappresentazione del vero come arido e crudo, e la descrizione del paesaggio vesuviano come un’annunciazione all’umanità di un’eruzione.