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La vita di Leopardi

Nasce a Recanati nel 1798.
Il padre era un uomo di cultura e la madre una cattolica tradizionalista dal carattere duro.
Crebbe in un ambiente privo di affetto.
Iniziò a studiare sotto la guida del padre e di due sacerdoti.
Proseguì gli studi da autodidatta nella vastissima biblioteca familiare.
Dopo “ 7 anni di studio matto e disperatissimo”, impara: il greco, il latino, il francese e l'ebraico. Ma in generale, acquisisce una cultura vastissima.
Ciò lo segnò nel fisico ( la schiena si deformò, la vista si indebolì).
Nel 1816 matura la “ conversione letteraria” e prende parte al dibattito tra classicisti e romantici.
Nel 1819, il desiderio di libertà lo porta a tentare la fuga da Recanati. Impresa che però viene scoperta dal padre e fallisce.
La sua malattia agli occhi gli impediva di leggere → inizia a meditare sull'infelicità umana → si converte alla filosofia (“ dal bello al vero”) e abbandona la religione per il materialismo.

Compone i “Piccoli Idilli”.
Lascia finalmente Recanati e soggiorna a Roma, città che però lo delude per la sua corruzione.
Costretto a tornare a Recanati, smette di comporre poesie ( periodo del “ silenzio poetico”).
Soggiorna a poi a Milano, Bologna, Firenze e Pisa ( dove le sue condizioni di salute migliorano e compone i “Grandi Idilli”).
Ritorna a Recanati a causa della sua malattia agli occhi, ma successivamente si stabilisce in modo definitivo a Firenze, dove conosce Antonio Ranieri.
Si trasferisce a Napoli con Ranieri e dopo aver completato le sue opere se le ritrova censurate.
Muore pochi mesi dopo la stesura de “ La Ginestra” ( suo testamento poetico) all'età di 39 anni.

Il pensiero e la poetica
Come già detto, aveva una vasta cultura, e venne influenzato soprattutto dagli scritti illuministici, grazie ai quali rifiuterà la religione, si accosterà al materialismo e all'ateismo.
La sua concezione dell'esistenza, iscritte sempre all'interno di un orientamento pessimistico, si articola in due momenti:

Il pessimismo storico
Parte dall' analizzare Il contrasto tra natura e ragione, sostenendo che:
La natura → ha creato gli uomini felici ed è il regno del bello, delle illusioni, degli Eroici entusiasmi e della poesia.
La ragione → è il principio dell'infelicità degli uomini ed è il regno del vero, che demolisce i sogni e le illusioni e inaridisce la poesia.

Quindi la natura, madre benigna, ha creato gli uomini felici, ma con il progresso e la modernità la ragione ha distrutto le illusioni e avviato l'umanità verso un inesorabile destino di decadenza e infelicità.

Questa riflessione lo porta ad avere un giudizio negativo dell'intero processo storico, perché il progresso ha portato al crescente primato della ragione sulle illusioni, distruggendole.
In questa fase il pessimismo di Leopardi ha una valenza sia individuale ( perché egli vive in prima persona il contrasto tra i sogni adolescenziali e le sofferenze della vita adulta) che storico ( perché confronta la vitalità del passato e la decadenza moderna).
Dopo aver approfondito le sue riflessioni ( nel “ Bruto minore” e “ l'ultimo canto di Saffo “) Si rende conto che in realtà il dolore di vivere non è solo degli uomini moderni, ma apparteneva anche agli antichi.
Si ha quindi il passaggio al…

Pessimismo cosmico
Con questa fase Leopardi modifica il suo pensiero nei riguardi della natura considerandola adesso matrigna perché inganna i suoi figli illudendoli in giovane età che possa esistere la felicità e poi li abbandona alla ragione che mostra loro la verità: l'esistenza è fatta di dolore e sofferenza (“ avido vero”).
La sua visione materialistica e meccanicistica dell'esistenza, lo porterà a modificare di nuovo l'idea che aveva del rapporto natura-ragione.
Giunge alla conclusione che tutto l'universo è regolato da leggi materialistiche e meccanicistiche, e che l'uomo e tutti gli esseri viventi sono condannati a un destino di sofferenza, senza che la natura, vista come un implacabile forza che crea e distrugge, si curi di questo.
Quindi l'infelicità è legata alle leggi del mondo fisico perché necessaria per garantire il ciclo di distruzione e creazione della materia. Questo è il pessimismo cosmico.

Teoria del piacere
È convinto che la ricerca del piacere infinito sia ciò che spinge l'essere umano ad agire, ma dato che la condizione umana non permette di appagare appieno questo desiderio, Leopardi conclude che la più alta soddisfazione che l'uomo può arrivare a raggiungere è l'attesa del piacere stesso. Solo attraverso l'immaginazione o il ricordo l'uomo può abbandonarsi per qualche momento al piacere.
Un altro modo per raggiungere il piacere può essere l'assenza momentanea di dolore.
Il desiderio astratto e assoluto e quindi inappagabile, per Leopardi si esprime con la “noia”.

Atteggiamento titanico
Data la consapevolezza che possedeva su quella che è la reale condizione di vita dell'uomo, Leopardi sente l'esigenza di promuovere una società civile più giusta; invita infatti gli uomini a prendere consapevolezza delle leggi meccanicistiche che determinano la brevità della loro vita, e ad accettare questa dolorosa realtà usandola per aiutarsi a vicenda.

La concezione della poesia
Secondo Leopardi la grande poesia è morta, poiché la poesia vera è solo quella che nasce dalla fantasia dei primitivi. dato quindi che al suo tempo la riflessione prevaleva sull' immaginazione, l'unica poesia possibile e quella del sentimento ( che non è più alimentata da fantasie, ma nasce dalla dolorosa cognizione del vero).
alla base dell'intera produzione lirica di Leopardi c'è la poetica del vago e dell'indefinito, che si basa sul potere evocativo del linguaggio → ovvero Leopardi era solito usare degli avverbi di luogo indefiniti o comunque degli elementi che suscitano idee vaghe e indefinite per stimolare l'immaginazione del lettore.

Questa poetica è connessa al concetto di “ rimembranza”; perché, per Leopardi, dato che i ricordi sono sempre vaghi e indefiniti, tutto ciò che suscita ricordi è poetico.

Le opere
Principali opere in prosa
“Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica” (1818): Leopardi prende posizione in favore dei classicisti e teorizza il contrasto tra natura e ragione.
“ Zibaldone” : Pensieri, riflessioni e annotazioni su argomento di vario genere, raccolti tra il 1817 e il 1832.
“Operette Morali” (1845): Raccolta di ventiquattro procedi argomento filosofico e di taglio ironico e satirico, in cui vengono affrontati i principali temi della riflessione leopardiana ( natura matrigna, pessimismo cosmico, negatività della condizione umana, concezione materialistica e meccanicistica dell'esistenza).

Principali opere poetiche
“Canti” (1845)
Struttura dei contenuti: I canti comprendono 41 componimenti scritti tra il 1817 e il 1837 e ordinati secondo un criterio cronologico. La raccolta comprende vari nuclei tematici:


    Canzoni civili
    Canzoni filosofiche
    Piccoli idilli
    Grandi idilli
    Ciclo di Aspasia
    Canzoni sepolcrali
    La Ginestra

Elementi caratteristici: Vi si coglie lo sviluppo del pensiero leopardiano: dal pessimismo storico delle canzoni civili al pessimismo cosmico delle canzoni filosofiche e dei grandi idilli, fino all' atteggiamento eroico del ciclo di Aspasia e della Ginestra.
STILE: Nei canti l Leopardi passa da uno stile aulico è retorico a scelte più moderne, come la rielaborazione dell'idillio classico e la canzone libera in cui endecasillabi e settenari si alternano liberamente, sono sciolti ( cioè non legati dalla rima).

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