“Diario del primo amore”
B) DIARIO DEL 1° AMORE ”. Leopardi elabora il nel
1817 in età giovanile dove, a partire dall’innamoramento verso la cugina già sposata
(Gertrude Cassi Lazzari) e nella seguente delusione, riflette sul suo dolore e fissa i
punti base della sua poetica: vago, indefinito e rimembranza.
3) EPISTOLARIO : Il rapporto con il padre
L’Epistolario è una raccolta di lettere scritte da Giacomo Leopardi nella quale l’autore
racconta le vicende della sua vita. Molto importante è il rapporto con il padre che
viene descritto e messo in evidenza nella Lettere.
I temi che predominano nelle lettere sono due:
a) Il senso di oppressione e dell’impossibilità della fuga dall’ ambiente provinciale di
Recanati
b)La progressiva perdita delle speranze
All’isolamento geografico del luogo in cui è nato e cresciuto Leopardi, si aggiungeva la
Monaldo
severa figura paterna. ebbe un ruolo importante per Recanati perché permise
l’istruzione in tutto il paese ed era indubbiamente una persona colta che si rifiutò di
lasciare al figlio la possibilità di vivere autonomamente e non si preoccupò di trovargli
titanismo
un’occupazione. Il (aspetto fondamentale della vita Leopardiana) ovvero
l’atteggiamento, tipico del Romanticismo, di ribellione contro ogni tirannide e contro il
destino che grava sulla condizione umana.
“L’aspirazione all’autonomia”
(la lettera è uno dei documenti più drammatici dei suoi
rapporti con il genitore).
Nell’800 il comportamento del padre nei confronti del figlio era molto oppressivo (es. i
ribella
figli davano del voi al padre) ma nel 900 il rapporto cambia, e il figlio si al
comportamento del padre.
<< .. Io so che la felicità dell’uomo consiste nell’esser contento, e però più facilmente
potrò esser felice mendicando, che in mezzo a quanti agi corporali..>> mostra il
disinteresse per le cose materiali.
Alla fine della lettera afferma che solitamente i padri giudicano più facilmente i figli
degli altri, ma Monaldo giudica male lui più di ogni altra persona.
4) I CANTI
Troviamo una prima formulazione teorica dei Canti già nello Zibaldone.
Edizioni e struttura
La 1° edizione, stampata a Firenze nel 1831 presso l’editore Piatti, conteneva 23 testi.
Antonio Ranieri curò la raccolta definitiva, uscita con 41 testi presso l’editore Le
.
monne. Le liriche sono distribuite dall’autore sia in base all’ordine cronologico di
stesura dei componimenti sia in base al genere.
a) LE CANZONI CIVILI E FILOSOFICHE la raccolta si apre con le canzoni civili e
filosofiche in cui il poeta esalta le età antiche e condanna l’epoca presente.
PREVALE UN LESSICO RICERCATO
(All’Italia,Sopra il monumento di Dante, Ad Angelo Mai, Bruto minore e Ultimo canto di
Saffo)
Negli anni tra il 1818 e il 1823 Leopardi affrontò il problema dell’infelicità dell’uomo
nell’ottica del pessimismo storico. Secondo il poeta, il genere umano si è allontanato
da una condizione originaria di felicità in cui la natura era una natura benevola, e
l’uomo dopo essersi allontanato diventa infelice. Scrive poesie filosofiche poiché la
poesia è fatta solo per le persone più colte.
All’Italia
Il componimento (1818) affronta il tema civile delle tristi condizioni dell’Italia
soggetta al dominio straniero. Leopardi inizia un ideale pellegrinaggio attraverso la
storia umana, alla ricerca del tempo delle nobili illusioni.
La canzone sopra il monumento di Dante (1818) parla delle misere condizioni in cui si
trova l’Italia e sollecita gli italiani a prendere esempio dai grandi del passato.
Nelle nozze della sorella Paolina
L’educazione civile è al centro delle due canzoni: in
cui Leopardi affronta il motivo dell’educazione dei giovani ai valori antichi e invita la
sorella e le donne italiche a preferire figli infelici, purché forti, nobili d’animo e pronti a
(A un vincitore nel pallone).
combattere per la libertà della patria.
Bruto Minore e Ultimo Canto di Saffo sono i canti del suicidio:
Bruto Minore e Ultimo canto di Saffo
le due canzoni si collocano proprio negli anni in
cui Leopardi passa dall’idea della natura madre benigna all’idea di natura matrigna.
L’uomo è vittima innocente di un inganno crudele.
- Bruto: guida la congiura uccide Cesare e si suicida davanti al crollo dei suoi ideali
- Saffo: donna greca di sgradevole aspetto, probabilmente omosessuale, ma con un
animo stupendo che, non vede ricambiato il suo amore da Faone e sentendosi esclusa
dal mondo si suicida (per Leopardi è un componimento molto importante in quanto si
sente legato a Saffo per via della sensazione di sentirsi escluso dal mondo)
Ultimo canto di Saffo: (1822)
Nel componimento Leopardi utilizza uno stile alto anche perché si parla di una
poetessa greca. Saffo, una poetessa greca, innamorata di Faone e non ricambiata,
esprime la propria sofferenza rivolgendosi alla natura. Nel poema alla contemplazione
di un sereno paesaggio notturno si contrappone l’immagine di una natura sconvolta
dall’uragano, che Saffo predilige perché rispecchia il suo stato d’ animo. La poetessa,
come se fosse sgradita nel regno si sente respinta da tutto ciò che è bello. Saffo si
chiede quali siano i motivi della sua condanna di tanta infelicità. La conclusione è
sconsolata: tutto è mistero, il destino è inesplicabile e la sola certezza umana è la
legge del dolore. L’unico mezzo dato all’uomo per ribellarsi contro un cieco destino è il
suicidio.
E’ importante notare come in questa prima fase della poetica di Leopardi, l’autore
sembra avere la consapevolezza che davanti alle difficoltà della vita (in particolare la
caduta degli ideali o l’inadeguatezza) la soluzione sia il suicidio.
SUICIDIO SECONDO LEOPARDI
morte vista come il modo per risolvere un dissidio con l’esterno.
SUICIDIO SECONDO FOSCOLO
la morte è la via d’uscita da qualsiasi tipo di sofferenza.
SUICIDIO SECONDO ALFIERI La morte è la soluzione per risolvere dei
dissidi interiori molto forti.
SUICIDIO SECONDO MANZONI La morte è vista come una soluzione
positiva che serve per un bene superiore ed è, quindi, frutto di una provvida
sventura.
B) PICCOLI IDILLI Leopardi abbandonò l’ispirazione storico-mitologica per temi più
personali. Sono quadretti poetici definiti dal poeta come “esperimenti, situazioni e
avventure storiche del suo animo”, ricche di riflessioni di carattere universale e
autobiografico.
La sintassi è piana, scorrevole e talvolta colloquiale.
(L’infinito, Alla luna, La sera del dì di festa,Il sogno e La vita solitaria.)
I piccoli Idilli sono stati composti tra il 1819 e il 1821.
IDILLIO il termine “Idillio indicava brevi componimenti lirici di tematica pastorale di
poeti greci. Leopardi, invece, tramite la percezione visiva ed uditiva della realtà creava
una poesia dell’immaginazione, del sentimento, della rimembranza e dell’indefinito.
Si crea, così, un discorso lirico- soggettivo, il poeta mette in scena se stesso, luoghi
familiari.
Caratteristiche principali Piccoli Idilli:
1) il sensismo, che deriva dall’osservazione che porta a delle sensazioni uditive, visive,
olfattive
2) Infinito ed Indefinito
3) Le conseguenti riflessioni esistenziali.
Il paesaggio della e la contemplazione della natura offrono al poeta lo spunto per
riflessioni esistenziali
Gli aspetti della realtà sensibile suscitano sensazioni visive e uditive indefinite:
Nell’Infinito : una siepe che impedisce di vedere l’orizzonte spinge il poeta a
immaginare un mondo lontano sconfinato.
Alla luna: è l’idillio della ricordanza, la luna abbellisce il passato anche se è stato
triste.
La sera del dì di festa: si sviluppa il motivo dell’infelicità e della solitudine
Il sogno: il poeta sogna l’incontro con una fanciulla morta e amata in passato
(potrebbe essere Ailvia)
La vita solitaria: descrive l’io lirico
L’INFINITO
Composto nel 1819, apparve insieme ad altri piccoli idilli sulla rivista bolognese “Il
Nuovo Ricoglitore”. È formato da endecasillabi sciolti,
la poesia è ricca di DEITTICI i pronomi dimostrativi vogliono significare
,
qualcosa che è vicino al poeta (QUESTO) o qualcosa al di là della siepe
(QUELLO) e vi è una continua tra deittici.
Nei versi 1-3 gli aggettivi questo e quella sono riferiti al colle e alla
siepe siepe impedendo allo sguardo di spingersi fino all’estremo
la
orizzonte stimola l’immaginazione.
Nei versi 4-8 il pronome “quella” riferita alla siepe, indica che l’Io lirico
si sta allontanando dagli oggetti concreti.
Nei versi 8-13 questa è opposto a quello, ciò il finito è contrapposto
all’infinito.
Il ritmo è veloce nel primi versi, esso dà senso di staticità e finito (es.
“sedendo” “questo colle”) mentre rallenta, anche a causa della presenza delle
cesure, nei versi successivi dando il senso di infinito (es. “interminabili”,
sovrumani”).
L’infinito è rappresentato da aggettivi lunghi (es. profondissima) in veste di
enjambement. Gli infiniti presenti nella poesia sono quello fisico e interiore.
Il vento, presente nella poesia, è l’elemento sonoro che riporta alla realtà il
poeta e lo aiuta a riflettere sulla vita. Vi è , quindi, la presenza dei dati
sensoriali oggettivi (uditivi e visivi).
La lirica esprime il tema romantico della tensione dell’io verso l’infinito. L’impossibilità
di vedere l’orizzonte sollecita l’immaginazione del poeta, che inizialmente si immerge
nell’idea di infinito però in seguito il vento lo riconduce al limitato presente e infine si
annulla con piacere nel mare dell’infinito.
ALLA LUNA
Poesia composta nel 1819, pubblicata inizialmente con il titolo “La ricordanza”, nei
Canti compare con il titolo “Alla Luna”
Il TEMA della lirica è quello della rimembranza. Il poeta osserva la luna, simbolo della
forza rasserenatrice della natura, e le parla come a una creatura cara. Il poeta ricorda
che l’anno prima era salito su quel colle (facendo riferimento all’Infinito), ma il volto
della luna era apparso tremolante perché il poeta aveva gli occhi velati dal pianto. E
anche se nulla è cambiato e il suo animo è ancora pieno di sofferenza, ricordare il
dolore di allora gli provoca sollievo.
Ripensare al passato, infatti, anche se è doloroso è a) fonte di piacere perché alimenta
le illusioni ed è b) fonte di consolazione perché sembra allontanare l’idea della
distruzione e della morte.
La Poesia può essere divisa in 3 parti:
Dal VV. 1-5 poeta si rivolge alla Luna
Il
Dal VV. 6-10 Il poeta ricorda la propria esistenza dolorosa e travolgente
Dal VV. 11- 15 Il poeta parla delle illusioni giovanili.
Elementi stilistici:
Vi è un rapporto intimo tra la luna e il poeta, infatti vi è una continua alternanza
di io (poeta) e tu (luna) mentre in “la sera del dì di festa” la luna è distaccata
ma aiuta il ricordo del poeta.
Troviamo la presenza di deittici e di cesure
il “colle” riporta alla poesia “infinito”.
La parola “affanno” fa riferimento al “la sera del dì di festa” poiché in entrambe
si parla della luna e nella teoria del piacere si afferma che “il piacere è figlio di
affanno” la sofferenza ci porta al godere/piacere
LA SERA DEL DI’ DI FESTA
Composta a Recanati nel 1820.
TEMA I nuclei tematici della lirica partono da immagini visive ed uditive del mondo
esterno e si sviluppano poi per associazioni emotivo-affettive che accostano la sera e il
giorno di festa, l’infanzia del poeta e l’angoscia del presente.
La Poesia può essere divisa in 4 parti:
1) (vv 1-15) Paesaggio notturno e donna nel contesto notturno
Il poeta contempla il paesaggio lunare nella sera di un giorno di festa e lo interiorizza.
La quiete evoca in lui il ricordo dell’amata, che a quell’ora sta già dormendo.
le negazioni (non ti morde, non sai, né pensi…) contrappongono la
spensieratezza della donna all’angoscia del poeta, escluso dai sogni e dai
pensieri della fanciulla e destinato ad un’esistenza di dolore.
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