Romanticismo


In Italia il movimento si affaccia nel 1816 ma in Europa le tendenze romantiche erano in atto già da tempo, sin dagli ultimi decenni del Settecento.
Il termine “romanticismo” può essere usato come categoria storica, ad indicare un intero periodo nelle sue varie manifestazioni, oppure come il movimento concretizzato in scuole O gruppi di intellettuali legati ai principi comuni ed ispirati da una precisa poetica, che si esprime in manifesti programmatici e in opere teoriche.
In tale distinzione, autori non appartenenti a scuole romantiche, come ad esempio Leopardi, possono comunque essere considerati romantici.
Il romanticismo inteso come periodo storico investe tutti gli aspetti della civiltà occidentale dalla fine del settecento alla metà circa dell’Ottocento.

Aspetti generali del romanticismo europeo


Ciò che osserva il lettore come primo fattore comune è la visione negativa del mondo: il dolore, la malinconia, il tedio, l’inquietudine, l’angoscia, la paura… È ben difficile, se non impossibile, trovare uno scrittore che abbia una visione completamente serena del mondo.
Inoltre il periodo in questione è segnato da grandiose rapide trasformazioni, che sconvolgono assetti secolari nelle istituzioni politiche, nell’organizzazione economica e sociale. Crolla la monarchia e si afferma il principio che la fonte della sovranità è il popolo. Queste trasformazioni da un lato provocano euforia e ottimismo mentre dall’altra generano tensione paura.

Il ruolo dell'intellettuale nella società


Il punto d’incontro tra le tematiche culturali negative e le tensioni della nuova realtà sociale è la figura dell’intellettuale e dell’artista, che seppure vive appartato dal mondo, non vivere in una dimensione separata E patisce gli echi del mondo.
Nel passato il ruolo dell’intellettuale era quello di elaborare l’ideologia dei gruppi dominanti e di mediare il consenso verso il potere. Ora l’intellettuale perde la sua posizione privilegiata. Sempre più raramente proviene dall’aristocrazia dal clero e può godere di una rendita. Normalmente deve trovare un’occupazione per vivere, spesso il bando posti di lavoro poco remunerati e di scarso prestigio, cosa che provoca il lui frustrazione, rabbia e risentimento verso la società. In una società in cui regnano valori come l’utile, il calcolo razionale, la produttività, l’artista è visto come un individuo inutile, improduttivo come colui che ha solo il compito di intrattenere e divertire. Così egli si sente incompreso e umiliato. Spesso il letterato proviene dalla classe sociale borghese, per cui si sente respinto dalla matrice stessa dalla quale uscito.
Un altro motivo di conflitto è originato dall’instaurarsi del mercato dei prodotti intellettuali: l’opera d’arte diviene una merce che si scambia sul mercato.Partendo dall’atteggiamento degli intellettuali si può individuare una denominazione comune delle diversissime manifestazioni del romanticismo europeo: l’inquietudine, il rifiuto, la fuga, la rivolta dinanzi ad una realtà sentita come negativa.

I temi del romanticismo europeo


Poiché la realtà moderna è caratterizzata dalla razionalità organizzatrice produttiva, Il rifiuto romantico si indirizza in primo luogo contro la ragione. Il romanticismo si presenta come esplorazione dell’irrazionale, di quella parte della realtà sommersa in una zona d’ombra. Il sogno della follia, in particolar modo sono i due grandi motivi romantici declinati in infinite forme nello svolgersi della letteratura europea dell’Ottocento. Quest’esplorazione dell’irrazionale dà origine ad un soggettivismo esasperato: il romantico tende a sprofondare negli avvisi dell’interiorità, concepita come unica realtà esistente. Il mondo esterno non esiste, è solo una proiezione o creazione dell’io. Su questo atteggiamento agisce la suggestione della filosofia idealistica, che riduce la realtà a puro soggetto e considera il mondo esterno solo come negazione dell’io. Una singolare manifestazione della letteratura di questo periodo, in particolare di quella tedesca è l’ironia romantica, che consiste nel guardare il mondo con distacco, nella consapevolezza, che esso non è che una creazione dell’io.
Il soggettivismo, il rifiuto della realtà esterne della razionalità si traducono poi in una tensione inesausta verso l’infinito, in un’insofferenza per ogni limite e costrizione, nella ansia mistica di superare le barriere del reale per attingere una realtà più vera che è al di là di esse.
Questo indistinto misticismo si può concretare a volte nelle forme della religione positiva. Di contro al materialismo, all’ateismo o al deismo illuministi, il romanticismo segna un netto ritorno alla spiritualità e alla religiosità. Inoltre si volge ad indagare un’altra dimensione del sovrannaturale, facendo ricorso alle scienze occulte, all’esoterismo, alla magia, all’alchimia. In questa dimensione si affaccia con urgenza attraverso le pagine di tanti scrittori romantici, l’immagine del principe delle tenebre, il signore del male, Satana, a cui viene tributato il culto segreto e blasfemo. Il male esercita infatti un fascino prepotente sull’anima romantica. Di qui nascono sfrenate fantasie di sangue, crudeltà, lussuria e morte che turbano per decenni l’orizzonte della letteratura europea. Al di là di queste punte estreme il misticismo romantico spesso non trova una meta precisa e si risolve in una continua inquietudine, in un senso di perpetuo inappagamento, in desiderio struggente di non si sa bene cosa. Lo stato d’animo che romantici tedeschi definiscono Sehnsucht, che è reso come “desiderio del desiderio”, o “male del desiderio”. Questa inquietudine spinge l’anima(Sempre aldilà del luogo del momento presenti, sentiti come limitiamo gusti e soffocanti.L’esotismo è una delle tendenze fondamentali del romanticismo, si può avere un esotismo spaziale, che consiste nel vagheggiare luoghi lontani ignoti, resi affascinanti proprio dalla lontananza dalla diversità. Ma si può avere anche un esotismo temporale, che consiste nel trasferirsi idealmente in altre epoche, come il medioevo cavalleresco e mistico.
A qualificare romanticamente la tensione verso l’altrove non è l’oggetto vagheggiato, ma il movimento della fuga. Alla base dell’esotismo, in qualunque forma si manifesti, vi è il rifiuto della realtà presente, nella sua grigia piattezza e nelle sue tensioni laceranti. L’ “altrove” vagheggiato non corrisponde mai a coordinate reali, ma è sempre un luogo un tempo immaginario, mitico. Ed è contrapposto al presente come il luogo/ tempo immune dallo squallore dall’atrocità, in quella vita è più innocente, o più autentica, o più ricca, o più esteticamente raffinata.
Da una disposizione analoga deriva un altro dei miti prediletti da romanticismo, quello dell’infanzia. Anche il mondo infantile e visto come un paradiso perduto di innocenza e di gioia, Una stagione privilegiata in cui il rapporto con le cose è fresco e immediato e in cui il sogno e l’immaginazione sostituiscono lo squallore esistente nella realtà. L’infanzia può essere quella individuale, ma anche quella collettiva dell’umanità: affine al mito dell’infanzia è quello del primitivo, vagheggiato come depositario di una spontaneità e autenticità perdute dalla civiltà moderna. In una luce simile è visto il popolo, fanciullesco ingenuo, dotato di una fantasia naturalmente poetica, depositario dell’anima originaria spontanea della nazione. Di qui nasce l’interesse a raccogliere le tradizioni, le leggende, le fiabe e i canti popolari, che percorre il romanticismo europeo, soprattutto quello nordico.
Il romanticismo italiano assume una fisionomia particolare. L’occasione che diede impulso al formarsi di un movimento romantico in Italia fu la pubblicazione di un articolo di Madame de Stael Sulla “Biblioteca italiana” nel gennaio del 1816, dal titolo Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni.
L’autorevole scrittrice deprecava la decadenza della cultura italiana contemporanea ed invitava gli italiani a uscire dal loro culto del passato, a prendersi alle correnti più vive della letteratura europea moderna.
L’articolo suscitò subito violente reazioni da parte dei classicisti, che insorsero in difesa delle glorie nazionali e dei principi sacri dell’arte classica. Nel coro si distinsero le voci di intellettuali come Pietro Giordani, Che impostare una discussione in termini più meditati approfonditi, anche se non furono meno fermi nel respingere la tesi della de Stael. Oltre a ribadire il carattere immutabile ed eterno dei principi artistici e la qualità di modelli perfetti propria degli antichi, degni di perenne imitazione, questi classicisti erano mossi anche da sinceri intenti patriottici e si erigevano a difesa delle tradizioni culturali italiane. Il genio italiano, sostenevano, è figlio diretto di quello del latino: le tematiche tenebrose e il gusto dell’orrido propri del romanticismo nordico sono estranee alla sua visione serena luminosa della vita al suo senso del bello come armonia e proporzione.

Alcuni intellettuali più aperto alle innovazioni, definiti ”romantici”, intervennero a difesa dell’articolo della de Stael, controbattendo le accuse dei classicisti. Essi affermavano l’esigenza di una cultura rinnovate moderna, che non si rivolgesse solo alla cerchia chiusa dei letterati, ma ad un pubblico più vasto, interpretandone gli orientamenti e le aspirazioni. Per questo occorreva mettere da parte la mitologia classica che ero ormai solo patrimonio di un’elite, e affrontare argomenti vivi nella coscienza contemporanea. Era anche necessario abbandonare il linguaggio aulico proprio della tradizione letteraria italiana, che era praticamente una lingua morta.
I romantici italiani erano però lontani dalle soluzioni estreme del romanticismo europeo e ne rifiutavano sia le tematiche i razionalisti che e tenebrose agli accessi di anarchia formale. Il loro obiettivo era una letteratura che si ispirasse al”vero” e fosse equidistante dai vuoti formalismi dei classicisti come dalle evasioni fantastiche sfrenate dei romantici nordici.

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