Giuseppe Ungaretti - Vita

Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto, dove i genitori, originari di Lucca, gestivano un forno e dove il padre morì mentre lavorava nel cantiere del canale di Suez. La mancanza del padre lascia un segno indelebile nella psicologia del poeta. Nonostante ciò, compie un ottimo percorso di formazione. Nel 1914 si trasferisce in Italia e partecipa alla campagna per l’entrata in guerra. Con Il porto sepolto per Ungaretti arriva la fame per le profonde aspirazione che ne vengono fuori. Il poeta ha trovato il suo porto sepolto, ma questo libro lo intitolerà L’Allegria, per indicare il passaggio verso una condizione positiva e vitale che la poesia ha assicurato al poeta e che attraverso di lui ha assicurato all’uomo. Contemporaneamente scrive una seconda raccolta Sentimento del tempo, essa costituisce il prodotto di una crisi che culmina nella conversione al cattolicesimo, i temi principali sono il senso del tempo e la morte, dei temi che appaiono filtrare attraverso la conquista della fede religiosa. Un’altra opera è La terra promessa, un incompiuto poema drammatico, incentrato sulla rivisitazione del mito di Enea. Il mito assume valore simbolico diventando strumento

per fissare temi come il ritorno, la ricerca della patria e la vita come viaggio attraverso il tempo.

L’Allegria

La raccolta aveva il titolo di L’Allegria di naufragi, per poi diventare nel 1942 con 72 testi semplicemente L’Allegria. Il titolo alludeva all’allegria dell’istante vitale, salvifico, che il poeta sottrae ai naufragi della guerra, tragedia che ha travolto l’umanità. Importante è il vero significato della parola: ogni vocabolo tende a dilatare la forza espressiva creando delle immagini e delle sensazioni, infatti, importante fu l’influenza di Bergson. Dice Ungaretti “trovare parola significa penetrare nel buio abissale di sé senza turbarne né riuscire a conoscerne il segreto”. Cerca di ricercare un nuovo linguaggio, assoluto, attraverso gli spazi bianchi, l’assenza di rima, il ritmo della parola. I temi principali sono la guerra che domina tutta la raccolta in quanto rappresenta la tragedia vissuta in prima persona dal poeta, ma presente anche perché scopre che la morte più è forte, più porta a riscoprire il vitalismo, il desiderio di vita, esso è il prodotto della morte. Essa porta anche alla fratellanza, altro tema, i soldati condividono lo stesso destino e quindi si riscoprono fratelli e sono solidali tra loro. La riconquista dell’identità, scopre il vincolo che lo lega a suo padre, l’Italia, riconquistando la sua identità individuale che coincide con l’identità collettiva. Altro elemento è la natura, la fusione con essa porta ad un recupero della dimensione umana, questa identificazione panica è espressa con frequenti analogie.

Il porto sepolto

Il componimenti dà il titolo alla prima raccolta. Il titolo è parte integrante del testo, infatti, l’avverbio di luogo VI, fa riferimento al porto sepolto, un mitico porto sommerso nel mare. Il porto ha valore simbolico, descrive il miracolo della nascita della poesia, rappresenta l’abisso della coscienza, dove solo il poeta può penetrare per scovarvi i suoi canti. “disperdere” invece significa divulgarlo tra gli uomini, fa un riferimento all’Eneide di Virgilio, a proposito di Sibilla, una profetessa che disperdeva i cartigli su cui aveva scritto le sue sentenze. Allude alla natura magico- irrazionale della creazione poetica. Nella seconda strofa il poeta parla in prima persona dichiarando che a lui non è rimasto nulla del mistero della vita.

Veglia

La lirica è stata scritta in trincea: un’intera notte passata accanto al corpo di un compagno ucciso. La vicinanza con la morte suscita un sentimento di attaccamento alla vita. Il compagno ha la bocca deformata in una smorfia di dolore e le mani gonfie per la congestione, questa drammatica esperienza penetra nell’interiorità del poeta. Ogni participio dichiara l’incombenza della morte, tuttavia, ciò suscita nel poeta un attaccamento alla vita, quando il dolore non lascia scampo l’uomo riscopre il valore della vita. È questa l’allegria che salva il poeta dai naufragi della guerra.

Il dolore

Il dolore rovescia la prima raccolta intitolata L’allegria. Il poeta si fa portavoce di un dolore collettivo, alla sofferenza universale della guerra si aggiunge quello per la morte del figlio Antonietto, morto a soli nove anni. Così l’opera appare come un diario lirico, in cui i drammi personali e storici che hanno segnato la vita del poeta vengono ripercorsi con i monologhi. Il linguaggio è piano, volto ad instaurare un colloquio diretto con il lettore. Ungaretti dichiara che la morte del figlio è stata la cosa più tremenda della sua vita, ha sperimentato realmente la morte.

Non gridate più

La poesia esorta a rispettare la memoria dei caduti della guerra e a trarre insegnamento. La prima quartina si apre con un adunato, il poeta rivolge una preghiera ai vivi perché abbiamo pietà dei morti, e che ascoltino il silenzio per poter comprendere gli errori del passato e trarre insegnamento. Il messaggio dei morti è pacato rispetto alle grida dei vivi, è come il suono dell’erba che cresce, ciò esprime la vitalità del messaggio rivolto dai morti ai vivi. Nell’ultimo verso l’erba cresce rigogliosa solo dove non è calpestata dai vivi, questo esprime come i vivi non sono in grado di rispettare la voce dei morti.

Sentimento del tempo

Questo libro segna una svolta, in quanto costituisce il prodotto di una crisi che porta alla conversione al cattolicesimo, ma questa svolta è dovuta anche all’esperienza sul fronte, all’avvento del fascismo, alla morte della madre e ai problemi economici.
La raccolta viene pubblicata nel 1943 con il titolo di Vita d’un uomo: Sentimento del Tempo. Il titolo allude a quel ritrovato setimento del lento trascorrere del tempo che è reso possibile dopo la guerra. L’opera è scandita in due parti di cui non si distinguono la fine della prima e l’inizio della seconda: la prima è dedicata alla “scoperta” della Roma Barocca, all’estate (metafora di ricchezza), -l’estate fa come il Barocco, sbriciola e ricostruisce-con il Barocco inteso come un momento di rottura dell’ordine formale, da diventare il presupposto di un nuovo ordine; la seconda è dedicata alla fragilità dell’uomo. Le sette sezioni sono disposte secondo un ordine cronologico (a differenza del L’Allegria). Tema principale è la memoria , che ha il compito di creare un mondo composto da contenuti e valori universali, che suggeriscono quindi qualcosa di universale e non di personale. I temi principali sono amore, morte, malinconia, noia, memoria ecc. Importante è la parola, sostituisce alle parole di tradizione classicha, il linguaggio comune. Dal punto di vista stilistico lui punta al ritorno al canto, riprende le strutture metriche e stilistiche tradizionali ed utilizza dei versi larghi e distesi, punta anche al ritorno all’ordine, che si esprime non sono sul piano letterario ma anche politico, con l’adesione al fascismo, e religioso(conversione al cattolicesimo).

Il lessico è alto e nobile, prevale l’uso dell’imperfetto, il tempo dell’evocazione memoriale. Si reintroduce il verso endecasillabo, settenario e novenario, e l’analogia, le immagini sono collegate tra loro senza alcuna mediazione, creando un significato misterioso, per questo Ungaretti viene definito il precursore dell’Ermetismo. Il titolo è legato al periodo romano, infatti, Roma rappresenta uno dei nuclei fondamentali, la città che ha sperimentato lo scorrere del tempo, ma che nello stesso ha saputo sottrarsi. Diviene il simbolo del rapporto fra tempo ed eternità che caratterizza il destino umano e che si manifesta nel processo di distruzione e creazione. Il sentimento del fluire del tempo, la percezione della distruzione e della rigenerazione sono temi dello stile barocco, come lo è anche il mito, utilizzato in particolare in seguito all’esperienza della guerra. Anche i paesaggi richiamano al barocco, come l’estate che sbriciola e ricostruisce. Ebbe poi una concezione del tempo considerato non linearmente, come una successione di punti, di momenti, bensì come un insieme di piani su cui la nostra memoria andrebbe a ricollocare le esperienze e così facendo “tutto si confonde in un unico piano, precipitandosi contro di noi”. Singolare svolgimento della concezione bergsoniana.

L’isola e Madre

Sono due liriche della sezione “La fine di Crono”. Hanno in comune il tema del viaggio, il primo è una fuga verso un’isola misteriosa, l’altro viaggio è dettato dall’amore verso la madre e verso la fede religiosa. Si ha quindi inizialmente una fuga letteraria, descritta da un uomo che giunge alle rive di un’isola e incontra delle fanciulle e un pastore, il testo quindi rappresenta la ricerca della solitudine, il bisogno di allontanarsi dal mondo, il desiderio di fuga, l’ambientazione è estiva e ci sono richiami a D’Annunzio. La seconda lirica parla del viaggio e della morte di Ungaretti che raggiunge la madre che si configura come una guida, severa e attenta, un riferimento ideologico. Vi è una simbologia a tre con il figlio peccatore, la madre che intercede per lui e Dio padre autoritario che giudica e punisce.

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