Video appunto: Ungaretti, Giuseppe - Veglia e Sono una creatura

Veglia



Le poesia composte durante la guerra, come Veglia, presentano un’indicazione sul luogo e sulla data della composizione, in questo caso la poesia fu composta nel 1915 a Cima quattro. Rilevante in questa poesia è il fono simbolismo, l’utilizzo di parole dure (massacrato), che rimandano all’aridità della vita, e l’ampio utilizzo dei participi passati, che sono dei modi indefiniti e che quindi non indicano la persona che compie l’azione e danno l’idea
di un qualcosa di passato, immobile, che non ha a vedere con il flusso, con ciò che cambia.
La trincea è immobile ed è quindi emblema della morte. Sul finale vi è però un ribaltamento perchè afferma che in questa triste condizione, con a fianco compagni morti, non fu mai così attaccato alla vita.
Talvolta, come nel Temporale e nel Lampo, non è presente nemmeno nelle poesie di Pascoli. Ma in particolare non è presente nell’Ulisse di Joyce, dove si delinea il flusso di coscienza. L’idea di Ungaretti è simile a questa perchè riteneva che il pensiero non dovesse essere contenuto, avrebbe dovuto porsi liberamente.
Sono una creatura Nel componimento Sono una creatura non vi è nulla che rimandi all’idea di vita, nemmeno il pianto, essendo una manifestazione di vita. La morte, come riteneva Leopardi, viene ritenuta salvifica perchè pone fine alle sofferenze. Riprese anche Pirandello perchè vi è l’idea che la morte non debba spaventarci