Giuseppe Ungaretti


Nacque ad Alessandra d’Egitto. Il padre era un addetto alla costruzione del canale di Suez, quando Ungaretti aveva due anni, muore a causa di un incidente. Studia autori contemporanei e diventa corrispondente a distanza della Voce, rivista italiana del periodo, si apre alla cultura europea, sia scrittura che pittura ecc.
Lui cerca nuovi spunti culturali, soprattutto in Francia perché Parigi è la capitale culturale del tempo. Frequentava infatti l'università lì. Studia attentamente la tematica del tempo, incontrando Bergson, e questo lo vediamo nell’opera Il sentimento del tempo, ma si rende anche conto che la poesia più che essere capita attraverso la razionalità, dà strumenti per intuire le cose. Nonostante lui parli di intuizione e del simbolismo, avrà un contatto diretto con i futuristi, tanto da scrivere per la loro rivista. E questo si vedrà nell’espressione formale delle sue poesie, ma anche perché lui era un acceso interventista e credeva che solo attraverso la guerra si potesse eliminare la guerra.
Nel periodo della guerra si
  1. sente molto vicino a questo argomento, tanto che decise di arruolarsi, dopo essere stato un convinto interventista. Questo lo avvicina anche al Futurismo.
    Quando torna in Italia e si sposa, inoltre, lui diventa credente e la fede diventa importante, conferendogli una nuova concezione interiore, per lui ogni dettaglio del tempo è una piccola parte dell’eternità e parlando d’eternità non può che pensare a Dio.
    La sua prima raccolta è L’allegria, in origine si chiamava Il porto sepolto, che poi diventerà una sezione della raccolta L’allegria dei naufragi, il quale è un ossimoro, perché mette in contrapposizione l’euforia dello scampato pericolo poiché il naufra
go è colui che si è salvato ma anche la negatività del naufragio stesso. Espande il suo significato oltre la guerra, all’inizio il naufragio più grande è la guerra (lui è interventista ma vede la guerra in modo negativo e la considera un naufragio perché causa tanti morti), ma successivamente espande la sua considerazione e naufragio diventa anche un momento della vita, e di conseguenza la sensazione di felicità per essere venuti fuori dal pericolo. Alla fine la raccolta diventa solo l’allegria. Sposta l’attenzione da una compresenza di positività e negatività, alla sola positività. Qui c’è sia il simbolismo che il futurismo. Lui è uno sperimentalista, nelle poesie di questa raccolta non esiste il verso, non esiste la punteggiatura (a parte il punto interrogativo), ci sono tanti spazi bianchi (isolano la parola, segnano una pausa, come per Pascoli), le poesie hanno un andamento verticale, a volte la poesia gira attorno ad una parola chiave. Nelle sue poesie c’è l’espressionismo perché attraverso la dilatazione di un concetto amplifica la sensazione che prova. Lui è anche simbolista, ma va oltre il simbolismo fino a raggiungere l’analogia (una figura di significato che ha nessi profondi e nascosti). La scomparsa dei nessi di congiunzione serve a dare l’immediatezza del pensiero e quindi tra il poeta e il lettore c’è una comunicazione d’intuizione. Ogni poesia viene datata e quindi assumono una dimensione personale, nonostante questo ci sono elementi che estendono quel concetto a tutti coloro che leggono la poesia, c’è un’apertura, ma abbastanza difficile. I temi sono quelli della prima guerra mondiale, della fratellanza tra gli uomini, della rappresentazione della realtà lacerante della guerra, attraverso le sensazioni di sofferenza che esprime e devono essere colte dal lettore attraverso l’intuizione.
Il sentimento del tempo, espressione del suo incontro con Bergson. Il tempo per lui non è solo un insieme di attimi da ricordare in maniera soggettiva, (in quanto il concetto di tempo implica quello di memoria), ma sono anche tanti elementi che costituiscono l’eternità e Dio. Si ha una diversa attitudine del verso, torna la punteggiatura, per certi versi si ha il ritorno al classicismo, per altri lui usa l’analogia. Qui Ungaretti è ermetico, ma già dall’opera successiva non c’è più ermetismo. Si mettono in evidenza anche i tempi e i luoghi del passato, ma sono sempre soggettivo. Questa è l’opera in cui c’è più chiusura per il persistente uso dell’analogia. In quest’opera c’è un incombente pensiero di morte, quindi tutto è destinato a finire, almeno ché non si consideri l’eterno.
Ermetismo: Ungaretti, Montale, Quasimodo. Non sono stati sempre ermetici, perché la parola impone una decifrazione più complessa rispetto ad una letterale quando non si può comunicare quindi del periodo del fascismo.
Il dolore è successivo alla seconda guerra mondiale, infatti lui può parlare.
È stato in Brasile, ha ricoperto la cattedra di letteratura italiana, ma lì ha perso il fratello e il figlio. Dopo questo avvenimento, lui correla il dolore per la perdita del figlio al dolore universale che causa la guerra, si parla della seconda guerra mondiale.
Tratta questo nell’opera Il dolore in cui lui cambia i moduli stilistici. Si vede proprio la necessità di condividere la sofferenza con quanti soffrono. La sua considerazione della seconda guerra diventa più matura rispetto a quella che aveva durante la prima guerra. La sua sintassi cambia per la sua volontà di accomunarsi agli altri, torna la punteggiatura. Qui c’è un’assoluta apertura alla comunicazione, il linguaggio non è più analogico, ma facilmente comprensibile.
Gli eventi politici che lui ha vissuto da anziano, li ha visti da lontano, non era direttamente partecipe ad essi.
La terra promessa, confronta il percorso dell’uomo con il viaggio di Enea, c’è la visione mitica del percorso, il quale è fatto anche di sacrifici. Infatti, Enea pur di conseguire il suo scopo è costretto anche ad abbandonare Didone. Accompagna tutti e tre i periodi, è quindi un tentativo di coniugare il classico e il moderno.
Tutta la sua produzione vede come elemento unificatore l’analogia, che rappresenta la difficoltà di interpretare la realtà, ma anche la molteplicità della realtà stessa.
L’ultima parte della sua vita la dedica alle traduzioni, soprattutto dai classici. Lui traduce cercando anche di interpretare il sentimento che anima le opere.
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