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Giovanni Verga e le sue opere

Vita e opere

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri di idee liberali e antiborboniche.
Inizialmente scrisse romanzi patriottici come “amore e patria” (1857) e “sulle lagune” (1863) ambientato a Venezia all’epoca della dominazione austriaca.
Nel 1865 compì un viaggio a Firenze, allora capitale d’Italia. Qui produsse il primo dei romanzi mondani, “una peccatrice”, pubblicata nel 1866, nel quale testimonia l’adesione al sentimentalismo tardo romantico di Prati e Aleardi.
“Storia di una capinera” fu scritto nel 1870, durante il periodo in cui Verga era entrato in contatto con i salotti intellettuali e i circoli artistici e letterari fiorentini, grazie a Dall’Ongaro.
E’ un romanzo epistolare di impostazione filantropico. sociale, cioè volto a mostrare la vita delle classi popolari con intenti moraleggianti.

Nel 1872 lo scrittori si stabilì a Milano: la vivace attività giornalistica ed editoriale della città offriva stimolanti possibilità per un narratore che mirava a conquistare il pubblico borghese. Entra in contatto con i poeti e scrittori della Scapigliatura, Praga e Boito.

Tra il 1873 e 1875 Verga compose tre romanzi erotico-sentimentali di ambientazione mondana (Eva, Tigre reale, Eros).

Con il bozzetto Nedda (1874) Verga scelse un soggetto nuovo, ambientano del mondo popolare siciliano. Incominciano così l’interesse dello scrittore per le novelle e insieme la sua “conversione” al Verismo.

I motivi che spinsero Verga al verismo furono:
- le suggestioni letterarie di Emilie Zola;
- l’arrivo a Milano, nel 1877, di Capuana;
- la noia per gli ambienti mondani e la nostalgia per la propria terra
- l’interesse per la questione meridionale, che era in dibattito intellettuale e parlamentare.

Il primo racconto verista è considerato Rosso Malpelo, scritto nel 1878 e inserito nella raccolta Vita dei Campi, uscita nel 1880.
Nel 1881 fu la volta di I Malavoglia, primo romanzo di un progettato ciclo intitolato I Vinti.

I Malavoglia fu un insuccesso: lo stile (aspro) e la tecnica narrativa (il narratore popolare che assume la mentalità e il modo di esprimersi dei personaggi) erano troppo lontani dalla tradizione letteraria per poter essere accolti immediatamente da un pubblico come quello italiano e così l’aspirazione di Verga di far nascere anche in Italia una letteratura moderna restò delusa.

Nel gennaio del 1884 ottenne un grande successo al teatro il dramma Cavalleria rusticana, tratto dalla sua omonima novella. Nello stesso anno pubblicò a Roma la breve raccolta Drammi intimi, di ambientazione alto borghese e nobiliare.

Nel 1893 Verga lasciò Milano e tornò a Catania. Deluso, si allontanò dall’ambiente letterario che nella giovinezza lo aveva sedotto.
Verga visse l’ultima parte della sua vita appartato e risentito.
Morì a Catania nel 1922.


I romanzi fiorentini

Verga riscosse grande successo con i romanzi risalenti al periodo fiorentino: Una peccatrice (1866) e Storia di una capinera (1871). In entrambi il tema è quello dell’amore, forza invincibile che si scontra con le convenzioni sociali e con il perbenismo borghese.
Nel primo la passione di un drammaturgo siciliano per una bella e capricciosa contessa si conclude con il suicidio di lei e il degrado intellettuale di lui.
Nel secondo, un romanzo epistolare, viene narrata la vicenda di una giovane, Maria, orfana di madre e senza dote, costretta dalla matrigna a farsi monaca. Morirà per la “gabbia”, cioè il convento, e la passione e la gelosia per l’amato Nino, che ha sposato la sorellastra.
I due temi principali di Storia di una capinera sono:
- monacazione forzata
- amore frutto di gelosia, tradimento, delusione.

i romanzi “mondano-scapigliati” del periodo milanese

Con il trasferimento a Milano nel 1872 si aprì per Verga una nuova fase, ricca di contatti intellettuali, critici nei confronti dei modelli romantici e del moderato realismo di Manzoni e attenti alla moderna narrativa europea, specie francese.

Nei romanzi di questo periodo si avverte l’influenza dell’avanguardia scapigliata. Accomunate dal tema dell’amore-passione e dei suoi effetti distruttivi, le opere sono ambientate:

- tra le raffinatezze dell’alta società: la passione e l’amore che porta alla morte e suicidio;
- nel mondo di artisti squattrinati e ballerine di varietà, come Eva.

Eva: Enrico Lanti è un pittore squattrinato approdato a Firenze dalla Sicilia. Si innamora di una ballerina di nome Eva. La ragazza ricambia i sentimenti e decide di vivere con lui e abbandonare il suo mondo agiato e luccicante. Eva, però, spogliata della sua quotidianità, si accorge di non provare più le stesse emozioni. Torna alla sua vita e trova un altro uomo. Enrico si ritrova senza una lira e malato e non gli resta che ritornare alla sua famiglia in Sicilia, dove muore di tisi.

I tre romanzi mostrano l’impegno di Verga a produrre effetti realistici tramite l’espediente del diario, ovvero della confessione autobiografica (tigre reale ed Eva) o attraverso una narrazione oggettiva, da cui tende a scomparire la presenza dell’autore.

Verso il verismo

La novella Nedda, scritta nel 1874, inaugura la produzione di novelle di Verga e insieme la nuova attenzione di Verga al mondo popolare della sua regione. Non è una novella verista.
Il narratore non assume il modo di esprimersi dei personaggi: le espressioni fiorentine sono distinte graficamente dagli inserti dialettali e perciò sottolineano le differenze tra il registro letterario dell’autore e quello popolare dei personaggi.
Nedda resta un momento importante nell’evoluzione letteraria di Verga, perché getta le basi di quello che sarà il futuro mondo dei Malavoglia.


La conversione al verismo

Diversi fattori determinarono la “conversione” di Verga al Verismo:
- le frequentazioni letterarie, soprattutto quelle di Capuana, additandolo come un modello per gli scrittori del “vero”;
- il dibattito che prese avvio proprio in quegli anni in Italia sulla “questione meridionale”;
- l’eco della teoria dell’evoluzione di Darwin, dalla quale Verga ricavò il concetto di lotta per la vita come base dello sviluppo della storia umana;
- il sentimento profondo che legava lo scrittore alla sua terra e che orientò la sua ricerca letteraria verso quel mondo.
Nella prefazione ai Malavoglia, Verga approfondisce in maniera originale il criterio dell’impersonalità, sostenendo che la forma deve essere inerente al soggetto, adeguarsi a esso.
Per narrare il fatto nudo e schietto l’autore deve utilizzare il linguaggio del mondo che descrive. La soggettività dei personaggi deve emergere dalla descrizione dei suoi effetti e dai gesti, dalle parole e dai comportamenti.
L’eclisse dell’autore si tratta di un autore che non giudica, ma ha il solo obiettivo di rappresentare gli avvenimenti, oggetti e personaggi. Di qui la rottura con la tradizione manzoniana del narratore onnisciente, che interveniva a commentare i fatti.

Le novelle di vita dei campi

La prima opera verista è la raccolta Vita dei campi, pubblicata nel 1880, contenente 8 novelle, di cui Rosso Malpelo.
L’autore descrive i meccanismi che regolano il mondo degli umili con la campagna siciliana di sfondo.
Lo scrittore incentra le novelle sulla “morale dell’ostrica”: solo se si resta tenacemente attaccati agli affetti familiari, come l’ostrica allo scoglio, e si accetta di vivere nelle condizioni in cui il destino ci ha fatto nascere, si può condurre un’esistenza, se non felice, almeno serena. Chi vuole staccarsi dal proprio ambiente, è destinato a perdersi perché il mondo se lo ingoia.
I temi principali delle novelle sono:
- amore-passione
- interesse economico
- esclusione sociale.

Le tecniche narrative

La narrazione è affidata a una voce popolare che racconta i fatti dall’interno, che assume il punto di vista della collettività o dei singoli personaggi, la loro scala dei valori e il loro linguaggio, senza che lo scrittore intervenga con commenti e giudizi. La distanza tra autore e narratore viene definitiva regressione, indica la rinuncio dell’autore a rappresentare se stesso, la propria cultura, per mettersi a livello sociale e culturale dei personaggi.
Quando l’autore non condivide il giudiziose del “coro” si affida all’ironia per creare la possibilità di un diverso giudizio sui fatti. L’effetto dello straniamento si ha quando il punto di vista del narratore non coincide con quello dell’autore.
L’espressione popolare è affidata al discorso indiretto libero, che comunica immediatamente al lettore le parole e i pensieri dei personaggi. Il linguaggio è popolare, con modi di esprimersi tipidi del parlato, per conferire alla narrazione la coloritura e il tono locale.
Verga sceglie di non fare ricorso al dialetto ma di imitare la sintassi dialettale e di “italianizzare” espressioni tipiche e proverbi popolari.


temi moderni de "Rosso Malpelo":
- emarginazione del diverso
- sfruttamento minorile
- pregiudizio
Questo è il primo testo narrativo verista.


I Malavoglia

I Malavoglia è il primo di un progettato ciclo di cinque romanzi intitolati I Vinti.
Il progresso non è una cosa cattiva, anzi, visto nell’insieme è uno spettacolo grandioso, che fa sperare in una liberazione sempre più ampia dell’umanità dalla fame e dalle malattie.
Verga concentra la sua attenzione su questa idea, cioè su quanti, aspirando a migliorare la propria condizione materiale o la propria posizione sociale, sono rimasti travolti dalla fiumana del progresso.
In una lettera del 21 settembre 1875 all’editore Treves, Verga accennava di un bozzetto marinaresco dal titolo Padron ‘Ntoni. Successivamente, nell’inchiesta di Franchetti e Sonnino, Verga trova ispirazione (la leva militare, il colera, il contrabbando, ecc).

Il movente dell’attività de I Malavoglia è la lotta per i bisogni naturali. Una famiglia di pescatori lotta per non essere travolta dalla povertà, per la casa da riscattare e per l’onore da difendere.
Già dal titolo l’autore si impersoni fica nei personaggi: i componenti della famiglia Toscano sono soprannominati ironicamente Malavoglia dai compaesani.

La struttura narrativa:
Il romanzo si compone di 15 capitoli suddivisi in tre parti: la prima e la seconda hanno come protagonista il capofamiglia, padron ‘Ntoni; nella terza parte protagonista è il giovane ‘Ntoni.

Prima parte: L’azione comincia nel 1865 con l’affare dei lupini, il naufragio della barca con il carico, la cerimonia funebre per la morte di Bastianazzo.
Seconda parte: Gli avvenimenti sono incentrato intorno a padron ‘Ntoni e ai suoi tentativi di far fronte alle disavventure della famiglia, compreso il secondo naufragio della Provvidenza, in cui rischia lui stesso la vita.
Terza parte: In primo piano non è più l’ambiente della comunità paesana ma la storia dei personaggi e soprattutto del giovane ’Ntoni.


Sulla scia dell’artista-scienziato di Zola, l’obiettivo del letterato verista è di fornire documenti. La duplice natura de I Malavoglia consiste nell’essere metà tra romanzo e studio sociale.

Tecniche narrative e scelte stilistiche:

Secondo il principio dell’impersonalità Verga si serve di una voce narrante con la quale non si identifica e che fa parte del mondo popolare rappresentato. Il narratore lascia spesso la parola ai vari personaggi (attraverso il discorso diretto o indiretto o indiretto libero) ma non sempre è possibile tenere distinta la sua ottica da quella dei personaggi.
Il narratore impersonale non interviene mai nel racconto e nei giudizi.
Diretto libero: il discorso diretto è quello che dopo le frasi non viene indicato “disse Anita”. E’ motivo di difficoltà spesso l’interazione tra più di 2 personaggi.
Indiretto libero: riferito un discorso o un pensiero indiretto con stesse parole o simili senza una continuazione.
I modi di dire sono molti per la tradizione e cultura. Sono tipici della zona e quindi non comprensibili immediatamente. Inoltre Verga fa un grande uso di metafore.

La rappresentazione dello spazio e del tempo:
Lo spazio è diviso in:
- ambiente geografico
- interni ed esterni
Quelli interni possono essere la casa, un negozio, la chiesa.
Quelli esterni sono il mare, la piazza, un parco, gli scalini.
Gli ambienti interni ed esterni sono legati ai personaggi che li frequentano (es: osteria con perditempo, ubriaconi). Li identifica quindi come spazi sociali perché ogni luogo viene frequentato da persone di tipologia diversa.

Il tempo si divide in:
- storico
- circolare
Quello storico è quello tipo tassa sulla pece, leva militare, ecc. Si evidenzia perché non tutti i romanzi non hanno un tempo.
Il tempo circolare è quello più spicciolo, quello umano. Come le abitudini (religiose, festività), il cambio delle stagioni, i raccolti, le tradizioni del paese.

I temi principali de I Malavoglia sono:
- corruzione del ceto amministrativo locale
- leva militare (impegno gravoso per le famiglie)
- tasse
- contrabbando
- lotta per la sopravvivenza

C’è l’opposizione tra il nucleo familiare dei malavoglia, simbolo di valori disinteressati, e la comunità del villaggio,che incarna la meschinità e l’egoismo propri di una logica sottomessa all’utile economico. Padron ‘Ntoni è protettore dei valori del lavoro e della famiglia.
C’è una forte opposizione tra i Malavoglia e il progresso.
Il progresso travolge chi si lascia trascinare da un’illusoria “ricerca del meglio”.

Straniamento:
L’autore si eclissa nel narratore, prescinde dal proprio bagaglio culturale e linguistico e “regredisce” al livello dei personaggi, ne riproduce e fa suoi i loro modi di dire, anche se il lettore può percepire fi volta in volta il suo pensiero proprio dall’opposizione etica e morale tra il mondo dei Malavoglia e quello della comunità.
Ciò che al narratore sembra normale ed evidente, all’autore invece risulta quasi inconcepibile. Ciò che viene narrato risulta normale, noi però intravediamo tra le righe che per l’autore non è così.

La seconda fase del verismo

Le novelle rusticane:
La raccolte Novelle rusticane, composta fra il 1881 e il 1883, comprende 12 novelle di cui “la roba”.
Il tema principale è l’ansia di conquista, il possesso e conversazione dei beni materiali, dal pane quotidiano alle sconfinate distese di campi.
La figura emblematica della raccolta diviene quella dell’arrampicatore sociale come il prete (ne Il reverendo) e il contadino Mazzarò (La roba).
I racconti sono affidati al narratore popolare che, conoscendo il mondo degli umili, si fa portavoce della loro cultura e può anche esprimere un punto di vista diverso da quello dell’autore.
Lo scarto fra i due punti di vista è ciò che produce l’ironia e lo straniamento.

Mastro don Gesualdo

Mastro-Don Gesualdo è il secondo romanzo del ciclo dei Vinti.
Pubblicato nel 1888, fu stampato l’anno successivo dall’editore Treves, a Milano.

Il protagonista è Gesualdo Motta, un mastro manovale che, con enormi sacrifici, diventa un proprietario terriero e conquista il titolo di “don”.
Mastro + Don indica l’impossibilità per Gesualdo di dimenticare le sue origini plebee.
La legge darwiana della selezione naturale diventa lotta per il miglioramento della propria condizione sociale.

Il romanzo comprende 21 capitoli, raggruppati in quattro parti. La struttura è suddivisa in quadri distinti con le seguenti fasi:
- parte prima: l’ascesa sociale
- parte seconda: il trionfo dell’opportunismo
- parte terza: il declino
- parte quarta: la sconfitta esistenziale e la morte.

I temi sono:
- resistenza della nobiltà
- sconfitte ascesa sociale
- egoismo, individualismo.

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