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1. La vita.
Nacque a Catania nel 1840 da una famiglia di agiati proprietari terrieri. Fu educato da maestri privati (Abate che gli trasmise il patriottismo e il gusto romantico) e i suoi studi non furono regolari (non terminò i corsi per dedicarsi al giornalismo) facendolo discostare dalla tradizione degli autori. La sua formazione avviene sugli scrittori francesi moderni e popolari (Dumas, Sue, Feuillet)(no classici) e sui romanzi storici italiani romantici (Guerrazzi). Verga va a Firenze (capitale) e decide di trasferirsi per liberarsi dai limiti della cultura provinciale. Si trasferisce a Milano (centro culturale) ed entra in contatto con gli Scapigliati. Nel 1878 pubblica “Rosso Malpelo” e avviene la svolta verso il Verismo. Ritorna in Sicilia e nel 1903 pubblica l’ultimo dramma e si cura delle sue proprietà agricole ossessionato dalle preoccupazioni economiche. In questo periodo le sue posizioni politiche si fanno più conservatrici e chiuse e nella 1 guerra mondiale si schiera dalla parte dei nazionalisti e muore nel 1922 (fascismo).

2. I romanzi preveristi.
A Catania aveva pubblicato:
 “Una peccatrice”: autobiografico, parla di un intellettuale piccolo borghese siciliano che conquista il successo e perde l’amore con la donna amata e ne causa il suicidio
Ma la sua produzione significativa avviene a Firenze e Milano:
 “Storia di una capinera”: (finita a Firenze)parla di un amore impossibile e di una monacazione forzata.
 “Eva”: (cominciato a Firenze e terminato a Milano) parla di un giovane pittore siciliano che, a Firenze, abbandona i suoi sogni per amore di una ballerina (simbolo di corruzione della società materialista). Qui troviamo la figura dell’intellettuale emarginato e un atteggiamento di protesta (scapigliati)
Esempi di realismo, di analisi coraggiosa e spietata delle piaghe psicologiche e sociali (si trovano in un clima tardo romantico, scritte in linguaggio enfatico ed emotivo, vs Naturalismo francese):
 “Eros”: parla dell’inaridirsi di un aristocratico corrotto da una società vuota
 “Tigre reale”: parla di un giovane innamorato di una donna “fatale” e il suo ritorno alle gioie familiari

3. La svolta verista.
Dopo 3 anni di silenzio pubblica la prima opera verista ed impersonale: “Rosso Malpelo”: si discosta dai suoi racconti precedenti. Parla di un ragazzo di miniera che vive in un ambiente duro e disumano con una narrazione simile a quella popolare. Precedentemente aveva pubblicato “Nedda” che descriveva la vita misera di un bracciante ma raccontata ancora con toni melodrammatici. Il cambiamento drastico di Rosso Malpelo è stato visto come una conversione ma Verga ha sempre voluto parlare del vero (Eva, Eros e Tigre reale) pur se ancora influenzato dal romanticismo, quindi questa è una svolta radicale ma non un’inversione di tendenza. Inoltre questa svolta non va interpretata in senso moralistico, infatti, non vuole abbandonare gli ambienti dell’alta società per quelli popolari pur discostandosi da essi dal punto di vista letterale. E come spiegherà nei “Malavoglia” vuole studiare la società, grazie agli strumenti che possiede, partendo dal basso per arrivare all’aristocrazia, alla politica e all’intellettualità.

4. Poetica e tecnica narrativa del Verga verista.
Alla base della sua nuova poetica troviamo il concetto di impersonalità. Nelle lettere (a Farina, Cameroni e Capuana), Verga, aveva già esposto i suoi principi e intenzioni:
- dare al racconto l’impronta di una cosa realmente avvenuta riportando documenti umani
- ponendo il lettore “faccia a faccia col fatto nudo e schietto” per non essere condizionato dallo scrittore. Quest’ultimo non deve comparire nella narrazione con le sue reazioni e riflessioni ma deve “mettersi nella pelle dei suoi personaggi” e vedere le cose con i loro occhi esprimendole con le loro parole.
- L’opera deve sembrare “spontanea come un fatto naturale” senza condizionamenti dello scrittore, cosicché al lettore sembri di assistere al fatto narrato e vederlo con i suoi occhi
- Il lettore deve essere introdotto negli avvenimenti senza che gli vengano spiegati antefatti o profili dei personaggi. Ciò può provocare confusione all’inizio ma pian piano i personaggi si fanno conoscere con le loro azioni e il lettore può capire le diverse personalità creando “l’illusione completa della realtà” ed eliminando le artificiosità letterarie.

Questa teoria non vuole negare ogni rapporto tra creatore e opera né mostrare un’indifferenza psicologica dell’autore ma è solo un programma di poetica che dia l’impressione che l’opera si sia fatta da se.
Usa una tecnica narrativa originale che si distacca dalla tradizione, l’autore si cala nei panni dei personaggi e si esprime con le loro parole: non c’è più un narratore onnisciente (Manzoni, spiega e interviene) ma la voce narrante è interna alla vicenda e si esprime come i personaggi. All’inizio di Rosso Malpelo dice: “Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era malizioso e cattivo” con ciò mostra una visione superstiziosa della realtà e a parlare non è l’autore ma un minatore qualunque. Verga non descrive i personaggi, la storia e gli ambienti ma parla come se il lettore conoscesse quei posti. Il lettore pian piano conosce i personaggi e se troviamo commenti su di essi non è l’autore a parlare ma la collettività popolare. Il linguaggio è spoglio e povero, ricco di proverbi e paragoni e la sintassi è elementare e dialettale (scorretta), usa sempre termini italiani e quando usa il dialetto lo mette in corsivo.

5. L’ideologia verghiana.
Verga crede che l’autore debba allontanarsi dall’opera perché non ha il diritto di giudicare. Per l’autore la società umana è dominata dalla lotta per la vita dove il più forte schiaccia il più debole. La generosità e l’altruismo non esistono nella realtà e gli uomini sono guidati da interessi economici e dall’egoismo. È una legge universale (in tutti i tempi e luoghi, anche negli animali) immodificabile, perciò non si può cambiare la realtà (né cambiando l’organizzazione sociale né tornando al passato). Quindi poiché la realtà non è modificabile lo scrittore non può dare giudizi di condanna perché inutili. La letteratura non può modificare la realtà ma solo studiarla e riprodurla fedelmente. Questa sua tecnica, quindi, non è casuale ma scaturisce dalla sua visione pessimistica del mondo come unico modo per esprimerla. Questo suo pessimismo è conservatore e rifiuta le idee progressiste (fantasie infantili), perciò l’autore non accetta acriticamente la realtà ma, pur non trovando alternative, coglie i suoi aspetti negativi (disumanità lotta per la vita, eccesso di ambizioni, brutalità, oppressione …). Quindi il pessimismo di Verga non è un limite della rappresentazione ma è la condizione del suo valore conoscitivo e lo immunizza dai miti contemporanei (del progresso e del popolo). Pur avendo come tema la vita popolare, le sue opere, non sono raccontate in modo patetico e lacrimevole o si basano sulla fiducia in un miglioramento delle condizioni grazie alla volontà (come nel libro Cuore) ma, affidando il racconto al popolo, nega ogni valore di umanità e altruismo. In Verga non troviamo neppure il populismo romantico (superato nelle opere più mature): sottolinea la negatività del progresso ma non contrappone ad esso il passato come antidoto della società moderna. La campagna e la città sono rette dalle stesse leggi che pongono gli uomini in conflitto tra loro.

6. Il verismo di Verga e il naturalismo zoliano.
Il verismo di Verga è profondamente diverso dal naturalismo di Zola (punto di riferimento)

Verga Zola
Tecniche narrative La vicenda è narrata dai personaggi stessi e l’autore non interviene e non dà giudizi. La vicenda è narrata dall’autore che guarda la vicenda dall’esterno e dall’alto che interviene spesso con giudizi.
Rapporto narratore-personaggi Il narratore coincide con i personaggi. C’è un distacco netto
Giudizio dell’autore Non c’è Sia implicito che esplicito
Linguaggio del narratore Popolare con frasi gergali Colto e letterario, lontano dal gergo (nell’ “Assommoir” introduce un coro popolare, ma è solo una soluzione episodica)
Tema dell’impersonalità È immergersi nell’oggetto È assumere il distacco dello scienziato
Cos’è la letteratura La realtà è immodificabile e la letteratura non può incidervi La letteratura può cambiare la realtà e può stimolare le riforme


Radici sociali Galantuomo del sud Scrittore borghese e democratico
società intorno a se fatalistica e arretrata sconosciuta al capitalismo sviluppata industrialmente
borghesia pavida e parassitaria attiva
proletariato e masse contadine chiuso nella sua miseria, passivi e rassegnati combattivo ed organizzato
sa di rivolgersi ad un pubblico che può recepire i suoi messaggi
conservatore progressista

7. Vita dei campi.
La lettura di Zola lo spinse ad adottare nuovi moduli narrativi come l’ “Assommoir”, in cui la voce narrante è interprete del coro, diede spunto a Verga per la tecnica della regressione. Verga applica la tecnica narrativa dell’impersonalità in cui l’autore si eclissa e la voce narrante parla dal punto di vista del popolo. Ne 1880 pubblica il volume Vita nei campi composto da: Cavalleria rusticana, Jelii pastore, Fantasticheria, L’amante di Gramigna, Guerra di Santi, Pentolaccia, La lupa in cui troviamo ancora un atteggiamento romantico e nostalgico dell’ambente arcaico. Ricorre anche il motivo romantico del diverso che viene allontanato (Rosso Malpelo, Jeli il pastore, La lupa, Cavalleria rusticana, L’amante di Gramigna). In questo periodo è ancora presente la contraddizione tra formazione romantica e tendenze veristiche che lo spingono a studiare scientificamente il meccanismo sociale. Questa contraddizione si risolverà solo nei Malavoglia.
Rosso Malpelo: questo testo da inizio alla fase verista. Sin dalla prima frase in cui afferma che Malpelo è un ragazzo cattivo perché ha i capelli rossi mostra il pregiudizio superstizioso del popolo proprio di chi ha una mentalità primitiva. La voce narrante è interna al racconto. Nel racconto scompare il narratore onnisciente e perciò non è depositario della verità perciò quello che viene detto del personaggio non è attendibile. Quando Malpelo scava con la speranza di salvare il padre e si ferma per cercare di sentire la sua voce, quando vede gli strumenti del padre come reliquie che mostrano una profonda pietas filiale il narratore non lo capisce ma si fa condizionare dal suo pregiudizio. Quando Malpelo aiuta Ranocchio dandogli il suo cibo viene interpretato dalla voce narrante come un modo per poi comandarlo. Rosso pur essendo cresciuto in una società superficiale ha mantenuto i suoi valori:pietà filiale, senso della giustizia, amicizia e solidarietà e lo straniamento dell’autore fa apparire strane cose che dovrebbero essere normali poiché è portavoce di un mondo privo di valori che conosce solo a forza. Il mondo rurale non è mitizzato come un paradiso di innocenza ma è dominato dalle stesse leggi del mondo industriale. Questa soluzione elimina le tendenze romantiche di Verga verso il mondo popolare. Malpelo nella prima parte è visto da un punti di vista esterno e superficiale mentre nella seconda parte emerge il punto di vista dello stesso protagonista che ci mostra le sue emozioni e sensazioni. Rosso ha capito la legge che regola la società in cui il più forte prevale ed il più debole viene schiacciato. In lui si proietta il pessimismo dell’autore. Il racconto diventa un’analisi dura delle leggi sociali con un alto valore conoscitivo e critico.

La lupa: racconta di una donna che veniva chiamata “Lupa” perché non era mai sazia degli uomini. La novella inizia con la descrizione della donna, le cui caratteristiche fisiche richiamano i tratti della strega nell'immaginario popolare: occhi neri come il carbone, labbra rosse e carnose, seno vigoroso, alta, pallida e magra. Sua figlia Maricchia era triste e sapeva che mai nessuno l’avrebbe presa in sposa anche se era bella e aveva buona dote. Tutte le donne del paese quando passava si facevano il segno della croce perché avevano paura che potesse portare via da loro i mariti e i figli solo con uno sguardo. Dopo la presentazione della protagonista e dell'ambiente c’è un cambio di tempo verbale (dall'imperfetto al passato remoto): Un giorno la Lupa si innamorò di Nanni (tornato da un servizio militare) che lavorava nei campi. E una sera gli confessò il suo amore ma lui la respinse dicendole che voleva in sposa sua figlia Maricchia mostrandosi interessato agli aspetti economici. La Lupa se ne andò via e non tornò da lui per due mesi. Ad ottobre la Lupa si presentò con la figlia da Nanni e li fece sposare. Offrì loro la sua casa a patto che le lasciassero un angolino per dormire. La Lupa aveva vicino a sé Nanni e lo importunava sempre. Egli le chiese più volte di non presentarsi al fienile, ma la sua sicurezza comincia a vacillare ed il giovane, come soggiogato da una forza diabolica, non riesce ad opporsi alla tentazione della suocera. Il fatto si intuisce dai comportamenti dei personaggi: prima la tentazione, poi il rimorso, poi l'attesa carica di desiderio e la disperazione. Maricchia lo venne a sapere e litigò con la madre dandole della ladra e le disse che se avesse continuato ad importunarlo sarebbe andata dal brigadiere, e così fece, e il brigadiere disse alla Lupa di lasciare la casa ma lei rifiutò perché la casa era la sua. Un giorno Nanni ricevette una pedata da un asino nel petto e rischiò la vita. Il sacerdote si rifiutò di confessarlo per timore che la lupa fosse lì. Se ne andò ma tutto tornò come prima e la Lupa continuava a perseguitarlo fino a che Nanni non minacciò di ucciderla. Ma la Lupa preferisce morire piuttosto che vivere senza di lui e quando torna dal giovane, con atteggiamento di sfida, si offre alla morte con la forza di un'eroina. Nanni, al suo cospetto, balbetta, è esitante, incerto, pallido e stralunato, perdente nonostante tutto.Lo spazio assume significati simbolici (casa = rispetto dei valori più radicati della comunità, campi bruciati = profanazione valori). L'ambientazione è simbolica (atmosfera torrida del paesaggio = passione della Lupa ed il delitto avviene nei campi) i colori dominanti sono il nero degli occhi della Lupa (morte), in contrasto con il bianco del pallore di Nanni (paura), e il rosso dei papaveri (perversa passione rusticana)(sangue della Lupa).

8. Il ciclo dei Vinti.
Riprende dal Rougon-Macquart di Zola ma non pone al centro del ciclo l’intento scientifico di seguire gli effetti dell’ereditarietà ma vuole solo tracciare un quadro sociale passando in rassegna tutte le classi (ceti popolari, borghesia, aristocrazia. Importante è il principio della lotta per la sopravvivenza che ricava dalle teorie di Darwin sull’evoluzione delle specie animali che applica all’uomo. Tutta la società è dominata da conflitti d’interesse dove trionfa il più forte. Verga però sceglie come oggetto della sua narrazione i vinti. La prefazione del ciclo mostra gli intenti generali dello scrittore:
- ne I Malavoglia tratta la lotta per i bisogni materiali dove il meccanismo è meno complicato e quindi più facile da studiare.
- Successivamente sarà analizzato anche nelle classi più elevate come la borghesia (Mastro-don Gesualdo) l’aristocrazia (La Duchessa di Leyra) nell‘ambizione politica (L’onorevole Scipioni) e nell’arte (L’uomo di lusso)
Anche lo stile ed il linguaggio si modificano gradualmente ed hanno un carattere proprio adato al soggetto.

9. I Malavoglia.
È il primo romanzo del ciclo dei Vinti. Parla di una famiglia di pescatori siciliani. I Toscano soprannominati Malavoglia (per contrasto) hanno una casa e una barca (Provvidenza) e conducono una vita tranquilla. La famiglia si trova in difficoltà:
- ‘Ntoni (figlio di Bastianazzo e nipote di padron ‘Ntoni) deve partire per il servizio militare  devono pagare un altro lavoratore
- è una cattiva annata per la pesca
- Mena (figlia maggiore) deve avere una dote per sposarsi
Padron ‘Ntoni compra dall’usuraio zio Crocifisso un carico di lupini per rivenderli al porto vicino ma la barca naufraga, Bastianazzo muore e i lupini vanno perduti e accadono varie sventure:
- La casa viene pignorata
- Luca (secondogenito) muore in battagia
- Maruzza (madre) muore di colera
- Provvidenza, recuperata e riparata, naufraga nuovamente
La sfortuna disgrega il nucleo familiare:
- ‘Ntoni non si adatta più alla vita di paese dopo aver conosciuta quella delle grandi città e comincia a frequentare osterie mettendosi nei guai
- Lia finisce in una casa di malaffare in città
- Mena non può più sposare Alfio per il disonore caduto sulla famiglia
- padron ‘Ntoni muore
Alessi (ultimogenito) continuando il mestiere del nonno riesce a riscattare la casa e ‘Ntoni, uscito di prigione, si allontana per sempre.

Rappresenta la vita di un mondo rurale arcaico fondato sulla saggezza antica dei proverbi e proprio per questo sistema il nucleo familiare si disgrega. La storia inizia poco dopo l’Unità (1863) e mostra come questa abbia cambiato la vita alle persone di un piccolo paesino: l’arruolamento obbligatorio di ‘Ntoni da inizio alle sventure. Il villaggio semplice e arcaico è trasformato da movimenti dinamici provenienti dall’esterno: i Malavoglia diventano commercianti da semplici pescatori che erano. La tecnica dell’eclisse dell’autore fa presentare le vicende dai personaggi stessi rendendo la storia statica. Il personaggio che incarna le forze disgregatrici della società è ‘Ntoni che esce dal paese entrando in contatto con la modernità (Napoli). Esso si oppone al nonno che rappresenta la visione tradizionalista. Queste diverse visoni di vita portano la famiglia alla disgregazione. Alla fine Alessi riesce a riscattare la casa ma non torna tutto come prima: Bastianazzo, Luca, Maruzza e padron ‘Ntoni sono morti; Ntoni e Lia sono lontani e Mena ha rinunciato al matrimonio. Il romanzo si conclude con la partenza di ‘Ntoni dal villaggio: colui che aveva messo in crisi il villaggio se ne allontana. Questo romanzo rappresenta la disgregazione del mondo rurale e l’impossibilità dei suoi valori e rappresenta il superamento della nostalgia romantica di Verga e della campagna vista come Eden (che secondo l’autore non è mai esistito). Verga vede la vita popolare nelle sue componenti reali:
- avarizia di Crocifisso
- attaccamento alla proprietà di padron Cipolla
- doppiezza di Piedipapera
- malignità pettegola di Zuppidda
- avidità di Vespa
ma proietta i valori (puramente ideali) in alcuni personaggi privilegiati. Il romanzo risulta bipolare in cui si alternano punti di vista opposti
- Malavoglia: fedeltà ai valori puri  nobile e disinteressato
- comunità del paese: mossa dall’interesse insensibile e disumano  gretto e ottuso, ha il compito di straniare i valori dei Malavoglia che sembrano strani (‘Ntoni che rinuncia alla casa per il debito è ritenuto sciocco, l’angoscia per il naufragio è vista solo dal punto di vista economico)
questo romanzo mostra i meccanismi spietati del villaggio facendo emergere la disumanità della lotta per la vita. Il romanzo ha una andamento problematico di due visioni contrastanti dell’autore:
- idealizzazione della realtà arcaica
- verismo pessimistico
Il mondo arcaico e l'irruzione della storia: la famiglia protagonista vive ad Aci Trezza, un paesino di pescatori sulla costa orientale della Sicilia, pochi chilometri a nord di Catania. I Toscano, chiamati Malavoglia, pur essendo dei lavoratori, possiedono principalmente la casa del nespolo (dalla pianta che le cresceva accanto) e la barca della Provvidenza. La famiglia è composta da Padron 'Ntoni (il dito grosso della mano) il figlio Bastianazzo (grande, grosso e obbediente) sposato con Maruzza (chiamata anche la Longa, una brava moglie e massaia) che gli ha dato cinque figli: 'Ntoni (scansafatiche di vent'anni), Luca (più giudizioso del fratello maggiore), Mena (soprannominata "Sant'Agata" dalla sua passione per il telaio), Alessi (un moccioso ancora incapace di soffiarsi il naso, ma con già il temperamento del nonno) e Lia. La vita familiare viene sconvolta quando viene chiamato alle armi il giovane 'Ntoni , che, dopo un inutile tentativo di corruzione delle autorità del paese da parte del nonno 'Ntoni, parte per Napoli dalla stazione di Aci Castello: prima però saluta la madre affranta e la giovane Sara di comare Tudda, alla quale invierà una sua foto.

La conclusione del romanzo: alla fine della storia Alessi ricompra la casa del nespolo e ricostruisce il nucleo familiare. Questa conclusione potrebbe essere una celebrazione della sacralità della casa e della famiglia ma non è un ritorno esatto al punto di partenza poiché la famiglia è dispersa. Ciò che domina è il rimpianto e la mancanza di un passato irrecuperabile. La storia si conclude con la partenza di ‘Ntoni, mentre alla famiglia sono dedicate poche righe, come a voler indicare la separazione definitiva e l’addio. Nella conclusione, Verga, si è voluto distaccare dal romanticismo che cercava nella realtà rurale il sereno raccoglimento.
Alfio chiede la mano di Mena, ormai ventiseienne, la quale rifiuta in quanto sostiene di non poter più maritarsi dopo le disgrazie della famiglia. Mena infatti si rifugerà in soffitta "come le casseruole vecchie" e si preoccuperà solamente di allevare i figli di Nunziata e Alessi. Lia ha seguito la brutta strada del fratello 'Ntoni, in quanto è stata avvistata da Alfio sull'uscio di un postribolo. Alessi e Nunziata riescono ad acquistare la "casa del nespolo" e comunicano tale notizia al nonno morente, il quale concede loro un ultimo sorriso. Una sera, infine, il vagabondo 'Ntoni ritorna dopo tanti anni alla "casa del nespolo" per avere informazioni della famiglia che ha abbandonato. I fratelli lo invitano a restare, ma il giovane spiega che deve andarsene perchè non può più stare in quella casa piena di brutti ricordi. Così, dopo aver dato un'ultima malinconica occhiata al paese natale, 'Ntoni ritorna alla sua vita sregolata.

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