Giovanni Verga ed il verismo


La fine del 1800 è un periodo storico caratterizzato dalla rivoluzione industriale e da grandi scoperte scientifiche → questo contesto porta alla nascita di due movimenti culturali molto importanti in Europa:
- positivismo → movimento filosofico che crede nel progresso continuo della scienza e che la scienza possa risolvere tutti i problemi dell’uomo;
- naturalismo → movimento letterario nato in Francia, le cui tematiche sono le difficili condizioni sociali dei lavoratori e degli operai e l’applicazione del metodo scientifico anche all’analisi del comportamento umano (principali esponenti Emile Zola e Guy De Maupassant).

Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, sulla scia di positivismo e naturalismo, nasce in Italia un nuovo movimento letterario detto Verismo → gli autori raccontano la realtà, cioè il “vero”, così com’è e senza abbellirla.
Mentre però i protagonisti del naturalismo francese erano gli operai e l’ambientazione cittadina, nel verismo i protagonisti sono gli umili e gli emarginati dalla società e le ambientazioni sono principalmente la periferia e la campagna dell'Italia centrale, meridionale e insulare.
La letteratura verista ha quattro caratteristiche principali:
- regionalismo → avendo l’Italia da poco raggiunto l’unità (1861), la letteratura verista racconta e descrive le condizioni di vita delle regioni meridionali più arretrate, rispetto a quelle settentrionali più evolute;
- pessimismo → concezione pessimista della vita e della condizione dell’uomo, fondata sulla visione darwiniana secondo cui gli ultimi sono destinati a soccombere in una selezione naturale della razza;
- impersonalità → lo scrittore non compare mai nei suoi testi e cerca di descrivere la realtà in modo oggettivo, senza interpretarla né commentarla;
- linguaggio → viene utilizzato un linguaggio dialettale, semplice e diretto al pubblico perché i protagonisti delle opere sono le classi povere.

La dottrina del Verismo nacque nel centro culturale più vivace di quel periodo, cioè l'ambiente milanese, dove si sentivano maggiormente gli influssi della cultura europea. Da qui si diffuse a tutta l’Italia, soprattutto in Sicilia, grazie ai suoi due principali esponenti: Luigi Capuana e Giovanni Verga.

Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre 1840 in una benestante famiglia di proprietari terrieri e studia privatamente, ricevendo un’educazione letteraria principalmente di tipo romantico.
Dopo gli studi si dedica al giornalismo politico e scrive i primi romanzi a sfondo storico-patriottico → Amore e patria (1857) e I carbonari della montagna (1861).
Dal 1869 soggiorna a Firenze, allora capitale d’Italia e centro culturale → continua la sua attività di narratore, stringe amicizia con letterati e uomini di cultura, fra i quali Luigi Capuana (futuro teorizzatore del Verismo) e nel 1872 si trasferisce a Milano.
Negli anni fiorentini e milanesi scrive romanzi che rispondono al gusto romantico dell’epoca e che riscuotono successo presso il grande pubblico → Una peccatrice, Storia d’una capinera, Eva, Eros e Tigre reale (dal 1866 al 1875).
Dopo l’incontro con gli esponenti della “scapigliatura milanese” (movimento letterario di fine 1800) si manifesta in lui una certa avversione nei confronti della società borghese e un sempre maggiore interesse per la vita “vera” degli uomini di più umile condizione → abbandonati i personaggi aristocratici e borghesi e le loro passioni artificiose, scopre il mondo degli umili, dei diseredati e degli oppressi ed inizia a descrivere la misere vicende di questa povera umanità in modo “oggettivo”, lasciando cioè parlare le cose e i fatti stessi, senza interventi e commenti personali e adottando immagini, vocaboli e frasi adeguati alla realtà di quei nuovi personaggi.
Scrive così la novella Nedda (1874) → storia di una giovane donna siciliana, raccoglitrice di olive, che lavora duramente per vivere e vede morire di stenti e di fatiche la vecchia madre, l’uomo che ama e la bimba che questi le ha dato. Segna la conversione di Giovanni Verga ai temi del Verismo.
Negli anni successivi scrive le sue più importanti opere, tutte di impronta verista → le raccolte di novelle Vita dei campi (1880) e Novelle rusticane(1883) e la raccolta di romanzi Il Ciclo dei Vinti, che non fu però mai portato a termine.
Vita dei campi → ne fa parte la famosissima novella Rosso Malpelo (1878), perfetto esempio di racconto verista di cui è protagonista un ragazzo, vittima dello sfruttamento del lavoro minorile nelle miniere nella Sicilia dell’epoca.
Ciclo dei Vinti → secondo il progetto iniziale doveva raccogliere una serie di cinque romanzi in cui si proponeva di dimostrare che la vita è dramma e sofferenza per tutti, senza distinzione di grado sociale o di benessere economico. A causa di un eccesso di perfezionismo Giovanni Verga non riesce a realizzare l’intero progetto e scrive soltanto i primi due romanzi del ciclo ed un abbozzo del terzo:
- I Malavoglia (1881) → storia ambientata nelle campagne della Sicilia all’indomani dell’Unità, che ruota intorno ad un umile famiglia di pescatori immersa all’improvviso in un mondo di innovazioni a cui si devono adattare in fretta;
- Mastro don Gesualdo (1889) → storia di un manovale che riesce a migliorare le proprie condizioni economiche ma non quelle sociali e si trova, infine, privato degli affetti familiari;
- La duchessa di Ley, L’onorevole Scipioni, L’uomo di lusso → sono i tre romanzi mai scritti ed avrebbero dovuto raccontare le storie rispettivamente di una nobildonna, di un importante uomo politico e di un esponente dell’alta società.
Tutti i personaggi del Ciclo dei Vinti cercano di migliorare la propria vita mossi dall’ambizione o dall’avidità, ma terminano tristemente la propria esistenza “vinti” dalla vita stessa.

L'elemento caratterizzante di questa sua produzione letteraria verista è il cosiddetto pessimismo verghiano → rifacendosi alla teoria di Charles Darwin della selezione naturale Verga sostiene che la vita è una continua lotta per la sopravvivenza (darwinismo sociale), in cui i valori fondamentali del suo tempo, egoismo ed interesse economico, fanno in modo che pochi siano i vincitori e tanti i vinti ed in cui i vincitori di oggi saranno necessariamente i vinti di domani. Essendo inoltre la legge del più forte una legge naturale, Verga sostiene che non si possa sperare in nessun cambiamento → la natura dell'uomo è malvagia e nessuno la può cambiare perché così è stato nel passato,così è nel presente e così sarà nel futuro.

Nel 1893, Giovanni Verga fa ritorno in Sicilia e l’ultima fase della sua vita è caratterizzata dallo scambio epistolare con la contessa Dina di Sordevolo, conosciuta a Roma e amata per tutta la vita.
Muore a Catania nel 1922.
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