GIOVANNI VERGA

Verga nacque a Catania da una famiglia di agiati proprietari terrieri, compì i primi studi presso maestri privati come Abate, come afferma nel suo primo romanzo Amore e patria. La sua formazione viene influenzata non solo da testi classici ma anche da scrittori francesi moderni. Verga si rende conto che sta per divenire uno scrittore famoso quindi vuole essere più a contatto con la società letteraria italiana, perciò si trasferisce a Firenze, e poi a Milano dove entra a contatto con la Scapigliatura, così nascono i suoi tre romanzi: Eva, Eros, Tigre reale. Poi diciamo che si converte al Verismo con le opere Rosso Malpelo, Nedda, Vita dei campi, I Malavoglia..

ROMANZI PREVERISTI
• Una peccatrice: autobiografico, narra la storia di un intellettuale borghese siciliano che conquista il successo ma perde l’amore dell’amata e quindi si suicida.
• Storia di una capinera: narra la storia di un amore impossibile e di una monacazione forzata.

• Eva: narra la storia di un giovane pittore siciliano che si distacca dall’arte per l’amore di una ballerina, simbolo della corruzione della società che tende solo verso i piaceri.
• Eros: storia della corruzione di un giovane aristocratico.
• Tigre reale: storia di un giovane innamorato di questa donna, divoratrice di uomini.

LA SVOLTA VERISTA
• Rosso Malpelo: narra la storia di un garzone di miniera che vive in un ambiente povero, narrata con un linguaggio discreto, impersonale.
• Nedda: descrive la vita misera di una bracciante.
Non fu una vera e propria conversione al verismo, già prima trattava del vero, ma con strumenti inadatti, inoltre non vuole abbandonare gli ambienti d’alta società per quelli popolari. Alla base della sua poetica troviamo l’impersonalità; pubblicando la novella L’amante di Gramigna, Verga afferma che la rappresentazione artistica deve conferire al racconto l’impronta di una cosa realmente accaduta, egli deve riportare documenti reali, per questo lo scrittore deve eclissarsi, nel senso che non può commentare le azioni dei personaggi ecc. ma deve far sì che il lettore avrà l’impressione non di sentire un racconto di fatti ma di assistere realmente ai fatti. Perciò l’autore non deve descrivere i personaggi, ma il lettore deve scoprire le loro caratteristiche. La teoria dell’impersonalità per Verga non è assoluta, ma è un suo modo di fare poesia. La sua è una tecnica narrativa originale, nelle sue opere l’autore si eclissa, non è un narratore onnisciente, il punto dello scrittore non c’è, anche se non è propriamente un personaggio del racconto a narrare. Un esempio è l’inizio di Rosso Malpelo in cui c’è una visione superstiziosa della vita, non propria dell’autore colto che è Verga, per questo è come se a raccontare fosse uno dei minatori della cava in lui lavora Malpelo, di conseguenza anche il linguaggio è dimesso, con modi di dire, paragoni, imprecazioni..

L’ IDEOLOGIA VERGHIANA
Verga nella Prefazione ai vinti ci dice che la sua teoria dell’impersonalità deriva dal fatto che l’autore non ha il diritto di giudicare i fatti e per questo deve eclissarsi dall’opera, questo perché a causa del suo pessimismo vede la vita come lotta incessante per la sopravvivenza, un meccanismo crudele in cui il più forte schiaccia il più debole. Una realtà dominata da una legge di natura, universale e immutabile, per questo motivo non vede speranze nel futuro, quindi è inutile che lo scrittore proponga giudizi correttivi nei confronti della realtà, essi sono vani.
Un simile pessimismo che nega trasformazioni storiche della società è conservatore. Questo conservatorismo non implica un’accettazione acritica della realtà, anzi, al contrario gli permette di cogliere le sofferenze e le degradazioni umane, e le critica. Inoltre questo conservatorismo lo porta ad essere immune dai miti contemporanei della letteratura. Anche se il suo interesse è rivolto agli umili, alle classi popolari, egli non riserva per essi una pietà sentimentale. Tracce di una simile tematica umanitaria si possono trovare in Rosso Malpelo, che è la storia di un povero orfano maltrattato, nei Malavoglia che offrono un catalogo di tutte le disgrazie che possono accadere a un popolo paziente. Pur criticando il progresso moderno, non contrappone ad esso il mito del mondo rurale, concepito come un Paradiso di innocenti. Il pessimismo induce Verga a vedere anche il mondo rurale sorretto dalla legge naturale della lotta incessante di tutti contro tutti.

IL VERISMO DI VERGA E IL NATURALISMO ZOLIANO
Ci sono profonde differenze tra il verismo di Verga e il Naturalismo di Zola, in quanto in quest’ultimo la voce narrante esprime i punti di vista dell’autore, del borghese colto, come nel secondo capitolo di Germinal, la scena in cui i figli di un minatore fanno toeletta prima di recarsi al lavoro, ragazzi e ragazze insieme, qui paragona il loro pudore a dei cagnolini, dando un giudizio dal suo punto di vista, al contrario di Verga. Una eccezione è data dall’Assomoir dove Zola si propone di usare il gergo dei proletari parigini, in alcuni punti infatti anche la voce narrante si adegua alla mentalità dei personaggi, però questo procedimento non è totalizzante come lo è in Verga, poiché accanto al gergo popolare Zola utilizza momenti in cui il linguaggio è colto, ed è quello dell’autore. Dunque l’impersonalità di Verga è differente da quella di Zola, Zola la intende come distacco dello scienziato che si allontana dall’oggetto per osservarlo dall’esterno, mentre Verga vuole eclissarsi nell’oggetto.
Zola crede dunque che con la letteratura possa cambiare la realtà, questo perché egli è un borghese democratico, nato in una Francia in pieno sviluppo economico, mentre Verga nasce in una società del Sud Italia ancora molto arretrata, che non vede cambiare nulla, anzi, lo sviluppo capitalistico non fa altro che aumentare le disuguaglianze tra ricchi e poveri, per questo ritiene che la letteratura non può cambiare la realtà. Però comunque c’è una certa autonomia della loro produzione dalle loro ideologie.

VITA DEI CAMPI
Con la conversione al verismo aderisce a nuovi moduli narrativi, grazie anche all’influenza di Zola, soprattutto dell’Assommoir dove talora la voce narrante diviene l’interprete del coro dei personaggi popolari riproducendo la loro mentalità e i loro punti di vista, e questo influenza l’impersonalità di Verga. Anche l’influenza di Capuana che contribuisce a far conoscere i testi di Zola è molto importante. La nuova impostazione narrativa inaugurata con Rosso Malpelo, vi è anche nella raccolta Vita dei campi: Cavalleria rusticana, La lupa, Jeli il pastore, Fantasticheria, L’amante di Gramigna, Guerra di Sant, Pentolaccia. In cui però non manca un atteggiamento romantico dominato da passioni violente e primitive.

ROSSO MALPELO
Il racconto è importante nell’opera di Verga, infatti dà inizio alla fase verista. Già lo si vede dall’inizio, affermando che Malpelo ha il capelli rossi poiché è malizioso e cattivo, appare una visione della vita superstiziosa, che non è propria dell’autore, ma di un minatore che lavora nella cava con Malpelo. Dunque il narratore che racconta è interno al mondo rappresentato, scompare il narratore onnisciente, e per questo ciò che dice il protagonista non è attendibile, egli deforma la realtà, per esempio dopo la morte di Mastro Misciu, padre di Malpelo, quest’ultimo scava freneticamente per salvare il padre e ogni tanto si ferma ad ascoltare, nel caso sentisse la voce del padre, invece il narratore, in base a pregiudizi, afferma che egli si fermava per ascoltare qualcosa che gli sussurrava il suo diavolo. Il ragazzino, pur lavorando in una cava, e essendo maltrattato, conserva valori come la pietà, solidarietà, il narratore ignora i valori di Malpelo facendolo apparire in base ai suoi pregiudizi un malvagio, per questo vi è un processo di straniamento da parte del narratore. Lo straniamento appare rovesciato in quanto l’insensibilità ai valori appare agli occhi del lettore una cosa normale, da come la racconta il narratore. Non tutto il racconto è basato sulla deformazione della realtà del protagonista. Malpelo nella prima parte è visto solo dall’esterno, nella seconda parte invece emerge il suo cupo punto di vista. Qui prevale il pessimismo di Verga, in cui il più debole viene schiacciato dal più forte.

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