Giovanni Verga

Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre 1840 da una famiglia di proprietari terrieri di antica origine nobile e di tradizioni liberali.
Trascorre la giovinezza nella città natale , dove compie i suoi primi studi nella scuola del letterato romantico Antonino Abate, ispiratore di un convinto patriottismo e del gusto per i romanzi francesi d’appendice. Nel 1858 interruppe gli studi per seguire gli eventi legati all’impresa di Garibaldi (spedizione dei mille), aderendo alla Guardia Nazionale.
Nel 1865 decise di recarsi a Firenze, capitale del Regno d’Italia (1865-71) ambiente stimolante sia culturalmente sia per la vita mondana. Qui conosce Luigi Capuana, con il quale restò in stretti rapporti per tutta la sua vita.
Durante il soggiorno fiorentino scrisse il romanzo Una Peccatrice (1866), di ispirazione autobiografica, basato sul tema romantico dell’amore-passione.

Nel 1872 si trasferisce a Milano, la città italiana culturalmente più vivace dell’epoca, dove conobbe numerosi membri della Scapigliatura. Pubblicò tre romanzi di ambientazione borghese, Eva (1873)il quale tema dominante era quello dell’artista vittima sia dell’amore sia della società borghese corrotta; Tigre reale che narra di una storia d’amore tra un giovane ed una contessa, e Eros (1875).
Si impegna insieme a Luigi Capuana ad un intensa attività letteraria, contribuendo alla nascita del Verismo, a cui approdò dopo essersi accostato alla poetica naturalista con la novella Nedda (1874) e con Rosso Malpelo (1878).
Negli anni successivi al 1880 si dedicò al progetto di un ciclo narrativo composto da cinque romanzi, il ciclo dei Vinti, con l’intento di illustrare la lotta per la vita all’interno delle diverse classi sociali.
Nel 1893 tornò a vivere stabilmente a Catania, ma si aprì per lui un grave periodo di crisi creativa. In questo decennio la sua attività letteraria rallentò e non riuscì a terminare la stesura del ciclo dei Vinti.
Si orientò politicamente su posizioni reazionarie e si schierò sul fronte interventista alla vigilia della prima guerra mondiale. Nel 1920 fu nominato senatore e morì a Catania nel 1922.

L’attività letteraria di Verga può essere suddivisa in tre fasi. La prima, ispirata a temi patriottici e alla poetica del Romanticismo; la seconda comprende le opere caratterizzate dall’adesione al Verismo; la terza include le ultime raccolte di novelle.

LA fase preverista: le prime prove narrative sono improntate a temi di argomento storico-patriottico, ricordiamo I carbonari della montagna (1861), che tratta dei moti carbonari in Calabria durante il periodo napoleonico; Sulle lagune (1861), ispirato all’amore di un ufficiale con una giovane, nel periodo risorgimentale. Risalgono a questa fase anche

• Una peccatrice (1866) di ispirazione autobiografica basato sul tema romantico dell’amore-passione.
• Storia di una capinera (1870), un romanzo epistolare che racconta una vicenda realistica e il dramma di un amore impossibile;
• Eva, (1873)romanzo il quale tema dominante era quello dell’artista vittima sia dell’amore sia della società borghese corrotta;
• Tigre reale (1873) che narra di una storia d’amore tra un giovane siciliano ed una contessa russa;
• Eros, (1875) Il mondo elegante e raffinato è qui fatto oggetto di ironia, se ne denuncia la vacuità;
• Nedda (1874) in cui viene per la prima volta descritta la Sicilia contadina, povera e arretrata. L'opera segna il passaggio al "verismo", non è tuttavia un'opera completamente verista. Di verista c'è la concezione della vita, intrisa di amarezza e di fatalismo.
• Primavera e altri racconti (1876), raccolta ispirata a temi romantici e l’uso di argomenti “umili”, usando un linguaggio popolare.
La fase verista: è caratterizzata dall’adesione al Verismo. Si apre con il racconto di Rosso Malpelo, che mostra la condizione di sfruttamento dei ragazzi che lavoravano nelle cave di sabbia siciliane, incluso poi nella raccolta Vita dei Campi. Risalgono a questa fase:
• Vita da campi (1880) è una raccolta di novelle in sui spiccano figure legate alla vita contadina. Forte si fa l'aspirazione al vero, alla scientificità, alla oggettività, all’impersonalità di cui era stato maestro Flaubert.
• Il marito di Elena (1882), romanzo di argomento sentimentale ispirato a Madame Bovary di Flaubert.
• Novelle rusticane (1883) raccolta di novelle in cui è rappresentato il mondo contadino della campagna siciliana.
• Per le vie (1883) raccolta di novelle ambiente a Milano che hanno come protagonisti uomini corrotti, affascinati dal mito del denaro.
• Cavalleria rusticana (1184) è un adattamento teatrale della novella Vita da Campi;
• Vagabondaggio (1887) raccolta di novelle nate da abbozzi e spunti.
• I Malavoglia (1881) primo romanzo del ciclo dei Vinti in cui è narrata la storia di una famiglia siciliana di pescatori, Il romanzo racconta la storia di una famiglia di pescatori che vive e lavora ad Aci Trezza, un paese vicino Catania. La famiglia è nota e rispettata da tutti e poteva considerarsi economicamente agiata grazie ai ricavati della pesca con la barca chiamata la “Provvidenza”. La catena delle disgrazie inizia con l’acquisto a credito di un carico di lupini da trasportare in barca. Una tempesta fa affondare la nave. Tutti cominciano ad arrabattarsi per saldare il debito dei lupini affondati con la barca. I Malavoglia non riescono a saldare il debito e così viene tolta loro la casa di famiglia , detta la “Casa del nespolo”. A moltiplicare le fatiche arriva il colera che si porta via la Longa. Patron Ntoni resta così solo con Alessi e ‘Ntoni a sostenere i nipoti orfani del padre madre. N’toni ribellandosi alle condizioni dei vinti prende una cattiva strada che lo porta a cinque anni di prigione. Da ultimo resta così il figlio Alessi che, dopo essersi sposato, ricompra la Casa del Nespolo e tenta di ricostruire l’onore distrutto dei Malavoglia.
• Mastro don Gesualdo (1889), secondo romanzo del ciclo dei Vinti, che descrive l’ascesa economica e sociale di Gesualdo Motta, che si è costruito la sua ricchezza con le sue forti mani di lavoratore. Sposa Bianca Trao, discendente di una nobile famiglia decaduta e con questa progressione sociale aumenta il suo prestigi. La moglie e la figlia non lo amano ed egli morirà di cancro, a Palermo, in una solitudine dolorosa e tragica, nel palazzo del duca di Leyra, marito della figlia Isabella.
Risale a questo periodo il Ciclo dei Vinti, dove Verga intende realizzare un grande affresco che illustri la lotta per l vita che investe tutte le classi sociali. E’ composto da I Malavoglia e Mastro don Gesualdo, anche se inizialmente il progetto comprendeva cinque romanzi.
Malavoglia Vinti nella lotta per i bisogni materiali, è esaltata la “religione della famiglia.
Mastro don Gesualdo vinto nel desiderio di elevazione sociale, romanzo incentrato sul mito della “roba”.
La duchessa di Leyra vinta nella sua ambizione aristocratica
L’onorevole Scipioni vinto nella sua fama di prestigio politico
L’uomo di lusso vinto nel desiderio di raggiungere tutte le ambizioni e le vanità proprie dei protagonisti degli altri romanzi.

L’ultimo Verga: ricordiamo:
• I ricordi del capitano d’Arce (1891) storie di amori galanti e tradimenti;
• Don candeloro (1894), raccolta di novelle incentrate sull’ipocrisia e sul mondo del teatro.
• La lupa (1896), adattamento teatrale di Vita dei Campi
• Dal tuo al mio (1903) dramma sulla lotta dei lavoratori delle solfatare siciliane.

Le tecniche narrative

La necessità di attenersi ai canoni dell’impersonalità spinse Verga a rivoluzionare le tradizionali strategie narrative. Queste strategie sono quattro: l’eclissi dell’autore, la regressione, lo straniamento, il discorso indiretto libero.

• Il romanzo deve escludere ogni intervento diretto dell’autore, così che dal racconto possa emergere una visione oggettiva della realtà che dia al lettore l’impressione di essere presente nell’avvenimento e non di vederlo attraverso una “lente”. A raccontare i fatti sono gli stessi personaggi che esprimono secondo il loro punto di vista idee, sentimenti.
• Si ha un narratore interno che appartiene al mondo rappresentato. L’autore deve quindi assimilarsi al livello culturale della comunità del narratore mediante la regressione.
• Attraverso la tecnica dello straniamento viene evidenziato il divario tra la visione del mondo del narrator e quella dell’autore. Questo effetto è maggiore quanto più l’ambiente è lontano dalle condizioni di vita “moderna”.
• Discorso indiretto libero, in cui gli avvenimenti sono presentati direttamente dal punto di vista del personaggio. Elementi che ritroviamo sono l’assenza di verbi dichiarativi ( dire, pensare); l’assenza della congiunzione “che”; la presenza di punti interrogativi ed esclamativi e dei punti di sospensione oltre che all’uso della terza persona.

Nelle opere di Verga è possibile cogliere una precisa concezione dell’uomo e della storia, influenzate dalle maggiori correnti di pensiero quali:
• Il positivismo, secondo il quale l realtà può essere descritta solo con un approccio scientifico;
• Il materialismo, che assimila il comportamento umano a quello delle altre specie animali e ne individua i bisogni materiali primari
• il determinismo, basato sulla convinzione che l’uomo subisce l’influenza dell’ambiente circostante;
• L’evoluzionismo di Darwin, da cui riprende il concetto di “lotta per la vita” e di legge del più forte.

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