Vita

Giovanni Verga nasce nel 1840 a Catania, segue inizialmente studi privati e poi si iscrive alla facoltà di legge, che in realtà non frequenta regolarmente poiché già si manifesta il suo interesse per la letteratura e per i testi giornalistici. Dal 1865 G.V. intraprende numerosi viaggi che lo portano prima di tutto a Firenze, che in quegli anni è la capitale del Regno. A Firenze si reca una seconda volta nel 1869 per un soggiorno più lungo e proprio nella città conosce Luigi Capuana, critico presso il giornale “La Nazione” e pubblica “la peccatrice”, un romanzo autobiografico.
Nel 1872 si trasferisce a Milano, la vera capitale culturale del Regno; qui viene in contatto con gli ambienti della scapigliatura e conosce Emilio Treves, che diventerà poi suo editore.
Durante il soggiorno milanese pubblica diverse opere fra cui:
• Eva – 1872
• Nedda – 1874 , fu il primo ad Ambientazione siciliana
• Eros – 1875
• Tigre reale – 1875
Nel 1878 pubblica “Rosso Malpelo” che segna la svolta al verismo di G.V., dal 1880 incomincia a lavorare al ciclo di romanzi intitolato “Il ciclo dei vinti”, che ispira direttamente al ciclo dei “Rougon -Macquart” del naturalista francese Emile Zola. L’anno successivo, nel 1881, pubblica il primo fra questi romanzi ovvero “I malavoglia”. Nel 1883 pubblica le “Novelle rusticane”, nel 1889 “Mastro-don Gesualdo”, ovvero il secondo romanzo del ciclo e poi incomincia a dedicarsi alla scrittura del terzo romanzo ovvero “La duchessa di Leyra” che però rimase incompleto.
I periodi trascorsi a Milano furono intervallati anche da soggiorni in altre città fino al 1903, anno in cui G.V. ritorna definitivamente a Catania e lascia da parte la scrittura per interessarsi maggiormente alla politica, anche se non come fece in seguito Gabriele D’Annunzio. Nel 1898 scrive una lettera congratulandosi con il generale Bava Beccaris che nello stesso anno aveva placato una sommossa popolare milanese.
G.V. condivide le idee nazionaliste e interventiste e si schiera con coloro che vogliono l’ingresso dell’Italia nella 1° guerra mondiale. Muore il 27 gennaio 1922, nello stesso anno in cui Benito Mussolini organizza la Marcia su Roma e prende il potere.

Tecnica narrativa


Verga può essere considerato come il teorico del Verismo Italiano , secondo lui il centro della letteratura deve essere l’arte e non il valore sociale. Il verismo di Verga si basa sul “principio dell’impersonalità” che può essere riassunto in diversi punti:
• L’autore deve “eclissarsi” e questo è il punto fondamentale di tutta le opere veriste di Verga. L’autore assiste allo sviluppo della scena senza intervenire con commenti riguardo i personaggi, giudizi sul loro comportamento o spiegazioni morali, come generalmente faceva gli autori del romanticismo (es: Manzoni).
• La “regressione” è altrettanto importante ; il narratore non usa più il linguaggio artistico e intellettuale tipico della borghesia ma utilizza il linguaggio parlato dai personaggi stessa. Nelle opere vediamo perciò le strutture dialettale anche se il dialetto vero e proprio viene usato raramente da Verga e nel caso ci sia è sempre messo in corsivo.
• All’inizio le opere di Verga risultano per alcuni versi difficili perché il lettore si trova faccia a faccia con la storia senza spiegazioni del narratore che solitamente è un personaggio interno alla storia, ma anonimo. Tuttavia leggendo i romanzi si scoprono poi tutte le caratteristiche dei personaggi e i fatti.

Pessimismo verista


G.V. ha una visione profondamente pessimista della società. Per lui essa è dominata dalla “lotta per la vita” in cui i più forti riescono a sopravvivere mentre i più deboli vengono inevitabilmente oppressi. Di conseguenza se per lui l’uomo non ha nessun modo per riuscire a migliorare la sua condizione, il suo atteggiamento è critico anche nei confronti del progresso che in quell’epoca rappresentano delle false speranze, poiché non possono realmente risolvere tutti i problemi dell’uomo. Perciò nel suo pessimismo si nota l’influenza del decadentismo.

Poetica


La poetica di G.V. si può dividere in tre fasi diverse:
1. Fase: si tratta delle opere giovanili di Verga e sono essenzialmente opere storico-patriottiche:
• Amore e patria - 1856
• I carbonari della montagna – 1861/1862
• Sulle lagune – 1863
In alcune di queste opere, come in “Sulle lagune” si possono trovare ancora elementi di natura romantica, come gli intrighi passionali.
2. Fase: si tratta del periodo tardo-romantico:
• Una peccatrice – 1866 , è un romanzo autobiografico che narra di un giovane che, nonostante il successo, decide di suicidarsi a causa dell’assenza di amore nella sua vita.
• Eva – 1872
• Eros – 1875
• Tigre reale – 1875
Questi tre romanzi hanno al centro l’importanza dell’arte che denuncia la corruzione della società e difende i valori morali, inoltre descrivono gli ambienti aristocratici.

3. Fase: è la fase verista di G.V., è considerata la fase più importante, al centro dei romanzi troviamo la sicilianità:
• Nedda - 1874
• Vita dei campi – 1880
• Novelle rusticane – 1883
• Ciclo dei vinti
In questo periodo G.V. legge una recensione molto positiva di Luigi Capuana riguardo “Le Lassemoir”, un’opera scritta da Emile Zola, rimane colpito e decide di aderire al movimento verista.

Il ciclo dei Vinti


Il ciclo dei vinti è un ciclo di romanzi veristi che come temano hanno la sicilianità. Verga fu influenzato dal ciclo dei Rougon-Macquart scritto da Emile Zola e anche dall’inchiesta sulla Sicilia pubblicata nel 1877 da Franchetti e Sonnino, che analizza la questione meridionale mettendo in evidenza come il meridione fosse più arretrato del nord Italia e degli altri paesi europei. I vinti sono i perdetti, sconfitti dalla società e dalla storia.
Originariamente Verga voleva scrivere cinque romanzi, ma poi ne realizza solo tre, di cui l’ultimo è incompiuto:
1. I Malavoglia: è analizzata la classe sociale dei pescatori, la più umile della società; essi infatti rischiano la vita in mare ogni giorno e se non pescano non hanno nient’altro da mangiare.

2. Mastro- don Gesualdo: si parla della classe sociale degli arricchiti.

3. La duchessa di Leyra: descrive la nobiltà.

4. L’onorevole Scipione: politici (mai realizzato)

5. L’uomo di lusso: intellettuali (mai realizzato)

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