Concetti Chiave
- Verga inizia la sua carriera a Catania, passando dalla giurisprudenza alla letteratura, influenzato dalla cultura classica di Manzoni e dall'ambiente milanese.
- Il Verismo di Verga si distingue per la rappresentazione della realtà contadina del sud Italia, con un focus sul degrado sociale e una visione pessimistica della condizione umana.
- Nei suoi lavori, come nel "Ciclo dei Vinti", Verga analizza la difficoltà di scalata sociale dei suoi personaggi, evidenziando l'impossibilità di sfuggire al proprio destino.
- L'ideale dell'ostrica, presente nella sua prima fase, sottolinea l'importanza della famiglia e delle tradizioni per evitare la sconfitta personale.
- La narrazione di Verga evolve con l'ambientazione urbana, mostrando un progresso negativo che allontana i personaggi dai valori familiari e tradizionali, contribuendo alla loro solitudine e sconfitta.
Qual è l'inizio della carriera letteraria di Verga?
Verga nasce a Catania, studia all’inizio giurisprudenza ma poi si dedica alla letteratura. Si reca a Firenze e qui si avvicina alla cultura dallo stile classico che era tipico di Manzoni.
Influenze artistiche e incontri significativi
Verga quando fu a Milano venne a contatto con questi artisti. Conobbe un nuovo modo di vedere la realtà, stando a contatto con gli aspetti più trasgressivi di essa. E gli stessi aspetti preannunciano il Decadentismo. (Romanzi: Eva, Eros, Tigre reale). Ma questa è solo una fase di Verga, mentre gli incontri più importanti di Verga saranno quelli con Capuana e Zola e gli ideali del Naturalismo. E questi lo renderanno insieme a Capuana lo scrittore più importante del Verismo.
Il Verismo e la realtà del sud
All'inizio del verismo ha necessità di avvicinarsi alla realtà e scrive la novella Nedda. Il narratore qui manifesta apertamente un senso di pietà per il personaggio perché le muore il marito e pure la loro figlia e lei si vede come una peccatrice e termina la sua vita in sofferenza. Questo è l’espressione della realtà del sud, che rappresenta la realtà vicino al Realismo, ma è ancora lontano dall’impersonalità che caratterizza il Verismo.
Naturalismo e Verismo a confronto
Per il Naturalismo inoltre l’opera era un mezzo per migliorare la società, anche perché il Naturalismo francese è volto allo studio della società, dai borghesi al popolo e negli aspetti più ampi (dall’ambito della famiglia a quello del lavoro). Esso pone l’attenzione alle periferie e alle città che stanno profondamente cambiando dopo la rivoluzione industriale.
La denuncia sociale di Verga
A differenza, il Verismo, è anch’esso volto alla rappresentazione del reale, ma di un’altra realtà, quella del latifondo del sud. Parla di una realtà povera e arretrata, ma lo fa perché lui è figlio di proprietari terrieri e in sostanza è un contadino. Egli non vuole tanto esprimere la propria compassione per le genti povere, perché anche lui fa parte di quella parte della società in un certo senso, ma vuole denunciare il degrado.
Testimonianze storiche e visione pessimistica
Ovviamente tutto ciò è testimoniato storicamente da fatti ben precisi come l’inchiesta di Sonnino che spiegava bene la situazione a nord e quella a sud; la nascita delle industrie che ha portato benefici solo al nord, mentre il sud era sempre più povero.
Lui attraversa il periodo della storia italiana dai moti del 48 alla prima guerra mondiale, ma guarda la realtà sempre dal punto di vista di un contadino. Tanto che la sua visione sarà sempre più pessimistica.
Il Ciclo dei Vinti e la scalata sociale
La prima novella veramente Verista è Rosso Malpelo.
Voleva anche scrivere il CICLO DEI VINTI perché l’uomo per lui è un “vinto” ovvero non ha speranza che comprendeva I Malavoglia, Mastro don Gesualdo, la duchessa di Leyra, l’onorevole Scipione e L’uomo di lusso. Ne scrive solo due. Voleva scrivere questo ciclo partendo dalle classi umili (I Malavoglia erano una famiglia di pescatori), poi si passava al tentativo di provare l’arrampicata sociale che secondo Verga era impossibile (con Mastro don Gesualdo, che era un muratore che riesce ad arricchirsi. Sua figlia sposando un nobile senza soldi= era importante il titolo, la ricchezza ma non l’amore). L’onorevole Scipione è il segno della potenza politica. L’uomo di lusso è l’aristocratico con i tipici aspetti negativi.
Così facendo parte dal più semplice per arrivare al più complesso e analizza prima l’uomo rassegnato, poi quello povero che cerca di fare fortuna e infine l’aristocratico. Così facendo si avvicina anche al darwinismo sociale di Spencer.
Le fasi letterarie di Verga
Prima dei romanzi lui scrive una raccolta di novelle.
Vita dei campi precede i Malavoglia, Novelle Rusticane precede Mastro don Gesualdo. A queste due raccolte si aggiungono anche Per le vie, Vagabondaggio. E nelle novelle si vede il cambiamento di Verga.
Fantasticheria= viene teorizzata per la prima volta l’ideale dell’ostrica. In medias res.
L'ideale dell'ostrica e la famiglia
PRIMA FASE= In VITA DEI CAMPI emerge l’ideale dell’ostrica: l’unico modo per salvarsi dell’ostrica è quello di rimanere attaccata al suo scoglio, così come l’unico modo per salvarsi dell’uomo è quello di rimanere attaccati alla famiglia. Se la prima proverà a staccarsi dallo scoglio, i pesci più grandi la mangeranno, così se l’uomo proverà ad andare via dalla famiglia sarà perennemente vinto perché si sarà allontanato dalle sue tradizioni. Stare vicino alla famiglia all’inizio è un modo per Verga per non incorrere nella “sconfitta”. Infatti tutti coloro che nei Malavoglia si allontaneranno da Aci Trezza per andare in città o per cercare lavoro o per una vita migliore faranno una brutta fine. Il narratore qui interviene anche se indirettamente. È un narratore popolare, ovvero riferisce ciò che pensa la gente.
La religione della roba e la sconfitta
SECONDA FASE= Più in là all’uomo non basterà solo questo, perché sarà avvolto nel sistema della ROBA, cioè vuole solo accumulare ricchezze come in Mastro don Gesualdo. E questa roba favorisce a colmare il vuoto di non appartenere ad una classe sociale elevata. Infatti egli riconoscerà ed amerà i figli adottivi della moglie, sposata solo per far ricchezza e a non considerare i figli veri avuti dalla serva. Alla fine non sarà né Mastro perché volendo aspirare a tanto sarà ripudiato dagli altri esponenti del ceto piccolo-borghese. E non sarà mai “don” perché la scalata sociale non gli verrà mai consentita. E anche la figlia, cresciuta in un convento di lusso finirà per rinnegare il padre che appartiene ad una classe bassa. Quindi la religione della roba finirà per prevalere su ogni sentimento, e anche sulla famiglia e porta l’uomo alla sconfitta. A questa fase appartengono anche le NOVELLE RUSTICANE. Qui la visione della vita si incupisce e il narratore non interviene perché i personaggi sono lasciati soli. C’è solo il discorso diretto o l’indiretto libero, il monologo interiore quindi con focalizzazione interna.
La vita urbana e la politica di Verga
PER LE VIE parla della vita condotta tra le strade di Milano, in una città e non in campagna. Ma alla fine si vuole illustrare sempre l’aspetto morale e materiale soprattutto.
Per quanto riguarda la politica, lui è conservatore.
Linguaggio e progresso secondo Verga
Linguaggio= italiano misto a modi di dire, proverbi siciliani. Non usa il siciliano altrimenti risulterebbe incomprensibile.
Vede il progresso negativamente perché è un conservatore. L’unico modo per evitarlo è rimanere attaccato alla famiglia, ma ciò comporta arretratezza -> per questo sono vinti.
Straniamento e significato della Roba
L’autore ci presenta dei fatti così come li pensa la gente, che il lettore trova strani perché paradossali e prova un sentimento di ribellione per quello che viene detto= STRANIAMENTO.
Differenze tra Mastro Don Gesualdo e Mazzarò
La Roba è una novella che già da sé ha un significato, ma associata a Mastro Don Gesualdo notiamo molte analogie tra i due personaggi.
Ci sono però anche molte differenze: Mazzarò finalizza tutta la sua vita l’accumulazione della roba; Mastro Don Gesualdo comunque crea una famiglia, anche se l’attenzione si è spostata dalla famiglia alla roba.
Determinismo sociale e il ciclo dei vinti
Mastro don Gesualdo passa la maggior parte della sua vita ad accumulare e per questo pensa di fare una scalata sociale sposando Bianco Trao, una giovane donna che appartiene ad una famiglia nobile ma che era incinta di un uomo immorale. Lui la sposa adoperando un matrimonio riparatore e adotta sua figlia Isabella, che poi sarà mandata in collegio di nobili e lei ripudierà il suo patrigno perché appartiene ad una classe sociale inferiore. Lui ha dei figli avuti da una schiava che non riconosce.
Ad Isabella è stato dato in sposo un nobile decaduto, anche se lei era innamorata di un altro. Lei ha avuto lo stesso destino della madre= determinismo sociale.
Il marito di Isabella sarà il duca di Leyra. Mastro don Gesualdo era un piccolo borghese, cioè apparteneva ad una classe sociale più elevata rispetto ai Malavoglia. Si va dal più semplice al più complesso (seguendo Spencer), ma questo era nel disegno di Verga perché lui voleva realizzare il ciclo dei vinti che comprendeva tutte le classi sociali, dalla più umile alla più ricca.
Evoluzione del linguaggio e scenari
Classe sociale più elevata: cambia il linguaggio. Non è più il linguaggio dei pescatori, con forme dialettali e molto semplice. Il linguaggio è diverso perché implica il contatto con la città, in cui il tenore di vita è diverso.
Gli scenari si spostano dalla riva verso l’interno, non si parla più di mare. La vicenda si articola in tre luoghi diversi: due piccoli paesi ed una città per darci il senso del progresso che avanza.
Non ci sono più le superstizioni, le dicerie popolari, trattando una classe sociale più elevata, non c’è più il narratore popolare e il narratore prende le distanze diventando impersonale. La narrazione diventa più complessa perché tiene conto anche degli eventi storici.
Il tempo e la storia in Verga
Il tempo è molto ampio: vengono contemplati i moti del 20-21, ma anche quelli del 48.
La storia viene inserita perché è considerata realtà e deve essere integrata con la realtà dei fatti narrati da Verga.
La solitudine di Mastro Don Gesualdo
Mastro don Gesualdo è il personaggio di cui più spesso si adotta il punto di vista. È visto come un vinto, nonostante abbia passato la sua vita ad accumulare ricchezza. Alla fine morirà da solo perché sarà ripudiato sia dai servi che vivono nel palazzo che non lo riconoscono più come un piccolo borghese, sia dalla figlia, che essendo nobile, lo vede come un essere inferiore in quanto appartiene ad una classe sociale più bassa.
Il disprezzo da tutti e la solitudine caratterizzano il fatto che mastro don Gesualdo è un vinto.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza degli incontri di Verga con Capuana e Zola?
- Come si differenzia il Verismo dal Naturalismo?
- Qual è il significato dell'ideale dell'ostrica nella letteratura di Verga?
- In che modo Mastro Don Gesualdo rappresenta il tema della solitudine?
- Qual è la visione di Verga riguardo al progresso e alla vita urbana?
Questi incontri furono fondamentali per Verga, poiché lo avvicinarono agli ideali del Naturalismo, rendendolo uno dei principali esponenti del Verismo, come evidenziato nel testo.
Mentre il Naturalismo mira a migliorare la società attraverso l'analisi sociale, il Verismo si concentra sulla rappresentazione della realtà del sud Italia, denunciando il degrado sociale senza esprimere compassione, come descritto nel testo.
L'ideale dell'ostrica simboleggia la necessità di rimanere attaccati alla famiglia per evitare la sconfitta, come spiegato nella prima fase della sua opera, evidenziando l'importanza delle tradizioni.
Mastro Don Gesualdo, nonostante la sua ricchezza, vive una profonda solitudine, essendo ripudiato dalla sua famiglia e dai servi, incarnando così il concetto di "vinto" che permea l'opera di Verga.
Verga ha una visione negativa del progresso, associandolo a un allontanamento dalle tradizioni familiari e alla sconfitta, come si evince dalla sua rappresentazione della vita urbana e dalla sua posizione conservatrice.