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Giovanni Verga - Vita ed opere


Le città legate al Verga sono tre: Catania, Firenze e Milano
Il soggiorno a Catania
Catania è la sua città natale, dove egli nasce nel 1840. La sua famiglia possedeva diverse proprietà terriere ed era di origine nobile. Gli piaceva molto leggere, a 17 anni scrive il primo romanzo Amore e patria, che non è stato mai pubblicato; a 18 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, poi segue la vicenda di Garibaldi.
A 20 anni entra nella Guardia Nazionale il cui compito è quello di prevenire e contrastare eventuali sommosse contro lo stato italiano appena formatosi. Successivamente scrive altri due romanzi I carbonari della montagna e Sulle lagune; si tratta di due scritti in cui sono presenti temi sentimentali, storici e patriottici.
Il soggiorno a Firenze
A partire dal 1865, Verga soggiorna a Firenze che l’anno prima era diventata capitale d’Italia. Qui entra a contatto con un ambiente meno provinciale e conosce Luigi Capuana. A Firenze, pubblica Storia di una capinera (= descrizione dell’amore fra una donna, costretta a farsi suora, ma innamorata del promesso sposo della sorella) e Una peccatrice (= storia di un giovane scrittore che si sucida perché il suo amore non è corrisposto). Queste due opere ebbero un notevole successo.
Il soggiorno a Milano
Nel 1872, il Verga si trasferisce a Milano, capitale economica e culturale dell’Italia dove entra in contatto con il movimento letterario della Scapigliatura e scrive Tigre reale, Eros e Eva. Contemporaneamente, egli legge i grandi romanzi di Balzac, di Flaubert e di Zola e comincia ad interessarsi della poetica del Verismo. Nelle due opere Nedda e Padron ‘Ntoni (primo nucleo de I Malavoglia), l’ambiente descritto non è più quello borghese, ma quello della Sicilia contadina e arcaica ed i personaggi sono dei “vinti”, come nei grandi romanzi che seguiranno. Tuttavia manca ancora la tecnica dell’impersonalità.
Adesione al Verismo e il Ciclo dei vinti
Il vero interesse del Verga verso il Verismo si ha intorno agli anni ’80, a causa dello stretto legame con Luigi Capuana e della presenza della questione meridionale, cioè dell’arretratezza economica e sociale dell’Italia del sud. Infatti nel 1878, Verga progetta un ciclo di romanzi ambientati in Sicilia, chiamato “Ciclo dei vinti”, come aveva già fatto Zola con il ciclo dei Rougon-Macquart. Con queste opere, egli vuole descrivere la lotta per l’esistenza che interessa tutte le classi sociali e non solo i più umili e come l’esistenza dei protagonisti sia sempre caratterizzata dall’applicazione il principio di Darwin (lotta per la sopravvivenza e eliminazione dei più deboli).
Nello stesso anno, egli pubblica una novella, Rosso malpelo, in cui si ritroviamo tutti gli aspetti del verismo (regressione dello scrittore, impersonalità e uso del linguaggio popolare).
Il Ciclo dei vinti avrebbe dovuto comprendere 5 romanzi (I Malavoglia, Mastro don Gesualdo, La duchessa di Leyra, L’onorevole Scipioni, L’uomo di lusso,).
• Ne I Malavoglia, Verga rappresenta la lotta per la sopravvivenza perché i protagonisti, una famiglia di pescatori siciliani, hanno bisogno di soddisfare i loro bisogni materiali
• In Mastro don Gesualdo, viene rappresentato il desiderio del protagonista di occupare un posto importante nella società; da muratore arriva ad essere un ricco proprietario e un nobile, ma muore nella più totale solitudine.
• Ne La duchessa di Leyra (che non è altro che Isabella, la figlia di mastro don Gesualdo), lo scopo è di rappresentare le ambizioni della classe nobiliare
• Ne L’onorevole Scipioni, il tema è quello dell’ambizione in campo politico
• Ne L’uomo di lusso, il protagonista sviluppa la sua ambizione in campo artistico
In realtà, dei 5 romanzi, Verga egli ne porta a termine solo due, per le difficoltà incontrate dallo scrittore ad applicare la tecnica della regressione e del linguaggio popolare per descrivere classi sociali più elevate.
In questo periodo pubblica una raccolta di novelle, Vita dei campi, e il primo romanzo, I Malavoglia, del ciclo dei vinti. Si tratta della storia di una famiglia di pescatori siciliani che nel tentativo di migliorare le proprie condizioni economiche, vanno verso la totale distruzione. L’opera non ha molto successo e lo scrittore deluso, prima pubblica Il marito di Elena, in cui sono presenti caratteri sentimentali e vede come protagonisti dei personaggi appartenente alla borghesia; poi si reca a Parigi, dove incontra Zola e quindi a Londra con lo scopo di pubblicizzare i suoi romanzi.
L’anno dopo, Verga rientra a Milano, si interessa di nuovo alla poetica verista, scrivendo una raccolta di novelle, Novelle rusticane; adatta per il teatro una di queste novelle, Cavalleria rusticana, che ottiene un grande successo.
Nel 1889, dopo un periodo di difficoltà economiche, egli pubblica Mastro don Gesualdo: è la storia di un muratore siciliano che cerca in tutti i modi il successo nella vita sociale, sposando una nobildonna decaduta, ma tale successo è solo un fallimento perché egli muore completamente solo.
Nel 1893, Verga abbandona Milano e ritorna a Catania dove scrive soprattutto opere teatrali, fra cui l’adattamento della novella La lupa.
Le idee politiche
Nello stesso tempo, egli manifesta le sue idee politiche e si esprime a favore della repressione dei moti popolari attuata dal generale Bava Beccaris, dichiarandosi contrario alle idee socialiste che difendono i lavoratori siciliani nelle solfatare. Appoggia il partito nazionalista e sostiene la necessità dell’intervento dell’Italia nella Prima guerra mondiale
Gli ultimi anni
Trascorre gli ultimi anni della sua vita a Catania,sempre più solo, occupandosi della gestione dei propri beni, dove muore nel 1922.
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