PAK_ di PAK_
Ominide 45 punti

Verga

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia di agiati proprietari terrieri. In seguito si trasferisce prima a Firenze e poi a Milano. Qui a Milano viene in contatto con Luigi Capuana che gli fa conoscere le opere di Zola.
La sua produzione letteraria si divide in 2 parti:
-opere tardoromantiche: Tigre reale, Eva, Storia di una capinera
-opere veriste: divise in Novelle (Vita dei campi: Rosso Malpelo e Novelle rusticane) e Romanzi (Ciclo dei vinti:I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo).
Per Verga Dio non esiste e gli umili e i vinti sono soli nella disperazione.
Morirà nel Gennaio del 1922.

Vita dei campi

La raccolta “Vita dei campi”, pubblicata nel 1880, rappresenta l'inizio della stagione verista e si compone di 8 testi tra cui si trova Rosso Malpelo.

Rosso Malpelo

Il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1878 e in seguito venne raccolto in “Vita dei campi” nel 1880.
Malpelo, protagonista del romanzo Rosso Malpelo, era chiamato così perché i suoi capelli erano rossi, e secondo una tradizione popolare siciliana colui che li possedeva era malvagio e figlio del demonio. Malpelo lavorava in una miniera, insieme al padre Misciu per cui provava un fortissimo affetto. Il resto della famiglia lo disprezzava, infatti alla madre importava di lui solo quando alla fine della settimana portava a casa la sua misera paga. Le altre persone della miniera lo prendevano in giro, e per questo Malpelo si isolava. Un giorno Misciu fu obbligato ad accettare un lavoro pericoloso in cambio di una paga un po più alta rispetto al solito e, purtroppo, svolgendo il lavoro, morì sotterrato dalle macerie. Nel momento della morte di Misciu vi era presente anche Rosso Malpelo, che si era allontanato per riporre gli attrezzi e, quando arrivò sul luogo, iniziò a scavare e a chiedere aiuto ma fu l'unico che si preoccupò del padre perché tutti avevano capito che ormai non c'era più nulla da fare.
Dopo la morte del padre arrivò un altro ragazzo in miniera soprannominato Ranocchio, perché era gracilino e aveva subito un infortunio nel lavoro che svolgeva precedentemente. Tra il protagonista e Ranocchio nasce una strana amicizia. Infatti Malpelo lo picchiava, ma non lo faceva per procurargli dolore fisico ma per prepararlo alla vita. Quando a Ranocchio erano assegnati lavori troppo duri che non riusciva a finire Malpelo lo aiutava vantandosi del fatto che lui era abituato ad essere sfruttato.
Quando il sabato sera tornava a casa, la sorella lo obbligava a stare in casa perché aveva paura che se il suo fidanzato lo avesse visto l'avrebbe lasciata.
D’estate Malpelo guardando le stelle pensava alla sua vita e su quella degli altri e a come avrebbe preferito che fosse diversa e migliore.
Ci volle parecchio tempo prima di trovare Misciu. La madre di Malpelo rimpicciolì i suoi pantaloni e li diede a Malpelo insieme agli scarponi e agli attrezzi del padre che, nonostante fossero troppo pesanti o grandi per lui, non li vendette mai perché gli ricordavano l'affetto che il padre provava per lui.
Intanto le condizioni di salute di Ranocchio peggiorano e muore.
Malpelo è quindi restato solo perché sua mamma e sua sorella si sono trasferite a Cibali e quindi decide di accettare un lavoro pericoloso nella miniera perché sa che nessuno sentirebbe la sua mancanza. Entra in una galleria ma di lui non si hanno più notizie e non si trovano nemmeno le sue ossa.

Novelle Rusticane

Le “Novelle rusticane” vennero scritte fra il 1881 e il 1883. Sono 12 e l'ambiente è sempre quello della campagna siciliana ma si amplia lo scenario sociale, con la presenza di personaggi di ceti più elevati. Passa in secondo piano il tema della passione amorosa e domina quello delle leggi economiche che regolano le relazioni umane. Infatti la “roba” appare come l'unica ragione di vita.

Il ciclo dei vinti

“Il ciclo dei vinti” è un ciclo di romanzi che riprende il modello affermato da Zola nei Rougon-Macquart. Sceglie come oggetto della sua narrazione i “vinti”. Il primo romanzo è “I Malavoglia” e quelli successivi sono “Mastro Don Gesualdo”, “La Duchessa di Leyra”, “L'onorevole Scipioni” e “L'uomo di lusso”.

I Malavoglia

Il romanzo è stato scritto nel 1881.
In questo romanzo c'è l'ideale dell'ostrica. Ovvero che nel momento in cui un componente della famiglia se ne va, l'intera famiglia si disgrega. Come l'ostrica che quando si stacca dallo scoglio muore e si perde nel mare.

Mastro Don Gesualdo

“Mastro Don Gesualdo” è il secondo romanzo del “Ciclo dei vinti” e venne finito nel 1889. Racconta la storia di Gesualdo Motta che da semplice manovale è arrivato ad accumulare una grande fortuna. Quando il racconto ha inizio la sua ascesa sociale dovrebbe essere coronata dal matrimonio con Bianca Trao, discendente di una famiglia nobile che però è in rovina. Nei calcoli di Gesualdo il matrimonio può aprirgli le porte del mondo aristocratico, in realtà resta escluso dalla società nobiliare, che lo disprezza per le sue origini.
Anche la moglie non lo amo e lo respinge. Nasce una bambina, Isabella, che però è frutto di una relazione di Bianca con un cugino. Isabella, crescendo, respinge a sua volta il padre, vergognandosi delle sue umili origini.
Isabella si innamora di un cugino povero e decide di fuggire con lui. Per riparare questa situazione Gesualdo decide di darla in sposa al duca di Leyra.
Nel frattempo la salute di Gesualdo peggiora e viene accolto nel palazzo della figlia, ma viene relegato in disparte. La figlia non lo ama e Gesualdo trascorre i suoi ultimi giorni in solitudine e angosciato al vedere che sperperano tutte le sue ricchezze. Muore infine in atroci sofferenze, schernito dalla servitù.
Hai bisogno di aiuto in Giovanni Verga?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email