Pascoli celebra, sia dal punto di vista letterario che del suo vissuto, la realtà piccolo borghese e i suoi valori: si presenta come il borghese appagato della sua mediocrità, chiuso della sfera degli affetti familiari e nel suo lavoro. Parte della sua poesia ha la funzione pedagogica di proporre tale visione della vita, ossia la celebrazione del piccolo proprietario rurale: rientra in ciò l’invito ad accontentarsi del poco, a vivere in pace la propria condizione senza creare conflitti con gli altri ceti, in un clima di solidarietà e comunione. Rientra in ciò la predicazione umanitaria, la solidarietà come consolazione al male di vivere e ai dolori che nascono dalla condizione esistenziale stessa dell’uomo; da qui scaturiscono altri temi collaterali, piccoli mendicanti, orfani, madri che perdono i loro figli, lacrime e dolori.
La predicazione di Pascoli si avvale di vari miti, quali quello del fanciullino, la nostra parte ingenua e buona, che garantisce la fraternità degli uomini; il nido familiare protettivo, nel quale rifugiarsi dalle brutture della realtà esterna, al quale si ricollega il motivo del ritorno dei morti, la cui presenza è evidente dei versi pascoliani. Tale tragedia familiare però ha degli intenti comunque pedagogici e predicatori, in quanto vuole mettere in guardia sul male che alligna tra gli uomini, e mettere in evidenza la necessità del perdono e della concordia. Proprio per questi suoi intenti pedagogici della poesia, arriva ad assumere la funzione di poeta vate, pota della patria che, a differenza di d’Annunzio che offriva alle masse sogni di gloria e lusso, ribadiva la fede in alcuni valori fondamentali, quali la famiglia, l’accontentarsi de poco, la pietà, la fedeltà e la devozione. Proprio per il suo sentimentalismo conobbe una grande fortuna in ambito scolastico, poeta prediletto dalla scuola elementare per il linguaggio semplice, pargoleggiante, temi apparentemente tenui e situazioni infantili, e nella critica.

Il Pascoli però più autentico è quello decadente: in perenne ricerca del mistero che è al di là delle cose, che carica gli oggetti più semplici e comuni di significati allusivi e simbolici, che proietta le ossessioni più torbide della sua psiche nella poesia. E ancora, abbiamo il Pascoli che sta esprimere le sconfitte e le delusioni dell’uomo moderno, eh sa cogliere il fascino dell’irrazionale, che coglie la presenza della morte e trasfigura i reale. Sotto tali punti di vista, risulta essere il cantore più autentico dell’irrazionale, a differenza di d’Annunzio, la cui poesia era spesso soffocata dagli intenti politici e propagandistici, e dalla ricerca dell’artificio e della finzione. Il poeta fanciullino invece diviene cantore delle angosce e delle tensioni del tempo, che coglie gli aspetti inediti del reale e sa rappresentarlo in un nuovo modo.
I due Pascoli analizzati hanno una radice comune: la celebrazione dei valori elementari, la celebrazione del nido o della fraternità nascono comunque dalla necessità di esigere un baluardo contro le inquietudini della realtà contemporanea, quali concentrazione monopolistica, conflitti, il pericolo dell’istaurazione di regimi totalitari, verso cui il poeta prova orrore. Chiudersi nel nido, nella realtà piccolo borghese rappresenta un tentativo di esorcizzare quei mostri che tali aspetti della contemporaneità fanno riaffiorare.

Hai bisogno di aiuto in Giovanni Pascoli?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email