Concetti Chiave
- La Poetica di Pascoli è espressa principalmente nel saggio "La Poetica", dove riflette sulla sua visione personale della poesia e sull'origine della stessa.
- Il concetto del "fanciullino" rappresenta la capacità di ogni uomo di vedere il mondo con meraviglia, un elemento che si esprime solo attraverso il poeta.
- Pascoli definisce il poeta vate come colui che percepisce il senso profondo delle cose, in contrasto con D'Annunzio, che lo vede come un superuomo dominante.
- La poesia pura per Pascoli deve essere priva di scopi politici o morali, pur veicolando un messaggio sociale di bontà e solidarietà.
- Pascoli attribuisce dignità poetica a tutti gli aspetti della realtà, affrontando anche le esperienze più minute e frammentate, senza idealizzazione classicista.
Indice
La Poetica di Pascoli
Testo pubblicato nella rivista “Il Marzocco “ nel 1897 per la prima volta e poi ripubblicato successivamente. E’ il testo principale in cui Pascoli esprime al meglio la sua poetica. L’approccio di Pascoli raramente è speculativo e anche in questo caso svolge delle riflessioni che sono quasi esclusivamente personali, però descrive qual è l’origine della sua poesia.
Il Fanciullino e la Poesia
Parte dalla riflessione per la quale in ogni uomo vi è un fanciullino che è in grado di guardare tutto come fosse per la prima volta, quindi con grande stupore e grande meraviglia , è una sorta di nuovo Adamo che guarda il mondo per la prima volta e dà il nome alle cose , ed è in grado davvero di entrare in rapporto con esse perché “sa scoprire ed individuare il sorriso e la lacrima” ( così come dice Pascoli) che vi sono in ogni cosa, quindi l’aspetto tragico e l’aspetto leggero che c’è in ogni situazione della realtà . Il fanciullino è in ogni uomo , però riesce ad esprimersi solo attraverso il poeta che è l’unico in grado non solo di ascoltarlo ma anche di dargli una voce. Evidente quindi che con questa immagine del fanciullino Pascoli vuole esprime una forza originaria e primigenia che è all’interno di tutti ma che parla attraverso il poeta ,con la quale si può entrare in contatto autentico con le cose e si può promuovere la bontà e la solidarietà tra tutti gli uomini. Questa forza originaria riesce anche ad esprimere l’amore che però in Pascoli non è mai concepito in termini passionali o sensuali ma si esprime in una sorta di fratellanza affettuosa quasi infantile tra le persone. Quindi questa visione della poesia implica una conoscenza a-logica della realtà, lo stesso Pascoli dirà che il poeta può arrivare negli “abissi della verità” però attraverso mezzi che non sono razionali, cioè con la capacità intuitiva di percepire le corrispondenze che si trovano al di là delle cose e quindi svelare il loro senso misterioso.
Il Poeta Vate di Pascoli
È evidente che anche Pascoli assegna una posizione speciale al poeta, una sorta di privilegio, ne fa un poeta vate, però in modo totalmente diverso da D’Annunzio, perché il poeta vate di D’Annunzio è un poeta super uomo che vuole dominare la realtà e la massa popolare che è quasi sempre assolutamente volgare ed ignorante; invece il poeta vate di Pascoli è un poeta che ha la capacita di vedere ciò che gli altri non vedono e quindi di percepire anche solo con un intuizione momentanea il senso profondo delle cose e quindi il loro mistero. In questo modo si spiega anche l’amore che Pascoli ha per la poesia classica, perché è evidente che la poesia dei classici rappresenta l’infanzia dell’umanità e quindi in quella poesia la voce del fanciullino si esprimeva in maniera più pura e autentica, in questo c’è anche un forte ricordo del primitivismo classico di Leopardi e l’esempio che porta Pascoli è proprio quello di Omero , il poeta per eccellenza, per di più cieco, che riesce però ad indicare agli altri la strada giusta, e questo poeta fanciullino evidentemente è ispiratore di alti valori umani e civili, perfino dall’amor di patria.
Poesia Pura e Messaggio Sociale
Pascoli auspica a una poesia senza aggettivi, ad una poesia pura ( per utilizzare un termine tipicamente decadente), vale a dire una poesia che non abbia altri scopi se non quelli estetici, quelli artistici, quindi che non abbia scopi di indottrinamento politico oppure di ammaestramento morale, Virgilio in questo senso ne è il modello inarrivabile, perché “che canta per cantare” dice Pascoli, quindi scrive senza nessun altro scopo che non sia quello di fare poesia, però paradossalmente proprio per questo esprime meglio di altri ( che se ne prefiggevano invece lo scopo) qual è il senso della vita e quali sono i valori umani e civili più alti possibili; infatti questo è il paradosso a cui Pascoli arriva, per quanto pura la poesia di Pascoli contiene comunque un messaggio sociale , che è un messaggio di bontà, di fratellanza e di socievolezza che nasce dall’alto valore poetico e non dall’intenzione di indottrinare , quindi la poesia riesce ad addormentare l’odio e la violenza e a risvegliare invece i valori di solidarietà . È innegabile che questo discorso suoni piuttosto stucchevole, e in effetti questa è anche la ragione del successo scolastico per tanti anni di certa poesia di Pascoli; sarebbe però ingiusto limitare l’ispirazione del poeta solo a questo aspetto, perché il valore va ben al di là di quello che egli stesso dichiara in questo saggio.
Memoria e Dolore nella Poesia
Per Pascoli la poesia nasce da un bisogno esistenziale di memoria, per usare le parole di Pascoli la poesia è ”far rivivere ciò che non c’è più”, infatti dice spesso che la poesia per lui è lingua morta, non nel senso che non abbia più niente da dire ma nel senso invece che dà voce a chi una voce non ce l’ha più o a ciò che non esiste più, quindi o al passato o agli affetti che la morte e il tempo hanno portato via. E’ quindi evidente che la poesia per Pascoli nasce da un fondo di dolore e sofferenza profondissimi che sono in parte sicuramente individuali, quindi affondano le radici in quello che è il suo vissuto personale, però in parte sono anche sociali perché è evidente che questo tipo di poesia, quella che si genera dall’ispirazione del fanciullino, implica un’evasione rispetto al presente, che è popolato di odio e di violenza e un ritorno verso un passato, verso il mondo dell’infanzia ma in certe circostanze addirittura prenatale ciò precedente addirittura alla nascita. C’è quindi un desiderio fortissimo di ricercare una dimensione autentica quasi edenica.
La Realtà nella Poesia di Pascoli
L’ultimo aspetto da analizzare per comprendere al meglio la sua poetica e quella del fanciullino , è quello messo in luce da Contini , il grande linguista, che ha parlato della capacità di Pascoli di dare diritto di cittadinanza ad ogni elemento della realtà; questo significa che la poesia di Pascoli supera l’approccio tipicamente classicista della selezione e dell’idealizzazione della realtà che ha portato per secoli ad escludere grandi fette dell’esistenza dalla dignità poetica. Pascoli rappresenta tutti gli aspetti della realtà , anche quelli più minuti, senza escludere ovviamente quelli epici o tragici a cui si dedica prevalentemente all’inizio del 900 quando vuole vestire i panni del “poeta officiale”; è come se proponesse una sorta di coesistenza di ogni aspetto della realtà, fermo restando che un quadro organico e compatto che le contenga tutti non esiste più e quindi l’universo che ci viene restituito dalla poesia di Pascoli è decisamente frammentato e quasi senza un punto di riferimento.
Domande da interrogazione
- Qual è il concetto centrale del "fanciullino" nella poetica di Pascoli?
- In che modo Pascoli differenzia il suo concetto di poeta vate da quello di D’Annunzio?
- Qual è la visione di Pascoli riguardo alla poesia pura?
- Come si collega il tema della memoria e del dolore alla poesia di Pascoli?
- In che modo Pascoli rappresenta la realtà nella sua poesia?
Il "fanciullino" rappresenta in ogni uomo la capacità di vedere il mondo con stupore e meraviglia, come un nuovo Adamo. Solo il poeta può dare voce a questa forza originaria, permettendo un contatto autentico con la realtà e promuovendo valori di bontà e solidarietà.
Pascoli vede il poeta vate come colui che percepisce il mistero delle cose, a differenza del super uomo di D’Annunzio, che cerca di dominare la realtà. Il poeta di Pascoli ha una visione più umile e profonda, capace di cogliere l’essenza della vita.
Pascoli auspica una poesia priva di aggettivi e scopi politici, simile a quella di Virgilio, che esprime valori umani e civili attraverso la bellezza artistica. Paradossalmente, questa poesia pura veicola un messaggio sociale di bontà e solidarietà.
La poesia per Pascoli nasce da un'esigenza di memoria, dando voce a ciò che non esiste più. Essa riflette un profondo dolore personale e sociale, cercando un'evasione verso un passato ideale e autentico, quasi edenico.
Pascoli dà dignità poetica a ogni aspetto della realtà, superando l'idealizzazione classica. La sua poesia abbraccia anche gli elementi più minuti e frammentati dell'esistenza, creando un universo poetico complesso e senza un punto di riferimento chiaro.