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La poetica del fanciullino

Per Pascoli, la vera poesia riesce a dare voce alle sensazioni e alle emozioni del “fanciullo”, che vive nell’animo di ogni persona e guarda e interpreta la realtà con l’entusiasmo, lo stupore, la sincerità. Come si legge in un verso teorico intitolato “Il fanciullino”, Il fanciullino è capace di cogliere “cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione” e di parlare “alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole e alle stelle”. La poesia appare dunque agli occhi dell’autore romagnolo una forma di espressione pura, in grado di penetrare negli abissi del mistero, di scorgere il volto autentico del reale, però il fanciullino nel suo candore infantile può infondere nel cuore degli uomini bontà e altruismo.
La realizzazione della fanciullezza avviene da una genesi psicologica. Per lui che è un latinista la celebrazione della fanciullezza ha una ripresa letteraria soprattutto antica come in Leopardi che fa un discorso universale parlando dei popoli antichi come popoli fanciulli, qui invece in Pascoli abbiamo un discorso individualizzato al singolo. In Italia c’è una forte tradizione di impronta classicista quindi gli ideali ripresi da Pascoli sono quelli di: Leopardi, Vico e soprattutto Virgilio rappresentante dell’età classica in cui era stata formata l’idea di un’età dell’oro. Un età dell’oro dove la natura “produceva tutto ciò che per l’uomo era necessario”. La fanciullezza la definisce quindi come il “luogo” dove l’uomo entra in contatto con la natura la quale produceva tutto ciò che per l’uomo era necessario. Questa idea è si vicina in Leopardi ma appartiene anche alla tradizione filosofico - letteraria, quindi abbiamo una genesi psicologica e una genesi filosofico letteraria. Questo è anche il motivo per cui la critica ha parlato per Pascoli di un ritorno con lui allo spirito di Virgilio. Pascoli Virgiliano si distingue in Pascoli Bucolico e Pascoli Georgico. Le Bucoliche e le Georgiche erano le opere di Virgilio. Le Bucoliche non sono altro che gli idilli, dove si delinea la figura del pastore stilizzato invece nelle Georgiche si parla del contadino.

Pascoli si rivolge ad una lingua morta: il latino, imprimendo la sua sensibilità, lo riprende riappropriandosi dei moduli espressivi per poter parlare sella sensibilità moderna. Nelle georgiche e bucoliche abbiamo questo tema del rifugio nella natura, è come se Pascoli procedesse per cerchi concentrici, secondo n nido che ripropone a Castelvecchio, poi ci sono gli ambienti protettivi dove riesce ad integrarsi. Il nido non è altro che il luogo del “noto” in antitesi con l’ignoro, posto dell’infanzia, appartenente al gruppo dei luoghi che vengono recuperati con la memoria e ricordano i luoghi dell’infanzia. Essi sono luoghi naturali dove Pascoli scappa dalla città, dalla massa, dal “grigio diluvio democratico”. L’industrializzazione fa paura. Oltre al nido c’è il mondo naturale dove Pascoli si muove, il mondo della macchia mediterranea, troviamo qui una vegetazione che Pascoli parla con una precisione da botanico e agronomo. L’attenzione alla vegetazione, nel percorso di Pascoli è il mondo del noto determinato con una precisione settoriale, registro linguistico specialistico, settoriale, si determina con una precisione personale. Il cerchio più ampio è quello della patria.


Nella poetica pascoliana del fanciullo si scoprono legami forti e significativi con le correnti decadentiste e simboliste. Essa è, infatti una poetica decadente, in quanto interpreta la poesia come atto mistico,intuitivo e irrazionale; ed è una poetica simbolista, dal momento che assume il dato reale non in quanto tale ma nelle sue valenze nascoste e misteriose. Alla visione pascoliana, è del tutto estraneo il carattere elitario di alcuni atteggiamenti decadenti, come l’Estetismo, che considera il poeta un essere superiore ed eccezionale. L’avvicinamento di Pascoli agli orizzonti della letteratura europea decadente avviene secondo linee personali e spontanee. L’autore rimane sostanzialmente legato a una formazione classicista: per Pascoli, infatti, la poesia permette di recuperare l’essenza delle cose, le immagini perdute, i ricordi, le sensazioni dell’infanzia. In gran parte della sua produzione il poeta si abbandona alla contemplazione della natura, dei suoi colori, dei suoi suoni, dei suoi paesaggi, in cui sembrano rivivere l’eco del passato, la presenza delle persone care perdute. La natura si propone come un universo dolce e confortante, in cui rifugiarsi e difendersi dalla malvagità degli uomini e dalle ingiustizie della società.

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