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Giovanni Pascoli – poetica: il fanciullino e la poesia pura delle piccole cose


Giovanni Pascoli è un poeta nascosto e schivo, inquieto e tormentato, che è interprete della sensibilità decadente, a cavallo tra tradizione e innovazione.
Nato a San Mauro di Romagna nel 1855, in una famiglia della piccola borghesia rurale, Pascoli subisce da giovanissimo il trauma della perdita del padre, ucciso da ignoti. Questo episodio lo segnerà sia soggettivamente sia poeticamente, influenzando in modo determinante le tematiche da lui affrontate. Il senso di ingiustizia, lo sgretolamento familiare sono infatti tematiche fondamentali nella sua produzione poetica.
Secondo Giovanni Pascoli, la poesia si deve concentrare sulle piccole cose quotidiane.
Nel saggio “Il fanciullino”, Giovanni Pascoli esprime la sua concezione poetica ed ideologica, secondo la quale dentro ognuno di noi sopravvive un fanciullo che con un modo di pensare alogico e non convenzionale permette di comprendere i segreti e i misteri nascosti negli oggetti della realtà. il fanciullino scopre gli elementi del mondo naturale grazie allo stupore.
Inoltre, Giovanni Pascoli elogia il concetto di poesia pura: secondo tale concezione, la poesia non deve porsi delle finalità estrinseche o pratiche, ma deve solo nascere dal desiderio di apprezzare ciò che ci circonda, guardando ogni cosa con gli occhi del fanciullino interiore, ovvero con stupore e disinteressata meraviglia.

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