Ominide 4553 punti

Giovanni Pascoli: i Poemetti


La raccolta successiva a Myricae è costituita dai poemetti, divisi in primi e nuovi poemetti. In questi componimenti, definiti “epos rustico”, l’autore narra la storia di una famiglia di contadini della Garfagnana, che ha un ciclo di vita parallelo a quello delle quattro stagioni.

Poemi conviviali


Ai poemetti seguono altre opere, tra le quali le più note sono i poemi conviviali, così intitolati perché i primi di questi poemetti vennero pubblicati su una rivista chiamata “il Convito”. Nei componimenti che costituiscono la raccolta il poeta ripropone le leggende e le figure del mondo classico greco e latino.
Inoltre, i poemi conviviali realizzano un tipo di poesia colta, elevata, raffinata e di gusto parnassiano, che si distacca notevolmente dai postulati della poetica del fanciullino.

Canti di CastelVecchio


Una delle più note raccolte poetiche di Pascoli è “Canti di Castelvecchio”, per la cui produzione l’autore, come nel caso di Myricae, trae spunto dai primi versi della quarta bucolica di Virgilio: “Sicelides Musae, paulo maiora canamus! Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae”. Pascoli esplora e approfondisce in chiave autobiografica la tematica naturalistica: egli descrive l’umile vita campagnola e l’ineccepibile bellezza del mondo naturale.
In questa raccolta ritornano alcuni motivi ricorrenti nella poesia pascoliana quali l’angoscia esistenziale, il dolore, il piangersi addosso e l’angoscia dell’eros da cui deriva il voyeurismo che emerge ad esempio in “gelsomino Notturno” in cui il poeta si limita ad osservare dall’esterno la vita matrimoniale che egli non sarà mai in grado di costruire (Pascoli è stato addirittura definito da alcuni critici “voyeurista” anche nei confronti della vita poiché egli la osserva e ne descrive le immagini senza prenderne in un tal senso parte. Egli non è mai riuscito infatti a superare la tragedia familiare e, di conseguenza, a distaccarsi dal nido, che considera unica fonte di sicurezza e protezione).
I canti di Castel Vecchio sono considerati da molti il capolavoro pascoliano. I componimenti compresi nella raccolta sono ambientati a Castelvecchio, nelle vicinanze di San Mauro di Romagna, luogo di nascita del poeta. Nella prefazione Pascoli definì questi canti “Myricae autunnali” con allusione alla declinante stagione del suo vivere. Come già in Myricae i temi sono l’amore per la vita di campagna e per le cose umili e la contemplazione della semplice vita agreste. In questa raccolta si accentua la visione simbolista e le cose diventano quasi un rifugio davanti al mistero, al tutto e alla morte, presenza continua e rimarcata. I due temi fondamentali di questa raccolta di poesia sono quello della memoria della giovinezza (la rimembranza leopardiana) e il dilatarsi del senso del mistero in chiave cosmica.
Hai bisogno di aiuto in Giovanni Pascoli?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email