Myricae

Questa raccolta è dedicata al padre e sono brevi avvenimenti campagnoli legati all’impressionismo artistico. Sono brevi e richiamano i piccoli idilliPer Pascoli le opere sono raccolte in cui convergono i risultati delle proprie tendenze e tre sono le linee essenziali della sua ricerca poetica: le liriche agresti in Myricae e poi nei Canti, le costruzioni distese nei Poemetti e le ampie strutture classiciste nei Poemi conviviali. La prima edizione del 1891 comprende 22 componimenti, quella del 1892 72 componimenti, 1894 116 componimenti, 1897 152 componimenti e 1900 156 componimenti suddivisi in 15 sezioni. Il titolo è tratto da un verso delle Bucoliche di Virgilio, Myricae vuol dire “tamerici”, umili arbusti diffusi sulle spiagge, così da indicare che sono vicini alla terra. I testi costituiscono il diario di una giornata in campagna. Dal punto di vista stilistico vi è un’accurata descrizione, richiamo all’impressionismo, la lingua è duttile, di profonda sensibilità sonora, è un intreccio tra la lingua reale e la lingua pre-grammaticale, infantile, una lingua capace di suscitare qualcosa, ricca di allitterazione ed onomatopea(riproduzione di suoni, o ricreare attraverso neologismi i suoni della natura). Frequente è anche la paratassi, costruzione di un periodo caratterizzato dall’accostamento di frasi dello stesso ordine. Il nucleo centrale è il passaggio dall’alba della vita al tramonto della morte. La natura è vista come un nido materno, mentre l’uomo è malvagio ed è anche capace di attribuire la sua malvagità alla natura (critica a Leopardi e a Il sabato del villaggio). Questo pensiero è presente in Il giorno dei morti dove i protagonisti sono i defunti parenti di Pascoli che nel cimitero hanno ricostruito il nido, infatti, la natura è importante per Pascoli perché crea un legame tra vivi e morti. Tratterà spesso della morte del padre e della distruzione del nido familiare. Presente è la vista del fanciullino, intuitiva, e il simbolismo con i paesaggi naturali o ritratti che nascondono dei significati. Tecnica è il correlativo oggettivo dare una rappresentazione di un oggetto per dimostrare la sofferenze dell’animo umano, oggetto come sentimento.

Canti di Castelvecchio

Composti nel 1903 nello stesso anno di Alcyone di D’Annunzio, rappresenta una raccolta che inaugura il Novecento in Italia. È l’opera che continua Myricae, ma rappresenta anche una maturazione del pensiero pascoliano. I temi sono sempre gli stessi: la natura, le stagioni, ciclo vita e morte. L’autunno è la stagione con cui definisce le myricae in quanto simbolo di morte. L’opera è dedicata alla madre e immagina dialoghi con lei, però questa continua presenza della morte porta l’opera a diventare patetica che annoia il pubblico. La percezione della vita con gli occhi del fanciullino si fa più acuta, ogni elemento della realtà allude ad un mondo segreto, fatto di desideri e timori. Questo approfondimento è dovuto anche a varie letture come un manuale di psicologia e opere fantastiche. Sul piano metrico utilizza strutture più ampie. Sul piano linguistico alterna un registro alto ad uno basso, un lessico aulico a quello pre-grammaticale. Inserisce anche un glossario esplicativo per il lessico tecnico e gergale.

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